Jane Langton.
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Il ladro di Venezia.
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Titolo originale: The thief of Venice. 1999.
Traduzione di: Francesca Bandel Dragone.
2004. Edizioni Sylvestre Bonnard, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Hitchckock ne avrebbe sicuramente tratto un film. Gli ingredienti ci sono tutti: una citt dalla magia seducente; un congresso internazionale sui libri antichi; un ladro. E il delitto. Homer Kelly  ben noto al pubblico americano: per quattordici volte ha indossato i panni dell'eroe in altrettanti gialli che lo hanno visto risolvere enigmi in compagnia della moglie Mary, in alcuni dei luoghi pi affascinanti del mondo. E come poteva mancare, tra questi luoghi, la citt pi magica e irreale che mano dell'uomo abbia edificato, Venezia?
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L'autrice.
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Jane Gillson Langoton (Boston, 30 dicembre 1922  Lincoln, 22 dicembre 2018)  stata una scrittrice e illustratrice statunitense specializzata in letteratura per ragazzi e gialla. Esordisce nel 1961 con il romanzo The Majesty of Grace e l'anno successivo con The Diamond in the Window inaugura la fortunata serie young adult della Famiglia Hall. Nel 1964 con The Transcendental Murder crea il personaggio del professore-investigatore di Harvard Homer Kelly professore universitario che, insieme alla moglie Mary, viene spesso coinvolto in curiose avventure l dove lo chiamano, un po' in tutto il mondo, i suoi impegni di accademico e che torner in numerose opere dell'autrice.
A coronamento della sua longeva e prolifica carriera le viene conferito nel 2018 dalla Mystery Writers of America il Grand Master Award.
Muore il 22 dicembre 2018 a Lincoln, nel Massachusetts, pochi giorni prima del suo 96esimo compleanno in seguito all'aggravarsi di problemi respiratori.
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Il ladro di Venezia.
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CAPITOLO 1.
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Molti racconti iniziano con un funerale e finiscono con un matrimonio.
Questo comincia con tante cose contemporaneamente: un furto, una proposta di matrimonio e un omicidio.
Le alunne sciamavano fuori dalla Scuola di Nostra Signora della Consolazione. Formavano gruppi e gruppetti e si allontanavano in fretta, chiacchierando e ridendo. L'ultima a uscire fu una bimbetta grassottella, che indugi fino a quando tutte le altre non si furono allontanate per dirigersi poi verso casa, da sola. Ursula! Suor Maddalena la chiam, ferma sulla soglia.
La bambina si gir, con il volto privo d'espressione.
Suor Maddalena era corrucciata. Ursula, hai preso dei soldi dalla mia cassetta? Fammi vedere lo zainetto.
Senza dir parola, la bimba si liber dalle cinghie dello zaino e lo porse a Suor Maddalena.
Ehm, bofonchi la suora, frugando nello zainetto. Mi spiace accusarti, Ursula, ma ricordi che ti ho gi sorpresa una volta a rubare.
Ursula s'ingobb per infilarsi nuovamente lo zaino e attravers il cortile della scuola senza parlare.
Il negozio era sulla strada di casa. Ursula tir fuori le monete dalla tasca dell'uniforme della scuola e le deposit sul banco, plink, plink, indicando quella che voleva.
L'uomo al di l del bancone guard le monete. La bambina sapeva certo che non erano sufficienti, ne aveva gi comprate tante prima. Be', le faremo bastare. Questa  un po' scheggiata.
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CAPITOLO 2.
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La dottoressa Lucia Costanza, sbarcata alla fermata San
Marco del vaporetto, percorse il Molo schivando stuoli di
turisti e stormi di piccioni. Dopo aver girato a sinistra nella
Piazzetta, pass oltre Palazzo Ducale e la facciata occidentale
della basilica, senza nemmeno guardare le fantasiose
cupole e i pinnacoli dorati. Lev invece lo sguardo
verso la Torre dell'Orologio, dove il leone alato di San
Marco mostrava il suo famoso libro con l'angelica benedizione,
PAX TIBI MARCE, EVANGELISTA MEUS. In cima
alla torre scorse chiaramente i due campanari di bronzo,
le cui parti intime non erano nascoste affatto dalle metalliche pelli d'orso.
Il grande orologio le rivel che era in ritardo nella sua
prima mattina come neo designata alla Procuratoria di San
Marco. Affrettando il passo svolt nella Piazzetta dei Leoncini,
super rapida il fianco nord della basilica, si precipit
nel Palazzo Patriarcale, attravers frettolosa la Corte de la
Canonica salutando con un cenno del capo lo sconosciuto
che bighellonava ai piedi delle scale e si fiond su verso
il nuovo ufficio.
Era un ufficio magnifico, e Lucia era ansiosa di meritarselo.
Chiusa la porta, si avvicin subito alle finestre per godersi
la privilegiata vista del Cortile del Santo Uffizio, tra la
chiesetta di San Teodoro e la sacrestia capitolare: di sguincio
il cotto esterno delle absidi, il grosso sprone di rafforzamento
della basilica e la folle miscellanea di frammenti
marmorei architettonici di vari stili ed epoche infissi sui
muri o disposti a terra.
Buon giorno, dottoressa.
Lucia si gir di scatto, sorpresa di vedere il suo assistente,
Tommaso Bernardi, che le si inchinava con formale cortesia.
Oh, buongiorno, signor Bernardi. Non l'avevo vista.
Gli sorrise, chiedendosi se l'inchino non fosse ironico. Sapeva
che era stato egli stesso candidato per il posto vacante
nella prestigiosa Procuratoria. Doveva essere deluso
per non essere diventato lui l'ultimo nella lista lunga
pi di mille anni dei Procuratori della citt. Nei giorni della
Serenissima, avevano indossato abiti di seta cremisi e
stole di velluto. Quelle vesti ora non s'usavano pi, come
non era pi necessario distribuire pane ai poveri e vino ai
gondolieri, dopo l'investitura. Restava comunque il prestigio
della carica. Lucia sperava che Bernardi non le portasse
rancore perch avrebbe avuto bisogno dei suoi consigli:
era vecchio del mestiere e avrebbe potuto insegnarle
come muoversi.
Signor Bernardi, spero mi vorr dare del tu, chiamarmi
Lucia.
Sembrava scioccato. Non sugger che, in cambio, lei lo
chiamasse Tommaso. Mosse qualche passo, tenendo un
biglietto da visita fra pollice e indice, come fosse uno straccio
sporco, e lo lasci cadere sulla scrivania. Qualcuno
vuole vederla.
Lucia diede un'occhiata al biglietto da visita, riconoscendo
subito il nome. Il dottor Samuele Bell era un personaggio
ben noto in citt, celebre per la sua cultura e per la posizione
importante che occupava alla Biblioteca Marciana.
Ma certo,  naturale. Gli dica pure di salire. Lucia balz
dalla sedia. Anzi, glielo dir io direttamente.
Costernato, il signor Bernardi si scost mentre lei lo superava
correndo. Era gi a met delle scale quando il visitatore
apparve da basso, salendo adagio. Lucia continu a
scendere di corsa, porgendogli la mano. Per tutto il resto
della sua vita Sam Bell avrebbe ricordato quell'ampio sorriso,
quel gesto di benvenuto.
Spero, disse Lucia, che il curatore dei libri rari della
Marciana diventer un amico oltre che collega. Avr certo
bisogno del suo aiuto. Ho bisogno dell'aiuto di tutti. Non
so ancora nulla.
A Sam mancarono le parole. Difficile credere che questa
splendida donna non sapesse qualcosa. Mentre si girava e
tornava a salire con lui il resto delle scale, lei disse impulsivamente,
E la sua mostra, sono cos ansiosa di vederla!
 troppo tardi per chiedere di partecipare al convegno?
Oh, dottoressa Costanza, lei non deve chiedere. Sar la
nostra ospite d'onore. E spero mi permetter di farle da
guida alla mostra. Le rivolse un radioso sorriso, poi sorrise
con minor entusiasmo al signor Bernardi quando Lucia
glielo present.
Molto piacere, disse educatamente Sam.
Piacere mio, fece Bernardi, nello stesso tono.
Grazie, signor Bernardi, disse Lucia, sperando che
avrebbe avuto l'intelligenza di togliere il disturbo.
Lo fece, ma solo con lentezza, guardandosi sospettosamente
indietro e omettendo di chiudere la porta.
La chiuse Lucia, adagio, e sorrise. Si sieda, la prego, e
mi dica cosa posso fare per lei.
Dal giorno precedente il dottor Samuele Bell era stato
trasformato da una persona ragionevole in un essere impulsivo.
Nulla aveva pi importanza. Poteva far quel che
gli piaceva. Pos la mano sulla scrivania di Lucia e si pieg
in avanti mentre lei si sedeva. Dalla bocca gli sgorgarono
parole. Disse: Sposami. Ti prego, sposami.
Una brevissima pausa e Lucia disse, affabile, Certo, come
no. Be', naturalmente si d il caso che io sia gi sposata,
ma chi bada a queste piccolezze? Diede una divertita
occhiata in giro. Ci serve solo un ufficiale di stato civile,
sindaco o assessore che sia. Gli fece un largo sorriso. Be',
ora che abbiamo sistemato questo, si sieda e mi dica il vero
motivo della sua visita. E mi chiami Lucia.
Lui si sedette, sentendosi uno stupido. Poteva ben ripetere
a se stesso che non importava nulla, mentre invece
importava tutto. Le capitava nell'ufficio, faceva sfracelli e
si comportava da perfetto idiota. Ma la dottoressa Costanza: Lucia! gli aveva perdonato, aveva trasformato tutto in uno scherzo.
Voleva mettersi in ginocchio davanti a lei. E lei deve
chiamarmi Sam.  un diminutivo americano, perch, sa,
mio padre era americano. Consapevole della propria confusione,
s'interruppe e cominci daccapo. Ecco la mia richiesta.
Si schiar la gola e cerc di esprimersi in modo
formale, come si doveva tra importanti pubblici ufficiali.
Spero che lei mi conceda l'autorizzazione a eseguire
un'indagine scientifica sulle reliquie sacre conservate nel
Tesoro di San Marco per accertare la loro autenticit. Il suo
predecessore si rifiut di prendere in considerazione la
faccenda. Spero lei sia di vedute pi larghe delle sue.
Cosa? Lei vuole analizzare le reliquie? Lucia lo fiss a
bocca aperta, poi pieg la testa all'indietro, scoppiando a
ridere. Una risata forte, rauca, poco musicale. Lei vorrebbe
prendere in prestito tutte le sacre reliquie della Basilica
come se si trattasse di una biblioteca pubblica? Dottor Bell, Sam, lei deve essere matto.
Rise anche lui. Forse c' un ramo di pazzia in famiglia.
Ma, dottoressa Lucia, non le pare sia giunto il momento
che qualcuno dia un'attenta occhiata a tutta quella massa
confusa di ossicini e schegge di legno? Da dove provengono?
Le ossa ritenute dei santi, per esempio, sono forse
di cani, gatti o pecore? E i frammenti della Vera Croce sono
forse trucioli del laboratorio di qualche falegname?
Guardi, io non m'intendo solo di libri, sono anche laureato
in scienze naturali, in grado di distinguere un osso umano da ...
Lucia alz una mano, sorridendo. Mi pare tutto pura
follia, ma vedr cosa posso fare. Volse il capo mentre il
sassofono di una delle orchestrine della piazza con una
nota particolarmente alta faceva alzare un volo di piccioni
che attraversarono il vano della finestra. Forse Padre
Urbano di San Marco non sarebbe troppo scioccato.  un
uomo razionale. Ma - torn a girarsi verso di lui - lei
non deve lasciarsi sfuggire neanche una parola con nessuno.
Sarebbe un disastro.
Un disastro, certo. S, certo. Prometto di non dire nulla.
E, dottoressa, lei non si sbaglia su Padre Urbano.  solo un
prete, ma mi fa venire in mente il grande papa umanista,
Niccol V. Grazie, dottoressa.
Lucia.
Obbedendo, mormor, Lucia, e si alz per andar via,
barcollando un po' per l'eccitazione.
Si alz anche lei e gli pose una domanda personale. Il
signor Kelly  suo amico?
Homer Kelly? E come no.
Lucia torn a sedersi. Mi ha scritto una lettera. Dice che
parteciper al convegno. Secondo me - e ancora si ud il suo
riso argentino -  fuori di testa anche lui. Arrivederla, Sam.
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CAPITOLO 3.
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La lettera con il programma del convegno era arrivata il
maggio precedente nella casetta sulla baia di Fairhaven a
Concord, nel Massachusetts. Mary Kelly era tornata da
Cambridge dopo aver assistito agli esami di fine anno ad
Harvard e aveva trovato Homer felice e agitatissimo.
Aveva in una mano una busta aperta e nell'altra il suo
contenuto. Le url parole che per lei non avevano senso.
Qualcosa come Dobbiamo andare a Venezia.
Cosa dici? Aspetta, Homer, non aiutarmi. Me lo so togliere
da me, il cappotto.
Ti sto dicendo, che non possiamo perdere questa occasione.
Il nostro sabbatico comincia in autunno. Un'opportunit
simile capita una volta sola nella vita. Homer fece
sedere Mary e le infil in mano il pieghevole della Biblioteca
Marciana.
Lei diede una doverosa occhiata all'indecifrabile titolo
italiano.
CONVEGNO E MOSTRA INTERNAZIONALE
DALL'ETA' DEI MANOSCRITTI ALL'ETA' DELLA STAMPA
I MANOSCRITTI DEL CARDINALE BESSARIONE
E I LIBRI DELLA TIPOGRAFIA ALDINA
Mi spiace, Homer, ma ho dimenticato il mio italiano.
Guarda il retro.  tutto scritto in inglese.
Mary gir il depliant. S, vedo.
Lev lo sguardo e scosse il capo. Il Cardinale Bessarione?
E chi  il Cardinale Bessarione? Non l'ho mai sentito
nominare.
Homer ebbe un gemito e alz gli occhi al cielo. Oh, povera
buzzurra analfabeta. Mia cara, perfino i bimbi ancora
in culla sanno balbettare il nome del Cardinal Bessarione.
Suvvia, Homer, dimmi chi era.
Leggi quel che dice. Anzi, te lo leggo io. Homer le
strapp di mano l'opuscolo e lesse ad alta voce.  Il nome
di Bessarione richiama alla nostra memoria il lascito della
sua grande biblioteca di manoscritti alla citt di Venezia, e
il tentativo di unificare la Chiesa Greca e quella Romana da
lui operato al Concilio di Firenze del 1439. Alz lo sguardo,
trionfante. Ecco, vedi?
Mary era ancora perplessa. Homer la guard, dubbioso.
Be', hai certamente sentito parlare della stamperia veneziana
di Aldo Manuzio?
Pu darsi, per non ne sono sicura. Ma, Homer, che c'entrano
quelle persone con noi? Noi ci interessiamo di letteratura
americana, non siamo studiosi del Rinascimento.
Homer non riusciva a capacitarsi di questa dimostrazione
di indifferenza bovina. Portandosi una mano alla fronte
esclam:  Come pu non sentirsi commosso chiunque
s'interessi alla storia della civilt? Come pu una donna
che dichiara di occuparsi della debole e incerta luce del sapere,
non dare importanza a un'occasione come questa? E
inoltre - e qui Homer si calm e le mostr la lettera - viene
da Samuele Bell.  lui che organizza il convegno e la
mostra.  il Curatore dei libri rari nella Biblioteca Marciana
a Venezia. La stessa biblioteca che fu iniziata con la donazione
dei libri del Cardinale Bessarione, nel sedicesimo secolo.
 lui che ci ha invitati e ci ospita a casa sua.
Chi, il Cardinale Bessarione?
Ma no, cara! Samuele Bell. Non ti ricordi di Sam Bell?
Certo che me lo ricordo. Venne ad Harvard per il ciclo
di lezioni Norton. Parla inglese con un accento delizioso.
Come mai ha un cognome inglese?
Il padre era americano ma la madre era italiana, e Sam
 cresciuto a Venezia. Spos una ragazza del Connecticut,
che era in Italia per motivi di studio, ma  morta parecchio
tempo fa. Ha una figlia.
S, ora me lo ricordo. Mi piacevano le sue battute. La
voce di Mary si fece sognante. Era un gran bell'uomo.
Bell'uomo!
Mary corse in cucina, spalanc la porta del frigo e parl
rivolta a una bottiglia di latte: E naturalmente la sua lezione
fu eccezionale, Homer. Voglio dire, quella che sentii io.
Davvero eccezionale.
Gli scriver per dirgli che andiamo, disse Homer, pregustando
febbrilmente l'idea. Dobbiamo cominciare a organizzarci.
Sam dice di portare gli stivali di gomma perch
qualche volta d'autunno c' acqua alta.
Acqua alta? Vuoi dire che la citt  sprofondata tanto?
L'Adriatico sta cominciando ad averla vinta?
No, nulla del genere. Homer non sapeva niente sull'argomento,
ma agit le mani in un gesto incurante, liquidando
cos il fenomeno veneziano dell'acqua alta. Solo
qualche pozzanghera qua e l.
Ma, Homer, non possiamo portarci dietro gli stivali, sono
cos pesanti. Sei sicuro che si tratti di pozzanghere?
Ma Homer era gi partito su un altro binario. Scrivo subito
a Sam. E a quella donna, come-si-chiama, appena nominata
a un'importante incarico nella Procuratoria. Era sul
New York Times, una grossa notizia, forse perch  donna.
Lucia qualcosa. Scriver anche a lei. Mi pare una buona
idea, stabilire ...ehm...
Contatti, Homer? sugger asciutta Mary. Stai stabilendo
dei contatti?
Ma no, sment Homer, compassato,  non contatti. Nulla
del genere.
E va be', disse Mary rassegnata, potremo andare a trovare
i nostri amici a Firenze. Speriamo si tratti di un vero
sabbatico stavolta, una vacanza vera. Preghiamo perch
almeno per una volta non inciampiamo in qualche cadavere.
Perch tu non debba passare tutto il tempo su qualche
stupido caso di omicidio.
Ma and a finire che di cadaveri ce ne furono parecchi.
E tuttavia, Homer li avrebbe appena notati. Inciampando
per caso in resti umani avrebbe solo detto, Oh, scusi,
proseguendo allegramente per la sua strada, lieto di immergersi
nello studio di antichi manoscritti e nella gratificante
interpretazione di latino e greco medievali.
Sarebbe toccato a sua moglie Mary vedersela con la faccenda
dei cadaveri, trovarsi coinvolta nella ricerca di reliquie
introvabili e di una donna scomparsa, scoprire una
tragedia avvenuta mezzo secolo prima e svelare il mistero
della sparizione di un'importante opera d'arte.
Homer si sarebbe goduto un riposo davvero fantastico.
Cos, arrivarono a Venezia in ottobre. Il motoscafo che presero
all'aeroporto, dopo aver attraversato la laguna, superata
la punta orientale della citt, li deposit sulla parte
meridionale di Riva degli Schiavoni. Scesi dalla lancia nella
luce abbagliante, rimasero a bocca aperta scorgendo
una chiesa che sorgeva dalle acque di fronte a loro.
Le valigie avevano delle rotelline che sobbalzavano e
zigzagavano mentre Mary e Homer le trascinavano via da
quel luminoso spettacolo lagunare dentro un passaggio
scuro chiamato Calle del Dose. Si trovarono subito a dover
scansare un gatto bianco e nero, accoccolato su un piatto
e intento a mangiare un pesciolino d'argento. Dopo, esausti,
attraversarono un campo l'uno dietro l'altro, con il resto
del bagaglio ciondolante in spalla. Svoltando a destra
nella Salizada del Pignater, oltrepassarono una bambina
grassottella che portava uno zaino pesante.
Lei li raggiunse mentre erano fermi davanti alla porta di
Sam Bell, sconcertati. La casa aveva il numero esatto del
sestiere di Castello, ma nessuno rispondeva al rumoroso bussare di Homer.
La bambina aveva la chiave. Senza dir parola, la inser
nella toppa, apr la porta e alz lo sguardo su di loro.
Possiamo entrare anche noi, per favore ? disse Mary,
che s'era ben ripassato l'italiano.
Senza parlare, la bambina tenne la porta aperta e tutti entrarono.
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CAPITOLO 4.
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In questa giornata di primo ottobre, il dottor Richard Henchard
nulla sapeva dell'arrivo a Venezia di Mary e Homer
Kelly. Il suo coinvolgimento con i Kelly, specie con Mary
Kelly, era ancora di l da venire.
Bench di genitori inglesi, il dottor Henchard parlava un
perfetto italiano. Era cresciuto a Plymouth e aveva studiato
all'Universit di Londra. Poi si era laureato in medicina
nell'antica e prestigiosa Universit di Bologna, completando
l'internato all'Ospedale Civile di Venezia.
Un inamidato proverbio vittoriano diceva che un inglese
italianizzato  un diavolo incarnato. Faceva ridere
Henchard. In patria, a Plymouth, era stato l'umile Rickie
Henchard, figlio di un macellaio. A Venezia era il dottor Richard
Henchard, Primario Ospedaliero, ricco e rispettato
chirurgo oncologo, con moglie italiana imparentata a una
principessa. I medici suoi colleghi avevano difficolt a
pronunciare l'H iniziale del suo nome, e cos spesso lo
chiamavano Riccardo Enciard. Anche cos, era un nome
da tenere in gran considerazione. Era qualcuno, una persona
importante, con o senza l'H.
Mentre i Kelly superavano la soglia della casa di Sam
Bell nel sestiere di Castello, il dottor Henchard si trovava
in un'agenzia immobiliare di Cannaregio. Cercava un appartamento.
 per un amico, diceva all'agente. Non caro. Deve essere
poco costoso. Il mio amico non  ricco.
La signorina Pastora lo scrut attenta. Anche se il dottore
aveva detto amico, lei aveva il forte sospetto che in
realt si trattasse di un'amica. Prese il suo elenco, pensando
divertita che non le sarebbe dispiaciuto affatto essere
lei quell'amica e occupare quel piccolo appartamento con
il dottore, che era tanto un bell'uomo.
I suoi sospetti erano azzeccati. L'amico del dottor Henchard
era infatti una donna, Giovanna, una noiosa di una,
sempre l a rompere, a minacciare di telefonare a sua moglie.
Ce n' uno proprio appena svoltato l'angolo, disse la
signorina Pastora, alzandosi. Cominceremo da quello.
Camminarono fino alla Fondamenta dei Mori, attraversando
un ponte sul Rio della Sensa. Al momento il canale
era uno scavo fangoso sul cui fondo due uomini in stivaloni
di gomma stavano spalando. Questa vista orripilante
 solo temporanea, naturalmente, si affrett a spiegare la
signorina. Come lei sa, si draga sempre da qualche parte
della citt. Fermandosi davanti a un portoncino, lei estrasse
una chiave e aggiunse, col tono di un esperto, per continuare
a tenere l'acqua in movimento, come misura preventiva
contro l'acqua alta.
Ma certo, disse Henchard, a cui non fregava assolutamente
nulla della vista che Giovanna avrebbe potuto avere.
La casa del Tintoretto si trova qualche porta pi in l,
aggiunse la signorina Pastora. Sa, il grande pittore. Ha notato
la lapide sul muro?
Al dottor Henchard non importava niente nemmeno
del Tintoretto. La segu sulle scale e la vide aprire un'altra
porta. Quanto? chiese, guardandosi intorno nella
piccola stanza.
Lei disse il prezzo. Era incredibilmente basso. Poi
spieg, Sa, quelli della Nettezza Urbana hanno in affitto i
locali al pianterreno come deposito dei carrelli. Per questo
costa cos poco.  fortunato il suo amico. Gli spazzini non
danno alcun disturbo. Si limitano a ritirare i carrelli e a fare
il giro del vicinato per raccogliere tutta l'immondizia.
Henchard diede una rapida occhiata al bagno, il minimo
davvero, e sbirci appena quel che veniva passata come
cucina. E quella porta? chiese.
La signorina Pastora parve stupita. Un armadio a muro,
credo.
Un armadio a muro? Henchard apr la porta e scrut
l'esiguo spazio all'interno. Strano.
 vero. Queste vecchie costruzioni di solito non hanno
armadi a muro.
Henchard sfior con la mano il fondo del vano, che era
di legno e non intonacato. C'era un'assicella che cedeva.
Come disgustato, la strapp, gettandola in terra. Volgendosi
alla signorina Pastora disse, con freddezza, Dio santo,
questo posto cade a pezzi. Lo prendo per una settimana
in prova.
Una settimana soltanto! La signorina Pastora si finse
scioccata, ma riusc solo ad apparire stanca. L'appartamento
era sfitto da un anno. Se questo Casanova voleva uno
schifoso nido d'amore per una settimana, che gliene fregava,
a lei? Fece spallucce. E va bene. Una settimana sia.
La chiave, per favore.
Lei gliela porse e, dopo aver salutato, scese pesantemente
le scale.
Henchard si accost alla finestra e la guard attraversare
il ponte sulla voragine senz'acqua del Rio della Sensa. Poi
torn nell'armadio vuoto. Piegandosi, guard con intensa
curiosit attraverso la breccia aperta nella parete di legno
per capire quel che c'era dall'altra parte.
Doveva vedere di pi. Cerc di staccare un'altra asse, ma
i chiodi rifiutarono di cedere. Sarebbe dovuto tornare a casa
a prendere un piede di porco.
Gli ci volle un'ora fra andare e tornare. Parte del tempo
lo pass a spiegare alla moglie perch gli serviva il
piede di porco. Per i topi, disse d'impulso. Il dottor
Bruno nello studio accanto al mio ne ha trovati nel rivestimento
di legno della parete. Se Bruno ha i topi oggi,
io li avr domani.
Oh, Riccardo, aspetta, disse Vittoria. Corse in cucina e
ritorn con una bottiglietta d'un liquido scuro. Veleno per
topi. Ti ricordi?  stato cos che ce ne siamo sbarazzati l'altra
volta.
Henchard guard la bottiglietta con disgusto, ma l'infil
nella borsa.
Alla fine, risult molto utile. Una volta rientrato nella casa
sul Rio della Sensa, fu scioccato di trovare nel vano d'accesso
un topo vivo.
La porta che dava nel deposito dei carrelli era spalancata.
Henchard si ferm a guardar dentro. Lo sorprese vedere
un giovanotto, ovviamente uno degli spazzini, in piedi
su un grosso carrello d'acciaio che gli faceva da scaletta.
Non se ne scorgeva la testa, che scompariva in un buco nel
soffitto.
Henchard con orrore cap subito la geometria: il deposito
dei carrelli si trovava direttamente sotto il piccolo vano
misterioso che tanto febbrilmente lo interessava.
Entr nel deposito dei carrelli e disse a bassa voce: Che
diavolo stai facendo?
Le gambe dello spazzino si contrassero per la sorpresa,
e la testa si abbass, ora ben in vista. I capelli erano imbiancati
dai calcinacci. Toss e fece un largo sorriso a Henchard.
Il soffitto ha ceduto. Un pezzo  venuto gi. Gesticol,
impugnando un martello, e disse timido: Io gli ho
solo dato un po' una mano. Gli occhi gli brillavano per
l'eccitazione. Casso, che roba c' l sopra. Oro! Tanti tipi
d'oro. Aspetti un attimo che le mostro! Infil un braccio
nel buco, cerc a tastoni, toss, poi tir fuori di nuovo la
mano, che reggeva un grande piatto d'oro. Toss di nuovo
e disse, rauco: Ecco!
Henchard guard il piatto, poi disse lentamente, La
stanza di sopra  propriet privata. Appartiene a me.
Davvero? Il giovane fece la faccia lunga e mormor,
Mi dispiace. Tossendo, rimise a posto il piatto infilandolo nel buco e salt gi dal carrello.
Henchard lo guard gravemente. Ha una gran brutta
tosse.
 solo la polvere dell'intonaco. Deve vedere, tutta la roba
lass  coperta di polvere. Lo spazzino ebbe ancora un
colpo di tosse secca.
Mi ascolti, disse Henchard, in tono preoccupato. Sono
un medico. Quella tosse mi sembra proprio seria. Interessa
a fondo i polmoni. Dovrebbe prendere qualcosa
per curarla.
Lei crede? Il giovane cominci a tossire sul serio.
Se in quel momento qualche saggio fosse stato seduto in
un angolo del deposito dei carrelli, intento a osservare la
scena con il mento appoggiato a una mano, qualche filosofo
dipinto in veste di donatore nel quadro di un macabro
martirio, avrebbe potuto osservare che il potere di vita
e di morte di un chirurgo talvolta poteva essere troppo.
Nessun filosofo stava guardando quando Henchard apr
la borsa e ne estrasse qualcosa. Per caso ho qui io un rimedio
efficace. Deve berlo direttamente dalla bottiglia. Ha
un sapore tremendo, temo, ma fa effetto.
E lo fece di certo. Gli spasmi cominciarono quasi all'istante.
Henchard fece sdraiare il giovane per terra e disse,
con gentilezza, Vado a chiamare un'ambulanza.
La chiave del deposito era ancora nella serratura. Henchard
usc, chiuse la porta sui lamenti del ragazzo, gir la
chiave e se la mise in tasca. Poi cominci a camminare rapido
in direzione dell'ospedale. Non era lontano, e lui come
tutti gli abitanti di Venezia era abituato ad andare a piedi.
Questo gli diede tempo di pensare. C'erano molte cose
da fare, e subito, senza indugi.
Sbarazzarsi del corpo non gli creava problemi. Dopo tutto,
faceva il chirurgo. Conosceva con esattezza dove trovare
il punto di separazione della rotula dal femore, ma
forse non v'era motivo per effettuare attente resezioni alle
giunture. Avrebbe potuto spezzettare senza badarci troppo.
Logico, sarebbe stato un lavoro sporco, ma al momento
del suo ritorno con gli strumenti giusti il sangue non sarebbe
pi spruzzato tanto in giro.
E poteva fare ogni cosa sul posto, lo sporco non sarebbe
stato un problema. C'erano modi per eliminarlo. E dopo
gli stessi colleghi del ragazzo alla Nettezza Urbana avrebbero
disposto dei resti. Ci sarebbe stata una serie di borse
di plastica, tutti sacchetti abbastanza piccoli. Lui li avrebbe
semplicemente chiusi all'imboccatura e collocati teneramente
accanto alle porte sulla fondamenta , e al mattino i
bravi lavoratori della citt li avrebbero raccolti insieme ai
sacchetti di plastica di tutti gli altri cittadini trasportandoli
nei carrelli fino al canale pi vicino.
Una delle cose che pi avevano incantato Henchard fin
dai suoi primi giorni a Venezia era stata la perfezione con
la quale funzionavano i meccanismi della citt. Tutte le difficolt
della vita di una metropoli acquatica erano state risolte
da molto tempo. Poich non c'erano campi, n orti,
niente mucche o maiali o polli in questa citt di pietra,
ogni cosa doveva arrivare dalla terraferma. E, naturalmente,
poich non c'era alcun terreno disponibile per scaricare
l'immondizia, questa doveva essere trasportata per via
acquea in ogni sua bench minima componente.
Henchard aveva visto i carrelli della spazzatura sollevati sui
barconi a un'estremit della Riva degli Schiavoni, aveva visto
che i fondi si spalancavano per svuotarli del contenuto.
Aveva visto i barconi stracarichi prendere il largo verso
la laguna aperta, scoppiettando.
Da qualche parte, lontano dalla citt, lasciavano cadere
in acqua il loro carico. E poi, sbarazzatisi dall'immondizia
di ieri - tutto il fetido pattume e pannolini usati e barattoli
di latta e bottiglie vuote e sporadiche teste e braccia e
gambe tagliate - i veneziani potevano cominciare il nuovo
giorno freschi e immacolati come bimbi appena nati.
Naturalmente il buco nel soffitto presentava ancora una
difficolt. Ci voleva del robusto fil di ferro, una cazzuola e
un sacco o due di gesso in polvere. Non c' problema. Soluzione facile.
...
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CAPITOLO 5.
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Abbiamo preso in affitto l'ultimo piano, disse Homer alla
piccola, arrancando sulle scale dietro di lei. Siamo qui
- aspetta un secondo - Siamo qui per visitare il dottor Bell.
Dov'- oh, scusa, un attimo solo. Homer pass in rassegna
mentalmente i pronomi possessivi. Dov' il suo appartamento?
Pareva che la bambina non avesse sentito nulla. Li precedeva
salendo con passo pesante, quasi piegata in due sotto
lo zaino. Homer e Mary la seguivano, trascinando i bagagli
sui gradini. Le rotelline avevano reso facile tirarsi dietro le
valigie sulla superficie uniforme del campo ma sollevarle e
issarle su per le scale era un altro paio di maniche. Mary e
Homer avanzavano lenti e affannati per lo sforzo.
Al primo pianerottolo la bambina si ferm e tir fuori
un'altra chiave. La porta si spalanc all'istante. Sulla soglia
apparve una donna e cominci a rimproverare la piccola
in inglese con un torrente di parole dall'accento bostoniano.
Ursula, sei una bambina molto sconsiderata. Non ti 
passato per la testa che la nonna potesse avere qualcosa
d'importante da fare? Dove sei stata?
In silenzio la bambina avanz piano, oltrepassandola.
Solo allora la nonna not l'uomo e la donna che stavano
salendo le scale una rampa pi sotto. Li fiss con sguardo
inespressivo e fece per chiudere la porta.
Per favore, signora, disse Homer con voce stentorea.
Forse c' un errore. Ho parlato ieri col dottor Bell da Concord, Massachusetts.
La donna li guard torva dallo spiraglio della porta socchiusa.
Homer, senti, disse Mary, imbarazzata, l'indirizzo dev'essere
sbagliato. Pu dirci, signora, se il dottor Bell abita qui?
Finalmente il volto della nonna perse l'espressione scorbutica
e si apr in ampi sorrisi. Spalanc del tutto la porta.
Una condiscendenza da regina sostitu il precedente gelo.
In regale benvenuto fu tesa una mano paffuta. Il professor
Kelly e signora, ma certo. Entrate, vi prego, entrate.
Homer stava trascinando sempre pi su la valigia, e voleva
ribattere, Non il professor Kelly e signora, ma il Professor
e la Professoressa Kelly, ma si trattenne.
Permettete che mi presenti. Sono Dorothea Wellesley,
artista. Entrate, prego. Ma restava ancora ritta sulla soglia,
una signora anziana sovrappeso con indosso un camicione
a fiorellini Laura Ashley.
Togliti di mezzo, donna. Mary e Homer sbatterono le valigie
contro gli ultimi gradini prima del pianerottolo e restarono
l, con il respiro affannoso, due stanchi americani
che avevano appena terminato di issare fin in cielo cento
chili di bagaglio nonostante la forza centripeta l'attirasse al
centro della terra.
Alla fine la signora Wellesley - artista, nonna e ovviamente
suocera di Samuele Bell - si fece da parte e fu permesso
loro di entrare. Ma subito ci fu un altro blocco.
La mia arte, vedete,  qui sulla parete. Questo  il ritratto
della mia diletta figliuola.
S'imponeva una rispettosa sosta funebre. Mary e Homer
la eseguirono, con gli zaini carichi di libri ancora in spalla
e i manici delle valigie fra le mani strette a pugno.
A Venezia non si pu non seguire le orme dei maestri.
La signora Wellesley percorse lentamente a ritroso il corridoio,
impartendo una lezione per ogni quadro alle pareti.
C'erano scene apocalittiche dai colori violenti, la Madonna
col bambino tra le fiamme, il Crocefisso in un fal, una
conflagrazione di campanili, un presepe con la mangiatoia
che sembrava una fucina fiammeggiante, una figura ammantata
che bruciava sul rogo.
Mary la indic spostando in avanti la valigia. Ma quello
non  ... ehm ...?
Il papa? Naturalmente.
Homer aveva un disperato bisogno di un letto, di una sedia,
di stiracchiarsi. Spinse lo sguardo oltre i lividi acquarelli
della signora Wellesley fino a una stanza al di l dell'ingresso.
Era una stanza gradevole, con comode poltrone
e un divano e soffici, invitanti cuscini. Una bella credenza
lasciava intravedere splendide bottiglie. Da lontano
Homer ne riconobbe una di Old Fence Rail.
Emise un udibile lamento. Mary gli allung un pestone e
Homer disse Ahi! proprio mentre la porta s'apriva con
impeto e Samuele Bell si fiondava in casa, ansimante, con
un allegro e sonoro saluto.
Scusate il ritardo. Ci tenevo ad essere qui a darvi il benvenuto.
Immediatamente si apr un'altra porta e riapparve la bambina
che corse incontro al padre. Lui la sollev con un braccio,
mentre allungava l'altro per dar la mano agli ospiti.
Su, Ursula, interloqu severa la nonna, comportati bene.
Ma l'atmosfera s'era fatta pi calda di una decina di gradi
almeno. Accomodatevi, accomodatevi, incoraggi Sam.
Mary e Homer sprofondarono nelle confortevoli poltrone.
La signora Wellesley si sedette compunta su una seggiola a
schienale diritto. Sam si lasci andare di schianto sul divano,
facendo ballonzolare la figlia sulle ginocchia e ponendo
pressanti domande su come era andato il volo da Boston e
sul loro grado di stanchezza. Poi mise gi Ursula e si alz.
Vi serve certamente qualcosa da bere. Scegliete il vostro
veleno. Si guard intorno, ridendo. Spero sia l'espressione
giusta. Mio padre la ripeteva spesso. Ti preparo
qualcosa, Dorothea?
Sam, caro, nulla per me. Be', ecco, magari un sorsino di
whiskey.
Homer accett un Old Fence Rail, sorridendo di sollievo
perch ora finalmente il viaggio s'era concluso. Si sentivano
come a casa in questa terra straniera. Si guard intorno,
riconoscendo con piacere nella stanza i segni particolari tipici
dello studioso. Il tavolo rotondo al centro era disseminato
di libri. Nello scaffale tra le due finestre c'erano libri
disposti perpendicolarmente, di costa, sbilenchi o messi
gi di piatto. In cima alla scaffalatura c'era un busto di
Dante che li guardava dall'alto in basso, con severit. Alle
pareti, invece dei deliranti acquarelli della signora Wellesley,
erano incorniciate piante della citt di Venezia. Homer
stabil che si trattava di originali, molto antichi. Le imbarcazioni
a vela erano alte di poppa e le guance paffute
dei quattro venti soffiavano a est, ovest, nord e sud.
Mary s'alz di scatto per osservare un quadro appeso accanto
alla sua poltrona, una Madonna dal volto verdastro
su fondo oro. Non  una meraviglia?
 un Paolo Veneziano, disse Sam. Ce n' uno pi
grande all'Accademia.
Oh, Sam, vorrei che lo tirassi gi.  un soggetto assolutamente
inadatto per una casa dove c' un bambino. Ebbe un
risolino nervoso. Peggio della pornografia, secondo me.
Dorothea, hai bisogno d'un goccetto. Il genero le
riemp il bicchiere. Ne riemp uno anche a Mary, e lei rise
e lo ringrazi, ricordando quanto le fosse piaciuto il modo
di parlare inglese del dottor Bell, con quel suo leggero accento,
quando era stato ad Harvard per un ciclo di conferenze.
Tent di fare un brindisi in italiano, certamente zeppo di errori. " Al suo salute!
Sam pareva contento. Mary l'osserv mentre strappava
la linguetta alla lattina d'una bibita per la figlia. Poi, senza
preparare niente per s, torn a sedersi sul divano con un
braccio intorno alle spalle della bambina. Mary e Homer,
disse con scherzosa formalit, stringendo a s la piccola,
Vi presento mia figlia Ursula. Ursula cara, queste due gigantesche
persone sono il signore e la signora Kelly, e vengono dagli Stati Uniti.
Il faccino inespressivo di Ursula si anim in un sorriso radioso.
...
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CAPITOLO 6.
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Il giorno seguente a quello nel quale il Curatore dei libri
rari della Biblioteca Marciana, dottor Samuele Bell, era entrato
nell'ufficio di Lucia Costanza e aveva fatto la sua oltraggiosa
richiesta di esaminare un certo numero di reliquie
sacre - e l'altrettanto oltraggiosa richiesta di matrimonio
(chiaro che si trattava solo di uno scherzo) - Lucia
scese la scalinata del suo ufficio e attravers la piazza per
consultare Padre Urbano.
Sul lato est dell'affollata piazza, la Basilica di San Marco
spuntava da una grigia nebbia come un sogno di splendori
orientali. I colori brillanti dei mosaici e delle colonne di
marmo parevano un po' sbiaditi nella foscha, come se
ogni foto dei turisti avesse portato via qui un incarnato di
rosa, l un luccichio d'oro. I quattro cavalli di bronzo dietro
la balaustra al di sopra del portale di centro, nella nebbia
sollevavano due la zampa destra, due la sinistra.
Qua e l nella piazza c'erano pozzanghere d'acqua, e un
rivolo sottile era affiorato nella navata nord della basilica. Ma
non era ancora troppo presto, in quel periodo dell'anno? Lucia,
con scarpe dalla suola di gomma, l'attravers sguazzando
per andare a incontrare Padre Urbano in sagrestia.
Il prete era basso e pingue e calvo. Da quando era stato
parroco di un paesino in Umbria, somigliava ai monaci
Francescani di una volta poich la sua calvizie sembrava una tonsura.
Padre Urbano non si sentiva del tutto a suo agio nella
grande basilica. Talvolta quella magnificenza lo sopraffaceva.
Nei mosaici ieratici e nei volumi dorati c'era una qualit
che lo disturbava, una estraneit, come se i loro costruttori
non avessero con lui legami di sangue e d'ossa. Avevano
lanciato al di sopra delle volte rotonde quelle cupole bulbose
e disegnato i mosaici grandiosi disponendo le tessere
in ammassi accecanti, e quei mosaici rappresentavano una
meraviglia per il mondo intero, ne era consapevole. Eppure
quegli occhi che lo guardavano fisso lo disturbavano.
Erano indifferenti alla vita di ogni giorno, a procacciarsi
il pane, a tirar su i bambini, a fare il bucato. Le figure scintillanti
esistevano solo nell'eternit, dove un peculiare tipo
di vento raggelante ne aveva irrigidito le membra e raggrinzito
le lunghe vesti in pieghe tormentate. Aggrottate le
cupe fronti, gli occhi lanciavano potenti strali di accuse
che s'incrociavano alti nell'aria. Era una rete di sguardi potenti
che non incontravano mai quelli volti in su dai turisti
che avanzavano strascicando i piedi, in basso.
E una delle enormi sezioni segmentate all'interno della
Basilica incuteva in Padre Urbano un terrore superstizioso,
senza alcun motivo plausibile! Era del tutto assurdo, eppure
c'era qualcosa di primitivo e piuttosto terrificante in
quello spazio vuoto che pareva una caverna, come se un
eremita rinsecchito potesse trovarsi accoccolato nell'angolo pi remoto, rannicchiato in un mucchietto d'ossa, vivendo
delle briciole portate a volo dai piccioni.
Padre Urbano aveva cercato di sfuggire a quel dovere.
Non so, Eminenza. Forse posso essere pi utile qui, fra i miei
parrocchiani. Forse non sono abbastanza sofisticato per svolgere
funzioni sacerdotali in una basilica tanto famosa.
Il Cardinale Patriarca aveva sorriso con indulgenza. Non
sono d'accordo con lei, padre. Oh, lo so che in un certo
senso  al di sotto della Sua dignit controllare gli sprofondamenti
e il moltiplicarsi dei funghi e le folle di visitatori e
la vendita di libretti e ricordini. Ma - e fece una pausa, e
Padre Urbano cap che ormai la sua era una causa persa -
non si pu mai dire quando un nuovo santo potrebbe allungare
un braccio fuori da una colonna, sorprendendoci
tutti. Battuta un po' irriverente, che voleva riportare alla
mente la miracolosa riapparizione dei perduti resti di San
Marco, emersi all'improvviso da un pilastro.
Ma naturalmente nell'indesiderata promozione di Padre
Urbano c'erano anche delle soddisfazioni. Aveva una vera
vocazione a dedicarsi alle sommesse confessioni di ogni
sorta di peccato umano, e nel dire messa sperimentava un
profondo e solenne distacco da s. A Venezia trovava piacere
nell'amichevole frequentazione di persone colte, e di
tanto in tanto aveva affettuosi scambi con il grande studioso
Samuele Bell e con la dottoressa Lucia Costanza,
neo Procuratore di San Marco e sua amica d'infanzia.
Quel giorno fu divertito pi che scioccato dalla sua richiesta.
Andiamo, disse, andiamo a dare uno sguardo.
C'era una lunga fila di turisti in attesa di essere ammessi
al Tesoro di San Marco. Guardarono con curiosit il prete
piccolo e tondo e la donna alta, protestando a bassa voce
in tedesco, giapponese e ceco quando il bigliettaio li fece
passare con un gesto della mano. Quattro turisti provenivano
dalla Gran Bretagna. Si scambiarono ad alta voce le
loro rimostranze, incuranti se altri sentivano o meno.
Ma con che diritto quella passa per prima? esclam la
moglie del vescovo di Seven Oaks che era in fondo alla
coda, allungando il collo per guardar male Lucia.
Ovviamente, disse il vescovo, a quel prete grasso
piacciono le belle donne.
Oh, tu la trovi bella? ribatt la moglie, lanciandogli uno
sguardo severo. Louise, secondo te  bella, quella donna?
Louise era la moglie di un parlamentare che rappresentava
le Isole della Manica. Proprio per niente, fece sbrigativamente.
E tu, Tertius, che pensi? Ti sembra attraente,
quella donna?
Quale donna? chiese il deputato, distratto, cadendo
dalle nuvole.
Il Tesoro si divideva in due sale. In una erano in mostra
magnifici calici di sardonica rosso sangue provenienti da
Costantinopoli, patene di alabastro e anfore di cristallo di
rocca. Lucia queste cose le aveva gi viste prima. Ora le
guard in silenzio, consapevole di quanto fosse solenne la
loro antichit, l'aura del loro sacro potere di trasformazione.
Ma questa sala esula dai nostri interessi, disse Padre
Urbano.  l'altra quella che conta in questo caso. Vieni.
Passarono di nuovo accanto ai turisti in coda ed entrarono
nella seconda sala del Tesoro. Era piena di reliquiari.
Lucia non li aveva visti mai. Dimmi tutto quel che sai.
Padre Urbano raccont. Nessuna enfasi ironica nella voce
mentre la guidava da un reliquiario all'altro. Solo li elencava
adagio, da quelli che sembravano maniche di ottone
con le mani e contenevano le ossa delle braccia di vari
santi, allo scrigno con le ossa delle gambe di San Pietro, alle
piccole statuette di uomini brutali che scagliavano pietre
alla statuetta di Cristo.
Aspetta un attimo, Padre, disse Lucia, osservando le figurine.
Quel sasso l in cima -  un sasso vero. Si suppone
sia uno realmente usato nella Flagellazione?
Proprio cos, conferm asciutto Padre Urbano. Proseguirono
e guardarono un dente sostenuto da un cherubino.
Stavolta il padre scosse il capo. Quello non so di chi sia.
Si fermarono dinanzi a una vetrina piena di calici di vetro,
ognuno con la sua reliquia - un ossicino o un frammento
della Vera Croce. Uno conteneva due minuscoli oggetti
che parevano aghi. Quelli non saranno mica ...?
S, conferm Padre Urbano con dolcezza, proprio cos.
Sono spine dalla Corona di Cristo.
Grazie, Padre, mormor Lucia mentre uscivano dal Tesoro.
Il Padre sganci un cordone di velluto che impediva
l'accesso a una fila di seggiole e si sedettero. Per Lucia fu
impossibile restare zitta. Guard in alto verso le figure
scintillanti dei mosaici sopra la sua testa e disse piano: Sarebbe
cos facile, cos facile.
Lo so, sospir Padre Urbano. Cos facile raccogliere
una pietra e dire una menzogna, o strappare un paio di
spine da un cespuglio e raccontarne un'altra.
O scavare un osso, continu sognante Lucia, e affermare
che si trattava di qualcosa di meraviglioso quando
non lo era affatto. Diede uno sguardo alla massa dei turisti
che si muoveva lenta in processione di fianco a loro,
nell'attesa di vedere un'altra meraviglia, la preziosa ancona
dell'altare, la Pala d'Oro. Poi guard diritto davanti a s,
verso un'alta colonna di marmo. Era forse quella da cui era
uscito all'improvviso un braccio di San Marco, tanto tempo
prima? Mi par di capire che Samuele Bell sia tuo amico.
Sai, Padre, supponiamo che il suo esame dimostri che
qualche reliquia sia falsa, ma potrebbe anche dimostrare
e nel dir questo si volt a guardarlo dritto negli occhi che
alcune sono davvero genuine.
Padre Urbano sorrise, annuendo. Lucia sospettava che in
cuor suo avesse gi deciso.
Infatti era cos. Riattravers con lei tutto il pavimento ondulato
della basilica e la guid fin nella sagrestia. Parler
al Cardinal Patriarca. Potrebbe non essere d'accordo. Ma
se lo fosse, devi capire che ci saranno dei requisiti, alcune
limitazioni.
Certo, certo. Lucia lo ringrazi e gli diede la mano. Se
mi mandi l'elenco dei requisiti, scriver io al dottor Bell.
Le due coppie inglesi avevano finito San Marco. L'avevano
trovato un po' deludente e Tertius Alderney, deputato
conservatore delle Isole della Manica era piuttosto allarmato per le pozzanghere della piazza.
Credevo avessi detto che non avremmo dovuto preoccuparci per, come si chiama, l'acqua alta, disse ad Arthur Cluff-Luffter, vescovo di Seven Oaks.
Infatti, non ce ne preoccupiamo, rispose il vescovo.
Questa non  acqua alta. Deve aver piovuto stanotte, tutto qui.
Arthur, non ha piovuto, disse la moglie Elizabeth. Sono stata sveglia tutta notte e non  venuta gi neanche una goccia.
Ossignore, si lament Louise Alderney, perch nessuno mi ha detto di portare gli stivaloni?
...
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CAPITOLO 7.
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Quando l'elenco dei requisiti arriv al suo ufficio in una
lettera formale contenente il permesso del Cardinal Patriarca,
Lucia era seduta alla scrivania intenta a scrivere
un'altra lettera.
Era una lettera penosa, che le rimuginava nella mente
da mesi. Ma ora era arrivato il momento. Gli insulti erano
troppo dolorosi. Non si trattava solo delle altre donne,
bench ci fosse abbastanza spiacevole. Era il patetico
atteggiamento del marito, il suo rifiuto ad accettare
un lavoro indegno della sua natura sensibile, le amare
esplosioni di rabbia infantile perch lei lo manteneva in
tutto e per tutto. Nonostante questo, ci vollero tre stesure
prima che Lucia riuscisse a controllare la propria ira e
scrivesse qualcosa di chiaro e ragionevole.
Lorenzo,
ti lascio. Tu sai perch. Affitter un appartamento. Ho
ritirato i miei risparmi dalla banca. Qui accluso c' un
assegno a copertura garantita per met dell'intera somma.
L.
Subito dopo aver infilato l'assegno e la lettera in una busta,
aver chiusa la busta, indirizzata a suo marito, affrancata
con un colpo di pugno e depositata sulla pila della corrispondenza
in uscita, Lucia scrisse l'altra lettera con maggior
piacere.
Certo, avrebbe potuto correre gi, girare in fretta l'angolo
ed entrare nella biblioteca per riferire di persona la bella notizia,
ma su una faccenda cos controversa come questa doveva
rispettare tutto il cerimoniale degli affari ufficiali.
La seconda lettere era indirizzata al
Dottor Samuele Bell
Biblioteca Marciana
San Marco 7
30124 Venezia.
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CAPITOLO 8.
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Il posto non era il massimo, ma per il momento poteva andare. Probabilmente
si sarebbe potuto sistemare. In cucina servivano elettrodomestici
nuovi e una mano di pittura. Per il buco nel muro dello sgabuzzino
andava riparato subito. Era sorprendente quanto fossero poco solide
queste vecchie strutture. La parete divisoria si stava disintegrando,
cadeva a pezzi solo a toccarla.
Lo spazio dall'altro lato apparteneva di sicuro alle persone della porta
accanto. Doveva far parte della loro casa, non di questa. Sembrava
una stanza di sbratto per i loro scarti - magnifici scarti, notevoli davvero
- ma non riguardava questo affittuario. Forse la Signorina Pastora
dell'agenzia avrebbe potuto parlare a quegli altri, dicendo loro
di riparare la parete.
Il dottor Richard Henchard torn a sedersi nella sedia dedicata
ai clienti nell'agenzia immobiliare dalla quale aveva
preso in affitto l'appartamentino sul Rio della Sensa. Lo
prendo per altre sei settimane, disse, col tono di chi stesse
facendo una gran concessione.
Mi spiace, ma  gi stato affittato a qualcun altro per un
anno. La Signorina Pastora si accigli. Lei mi aveva detto
che lo voleva solo per una settimana.
Cosa? Henchard la fissava inorridito. Vuol dire che lei
lo ha fatto vedere a qualcun altro mentre io ero fuori?
No, a dire il vero non  andata cos. Lei stava sulla difensiva.
Ho prestato la chiave a questa persona e ho detto
vada a dare uno sguardo per conto suo, bussando prima,
cos  andata e ha deciso di affittarlo ed  tornata qui, abbiamo
fatto un contratto e mi ha dato un mese di anticipo.
Henchard balz in piedi, piegandosi sulla scrivania.
Lo prendo per un anno. Le dar un anno d'affitto. Adesso,
subito.
La signorina Pastora dalla sorpresa disse la verit. Ma
perch? Il posto non merita.
Henchard sbatt il libretto degli assegni sulla scrivania e
la guard.
Oh be', sta bene. Scosse il capo, come riluttante. Dovr
dire all'altro cliente che ho fatto confusione, che lei aveva
gi firmato il contratto d'affitto. Ma ... Rise e lo guard scribacchiare
l'assegno. Dio, era proprio un bell'uomo.
Spingendo l'assegno verso di lei, lui domand, Chi era?
Me lo dica. Come si chiama?
Squill il telefono. Mi scusi. La signorina Pastora
parl e ascolt e poi parl ancora, irradiando fascino.
Certo, signore, abbiamo molte disponibilit di immobili
di pregio, ma naturalmente i prezzi sono alti. Certo, sar
lieta di fargliene vedere qualcuno. S, d'accordo, questo
pomeriggio sono libera. Vediamoci alle due, accanto al
monumento di Goldoni. Ah, non lo conosce? Lasci che le
spieghi. Ci vollero ancora un paio di minuti prima che
mettesse gi la cornetta, mentre Henchard controllava la
propria furia. Finalmente, lei sollev il capo e disse: Mi
scusi, cosa mi ha chiesto?
Il nome! Come si chiama la persona che voleva affittare
per un anno l'appartamento?
Mi spiace, ma non posso dirglielo. Sa, queste cose sono
strettamente confidenziali. Il telefono torn a squillare.
Scusi ancora.
La telefonata stavolta sembrava personale, intima. La signorina
con uno scatto della sua poltroncina girevole
volt le spalle ad Henchard e bisbigli nella cornetta.
Lui allung con gran precauzione le mani fino a toccare
le carte sulla scrivania e le sfogli silenziosamente finch
non trov il nome che cercava, completo d'indirizzo. La
grafia era forte e particolare, la scrittura di una persona importante,
come lui. Probabilmente anche lui cercava un
appartamentino per la sua amante.
Quando la signorina Pastora torn a girarsi verso Henchard,
le carte erano tornate al loro posto.
Desidera altro?
Si ricord allora che Giovanna aveva ancora bisogno di un
appartamento. Quell'idiota continuava a lamentarsi e a protestare,
insistendo che se non avesse avuto qualcosa di meglio
della topaia dov'era si sarebbe trasferita da sua moglie.
S, disse Henchard, a dire il vero, s. Mi serve un altro
appartamento. Che costi poco, molto poco.
Quando ebbe finito di prendere tutti gli accordi per vedere
i locali da affittare s'era fatto tardi. Fu preso dal panico.
Che sarebbe successo se l'uomo al quale la signorina
Pastora aveva prestato la chiave avesse aperta la porta
dell'armadio a muro mentre ispezionava l'appartamento?
E se avesse visto la fessura sul fondo? Se avesse
sbirciato da quell'interstizio e avesse scoperto cosa c'era
dietro? Cristo santo!
Henchard si precipit sul ponte che attraversava il Rio della
Sensa, ancora solo un crepaccio fangoso, e, giunto alla
statua del Moro sull'angolo del Campo dei Mori, svolt a destra.
Rapido super la casa del Tintoretto e le tre vicine.
Qui si blocc di colpo. Una donna stava uscendo dal
portoncino dell'appartamento. Era ben vestita, attraente
con le sue forme statuarie.
Rimase a fissarla a bocca aperta, balbettando: Mi dispiace,
signora, ma questa  casa mia.
Lei lo guard con gentilezza. Lei si confonde. Indic
con un gesto del capo la casa accanto. Forse ha la porta
sbagliata.
Ma certo, quella era la ragazza! Il suo distinto amante ancora
non sapeva che l'agente immobiliare aveva cambiato
idea. Mi spiace, signora, ma  un errore dell'agenzia. La
signorina Pastora  un po' ... Henchard fece girare un dito
vicino alla fronte pasticciona. Ha affittato due volte la
stessa casa. Sono dolente di dirglielo, ma il mio contratto 
precedente il suo. Lo estrasse dalla tasca interna della
giacca, glielo pass rapidamente sotto gli occhi e poi lo rimise
a posto. Dica al suo - ehm - amico di chiamarla. Lei
confermer quel che le dico.
Il mio amico? La donna sembrava perplessa.
Posso avere la sua chiave?
Per un attimo parve incerta, poi cedette. E va bene, non
importa. Cerc a tastoni nella borsa, gli porse la chiave e
se ne and.
Lui rimase a guardarla di schiena. Per una puttana, aveva
una classe particolare, non come quella sciocca Giovanna.
Henchard era molto sollevato che lei non avesse
piantato grane e gli avesse ridato la chiave con tanta buona
grazia. Voleva dire che non sapeva a cosa stesse rinunciando.
Ma forse il suo amante lo sapeva, lo sciocco che
credeva di aver preso in affitto l'appartamento.
In affanno, Henchard corse su per le scale, apr la porta
dell'appartamento e si precipit nella stanza.
Sgomento, vide che la porta dell'armadio era socchiusa
e quando la spalanc completamente s'accorse con costernazione
che un'altra assicella era caduta in terra. La
stretta fessura fra le rimanenti assi adesso era larga una
trentina di centimetri. Quel fottuto bastardo ci aveva sbirciato
dentro e aveva visto il prezioso tesoro di Henchard.
Merda!
Ma adesso, Cristo, doveva tornare in ospedale. C'erano
pazienti da visitare, una telefonata sgradevole da fare.
E, in seguito, era perfettamente chiaro quel che andava
fatto, e fatto senza indugio.
...
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CAPITOLO 9.
...
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...
Il grande convegno non era ancora iniziato, anche se alcuni
studiosi giunti da ogni dove eran gi a curiosare
nella Biblioteca Marciana, creando intralci, obbligando
a salvataggi di emergenza dalle grinfie feroci del dragone
in gonnella all'ingresso che richiedeva con insistenza
il motivo per cui dovesse farli entrare: gente della
statura di Herr-Direktor del Kunst Historisches Museum
di Vienna, di due altri dalla Morgan Library di New
York, e del curatore degli incunaboli della Newberry Library
di Chicago.
Questi augusti visitatori continuavano a presentarsi,
con troppo largo anticipo, mentre i preparativi erano ancora
freneticamente in corso. E restavano l nell'atrio
d'ingresso della Marciana, sotto il bieco sguardo sospettoso
della dragonessa, eminenti personalit in attesa che
si potesse chiamare Sam. Lui allora era costretto a venir
gi a scusarsi di persona, a passare il resto della giornata
portandoli a colazione o facendo loro da Cicerone,
spiegando perch l'acqua debordasse oltre le rive di pietra
dei canali in certe ore del giorno.
Oh, nessun problema, esclam il rappresentante della
Houghton Library di Harvard. In fondo, io passo met del
mio tempo nelle paludi, studiando flora e fauna.
Ma questo non  niente! disse la signora che veniva dal
British Museum. Mi aspettavo il Diluvio e l'Arca di No!
Forse dovremmo cominciare a formare le coppie,
scherz il direttore del Fitzwilliam. Due cammelli, due giraffe,
due studiosi di incunaboli? Fece l'occhiolino alla signora
del British Museum, ma questa strinse le labbra, con
un'espressione corrucciata.
Quindi Sam era assillato e preoccupato, mentre Homer
si beava dalla felicit. Lui adorava le biblioteche, qualsiasi
biblioteca, da un armadio pieno di libri nel municipio di
un paesino rurale alle sconfinate raccolte della Widener Library
di Harvard. Per Homer, le biblioteche erano luoghi
sacri come le chiese, e i sacerdotali bibliotecari una razza
benedetta, vestigio salvifico nel mondo del peccato. Ogniqualvolta
Dio si faceva impaziente e decideva di distruggere
il mondo, si ricordava dei bibliotecari e tratteneva la
mano. Almeno, era questa l'opinione di Homer. Anche
questa biblioteca era terreno consacrato.
E lui stava dando una mano! Sam infatti stava utilizzando
Homer nel trasporto e nella sistemazione dei testi. Gli
era permesso di entrare nei sacri depositi ed estrarre un
inestimabile volume dopo l'altro, e, attraverso un passaggio
privato, portarli su nella magnifica sala di lettura, la Sala
della Libreria Sansoviniana.
Questa sala non era come quella normale del piano terreno,
per quanto meravigliosa quella potesse essere. Questa
era un capolavoro dell'alto Rinascimento Veneziano,
decorata in ogni sua parte celebri da artisti veneti, scelti da
Tiziano e Sansovino in persona. Qui, circondati dalla gloria,
Homer Kelly e gli altri aiutanti di Sam liberavano dalle
buste a bolle d'aria che li proteggevano antichi volumi
danneggiati dai tarli.
Con reverenti mani Homer aiutava a sistemarli diritti nelle
vetrine della mostra. Poi Sam Bell in persona arrivava di
qua e di l per scegliere le pagine che andavano tenute
aperte con nastri di raso.
Quando il lavoro fu terminato, Homer pass un'ora a
guardare con occhi adoranti le splendide pagine, cercando
di decifrare i titoli latini. Poteva arrivare alla Catilinaria
di Sallustio, che era ornata di cherubini in volo, ma Sam
dovette aiutarlo con i titoli greci, la Geografia di Tolomeo
e le Epistole di San Paolo.
Quanti libri aveva in tutto il Cardinal Bessarione? chiese
Homer, ammirando le iniziali a foglia di un testo latino
di Tito Livio.
Migliaia. Ecco perch si costru una biblioteca che
potesse ospitarli. Sam prese Homer per un braccio e lo
condusse a una vetrina sull'altro lato della sala. Chinandosi
sul vetro vi alit sopra una reverente nebbiolina.
Come certo saprai, Homer, la stamperia di Aldo Manuzio
fu una delle prime a Venezia. E questo  il suo capolavoro,
Il Sogno di Polifilo. Credo sia il pi bel libro
mai stampato.
Homer era alto quasi due metri, aveva cinquant'anni e
una folta barba grigia, ma gli venne da piangere come un
bambino. Sua moglie Mary si lamentava a volte di come lui
si facesse sempre prendere da nuove infatuazioni. Non
c'era nulla e nessuno che riuscisse ad annoiarlo, in qualsiasi
ramo dello scibile, per quanto poco potesse capirne.
Ora si sentiva sopraffatto da una soggezione sentimentale,
e deglut sonoramente.
Sam gli diede una pacca sulla spalla. Dai, su. Facciamo
uno spuntino. In ufficio ho una bottiglia di Prosecco. Prima
mi assicuro che gi non ci siano frotte di dignitari risentiti.
Attraversarono lo splendido vestibolo, dove Homer allung
il collo per ammirare la figura allegorica della Saggezza
effigiata da Tiziano sulla volta - anche lei ovviamente
un'entusiasta della Biblioteca, visto che stava consultando
sia un libro sia un manoscritto. Poi discesero lo
stupendo scalone del Sansovino, uscirono sotto il porticato
e rientrarono per risalire un'altra serie di scale. Mentre
s'inerpicavano lentamente sulla seconda lunga scalinata -
Sam era molto stanco e Homer era fuori forma - Sam ripet
ancora una volta a se stesso che nulla importava pi.
Avrebbe fatto tutto quel che voleva.
Avrebbe piantato ogni cosa, tutta la stramaledetta faccenda,
la mostra e il convegno e tutti i suoi doveri quale
curatore di alcuni fra i pi importanti testi del mondo
occidentale. Sarebbe fuggito via da tutto questo e si sarebbe
imbarcato con la dottoressa Lucia Costanza su un
piccolo veliero, e le sue vele rosate sarebbero state sospinte
da un vento gentile che li avrebbe portati nell'isola
di Cythera. Sarebbe stato cos facile, cos semplice.
Tutto quel che lui doveva fare era indurla ad abbandonare
l'eminente incarico alla Procuratoria, spezzare i
vincoli del suo matrimonio e infine far l'amore con lei in
qualche recesso fiorito.
Che cosa dicevi, Homer? Oh, si, certo, siamo arrivati.
Entra, entra.
Il telefono squillava nell'anticamera. La segretaria di Sam
tenne sospesa la cornetta e mormor, Il sindaco.
Il sindaco, disse Sam, in tono di scusa, invitando con
un gesto Homer a entrare nel suo ampio ufficio con vista
sulla laguna. Quando vi entr qualche minuto dopo gli
spieg che il sindaco stava convocando un consiglio per
discutere dell'acqua alta. Sai, consister di tutti quelli
coinvolti, qua intorno alla piazza.
Acqua alta? ripet Homer. Ah, capisco, la marea. Per,
c' gi, e non  tanto tragica.
Sam lo guard, dubbioso. Devi solo aspettare, Homer,
disse. Non hai ancora visto niente .
Vers lo spumante nel bicchiere di Homer, sollev il
suo, ed esclam, Cin cin.
Homer brind, ma poi torn subito al parlare del grande
Cardinale. Dimmi, Sam, la Marciana possiede tutti quanti
i libri di Bessarione?
Oh no. Ne mancano moltissimi. La biblioteca non cominci
a funzionare se non parecchio tempo dopo la donazione
alla citt. Molti libri furono lasciati in deposito qua
e l, e prestati come se appartenessero a una normale biblioteca
circolante, cos qualcuno si perse lungo la strada.
Poi quell'idiota confusionario di Napoleone Bonaparte decise
di fondare una Biblioteca Italiana, cos numerosi libri
di Bessarione rimasero a Padova, in attesa, solo che l'evento
non si verific e i volumi cominciarono a scomparire.
Ecco quanto ne so.
Ma che ne fu dei testi a stampa? Ci sono ancora copie di
quel divino Sogno di Polifilo in giro da qualche parte?
S, pochissime. E valgono una fortuna.
Homer si appoggi allo schienale della sedia e osserv
la fila di ritratti appesi al muro alle spalle di Sam Bell. Chi
sono tutti quelli l? Scommetto che si tratta dei tuoi predecessori.
Ci sar anche il tuo ritratto, lass un giorno, il Dottor
Samuele Bell, illustre Conservatore dei libri rari?
Sam trasal. Lev lo sguardo verso la serie di ritratti di
studiosi e cattedratici. Alcuni li aveva conosciuti di persona.
Nessuno di quei dignitosi personaggi, per quanto ne
sapeva lui, aveva mai sognato di abbandonare i propri doveri
e di far vela con la donna amata alla volta dell'immaginaria
isola di Cythera, luogo di delizie sacro a Venere,
dove l'amore regnava eterno e la morte non esisteva.
...
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CAPITOLO 10.
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Stava squillando il telefono. Ursula tir su la cornetta e disse
un timido Pronto?
Una forte voce maschile chiese del dottor Samuele Bell,
ma in quel momento suo padre prese la chiamata dallo
studio.
Invece di riagganciare, Ursula rimase ad ascoltare.
Quando la conversazione fu terminata, lei se ne and silenziosamente
in camera sua e chiuse la porta. Un minuto
dopo usc di nuovo e controll se la nonna era rientrata a
casa dopo aver fatto la spesa.
No, era ancora fuori. Ursula si fiond in camera della
nonna e apr il cassetto dove la signora Wellesley teneva
medicine, flaconi di profumo, ombretti viola e verdi, mascara
nero, ciglia finte, crema antirughe e un disordinato
portagioie traboccante di braccialetti, spille, orecchini tondi
a clip, vecchi occhiali bifocali e fili di perle coltivate.
Sotto il portagioie c'era una busta. Ursula la tir fuori e si
serv d'una banconota da cinquemila lire. Poi infil di nuovo
la busta dov'era prima, chiuse adagio il cassetto e scivol
fuori dalla stanza.
Il giorno dopo, all'uscita dalla scuola, entr nel negozio.
Buona sera, piccola, disse l'uomo dietro al banco.
Un'altra, oggi? Devi averne una buona raccolta, ormai.
Quale vuoi oggi?
Quella l, per favore, rispose Ursula.
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CAPITOLO 11.
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Anche Mary si stava divertendo. Era uscita ogni giorno a
esplorare la citt, senza badare se la macchina fotografica
che portava a tracolla la faceva sembrare una turista. Dopo
tutto, era una turista, una turista curiosa e attenta che
consultava la sua guida a ogni angolo di strada e lottava
per spiegare e poi ripiegare nel verso giusto la pianta della
citt mentre il vento le soffiava contro.
Prima di partire dal Massachusetts avea comprato dieci rullini
a prezzi scontati. Ora aveva cominciato a usarli senza limitazioni.
La macchina era sempre pronta. Quando hai
qualche dubbio, schiaccia il pulsante e scatta. Non le importava
quanto fossero banali i suoi soggetti o quanti altri turisti
stessero facendo le stesse foto. Immaginava che intere
fabbriche Kodak stessero sfornando enormi pacchi di identiche
immagini degli stessi posti famosi. Non le importava.
Agli inizi Mary aveva un progetto. Avrebbe esplorato
una parte della citt alla volta e avrebbe tenuto un elenco
di ogni foto che faceva. Il primo giorno era stata scrupolosa
a registrare ogni scatto:
1. Riva degli Schiavoni, statua di Vittorio Emanuele
2. Veduta della laguna con San Giorgio Maggiore
3. Altra veduta della laguna
4. Gondola con turisti giapponesi sotto il Ponte dei
Sospiri
Gruppi di turisti giapponesi erano dovunque. Mary immagin
che a Tokyo ci fosse un'agenzia di viaggio che
offriva viaggi a prezzi stracciati. A Venezia i giapponesi
erano cortesi e interessati ma erano cos tanti che a volte
le sbarravano il cammino. Educatamente si stringevano
tutti insieme quando si fermavano a fare una foto.
Ovvio che fossero ansiosi quanto lei di registrare la favolosa
citt e serbarla per sempre. Lei non pot evitare
di riprenderli in primo piano quando fotograf Santa
Maria della Salute e il Ponte di Rialto. E naturalmente
molte delle loro innumerevoli istantanee avrebbero avuto
Mary Kelly come elemento eterogeneo davanti alla
Torre dell'Orologio in Piazza San Marco, una donna che
superava a grandi passi il Campanile o si muoveva fra i
piccioni della piazza.
Che lo volessero o no, ognuno catturava il volto dell'altro.
Il mese prossimo a Tokyo la figura alta e solida di una
donna americana sarebbe comparsa sugli schermi di centinaia
di camere buie. Lei sarebbe stata la parte anonima
dello sfondo di un sorridente gruppo familiare. Il suo album
veneziano, invece, avrebbe compreso frotte di giapponesi
mentre davano da mangiare ai piccioni, ammiravano
i quattro cavalli di bronzo sui portali di San Marco o sedevano
ai tavolini davanti al Florian.
Oggi anche le due coppie inglesi erano nelle foto di tutti
mentre facevano colazione al Florian, e seduti sotto le
Procuratie mangiavano zuppa di pesce e bevevano vino
bianco mentre il pianista eseguiva brani tratti dai musical
di Broadway.
Ecco una donna che si nota, disse il vescovo, togliendosi
gli occhiali da lettura e fissando Mary Kelly che stava
attraversando la piazza.
Dove? chiese la moglie, girando la testa per un angolo
di 180 gradi.
La moglie del deputato lanci uno sguardo oltre l'omero
e si strinse nelle spalle. Americana, direi.
Porto ora il secondo? domand il cameriere.
Mi piace spaghetti alle vongole, esclam subito il vescovo,
dandosi delle arie, azzeccando il pronome col verbo
ma dimenticando che spaghetti era plurale.
La moglie ordin fegato alla veneziana, e poi rivel a
tutti un suo segreto. Stava cominciando un romanzo ambientato
a Venezia, pieno di palazzi fatiscenti, di ponti in
rovina, di fetidi canali e gondolieri lascivi. Sul serio, ce
l'ho tutto in testa. Tutto quel che mi resta da fare  metter
penna su carta, per cos dire.
Il pianista esegu un glissando per tutta la tastiera e concluse
esplodendo in Younger Than Springtime, mentre
Mary Kelly svolt nella piazzetta sottraendosi alla loro vista
e scatt una foto del Palazzo Ducale.
Quando hai qualche dubbio, scatta. Pi ne fai meglio .
Scatta, pigia il pulsante, scatta, cambia il rullino, scatta.
...
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CAPITOLO 12.
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...
Il dottor Richard Henchard si aggir qualche minuto per la
stanza, pensando rapidamente, saettando lo sguardo di
qua e di l. Poi per calmare il suo cuore agitato si sedette
in una comoda poltrona accanto al corpo di Lorenzo Costanza,
e rilesse la lettera della moglie di Costanza che aveva
trovato sul tavolo:
Lorenzo,
ti lascio. Tu sai perch. Affitter un appartamento. Ho ritirato
i miei risparmi dalla banca. Qui accluso c' un assegno
a copertura garantita per met dell'intera somma.
L.
Henchard non pot fare a meno di sogghignare. Tu sai
perch. Be', certo il povero sciocco sapeva perch. Anche
Henchard lo sapeva. Era un Casanova, il tipo. Aveva affittato
- o tentato di affittare - quel posto su Rio della Sensa
per lo stesso motivo per cui l'aveva preso Henchard, un'amante.
L'uomo che ora giaceva morto sul pavimento aveva
voluto un nido per la bella donna che Henchard aveva
visto uscire dal portone.
Ma naturalmente non aveva mai parlato di questo con
sua moglie. Non era il genere di cose di cui si parla alla
propria moglie. La moglie di Costanza era forse un'altra
grassa arpia come Vittoria, sua moglie. Lei non era al corrente
dei piccoli segreti del marito. Non sapeva nulla dell'appartamento
e di ci che conteneva. Immaginava che
lui le fosse infedele, si limitava a questo. Le mogli, sapevano
sempre.
Bene, quel bastardo aveva perso la moglie e la vita nella
stessa giornata. Ma, grazie a Dio, aveva anche perso il tesoro
nascosto dietro il muro dello sgabuzzino nella casa di
Rio della Sensa.
La lettera poteva tornare utile in qualche modo. Che poteva
farne, lui? Henchard carezz con amore l'assegno, ma
quello non poteva incassarlo assolutamente. Sarebbe stata
una follia.
Alzatosi, prese a esplorare il resto dell'abitazione. Era un
bel posto, arredato con cura, c'erano credenze rustiche e
seggiole Biedermeier. Nella camera da letto della signora
Costanza lui rovist nei cassetti e - con deliziata sorpresa
- fra la biancheria intima trov - eccolo!- un revolver esattamente
della stessa marca e modello della sua. Un modello
molto popolare, gli aveva detto il negoziante dell'armeria milanese.
Anche io ho la stessa pistola.
Era l, come un miracolo, fra reggiseni e mutandine. Certamente
la donna l'aveva maneggiata, quell'arma; ci dovevano
essere le sue impronte dappertutto. La sollev con reverenza
con un paio di mutandine di seta e si chiese come
trarre vantaggio da questo colpo di fortuna. E se facesse
sembrare suicidio la morte di quest'uomo? Splendido quel
che si poteva imparare dalla televisione - si stringevano le
dita del morto sull'impugnatura dell'arma, ed era cosa fatta.
Ma lui voleva davvero che sembrasse un suicidio? E se
invece avesse fatto sembrare che l'aveva ucciso la sua stessa
moglie?
Pi ci pensava e pi l'idea gli piaceva. La pistola aveva
gi le impronte di lei. Si sarebbe portata via la sua, identica
a questa, quella con la quale lo aveva ammazzato, lasciando
l'altra al suo posto: un'arma dello stesso calibro,
che usava gli stessi proiettili ed era coperta delle impronte
digitali di lei. E per di pi - Henchard rise sonoramente -
lei era scappata! Sarebbe sembrato molto sospetto. E che
dire del conto in banca? Aveva ritirato tutto il danaro che
aveva! Di bene in meglio!
Portandosi dietro la pistola della signora avvolta per sicurezza
nelle mutandine, Henchard torn da basso. Scavalcando
il corpo di Lorenzo Costanza si avvicin alla finestra
e guard fuori cercando un posto dove depositare l'arma.
Doveva essere un nascondiglio perfetto, non cos ben
nascosto da non essere scovato immediatamente, ma, d'altro
canto, non scelto ad arte. Doveva sembrare come se la
donna, nella sua disperazione angosciata e nel febbrile,
colpevole rimorso l'avesse scagliata via e fosse fuggita.
Tutte le case lungo questa piacevole calle nel sestiere di
San Polo avevano davanti piccoli giardini. Quello della casa
era ideale. Henchard apr la finestra senza far rumore e
lasci cadere la pistola della donna sul terreno sottostante.
Chiudendo la finestra, si chiese cos'altro potesse fare per
incriminare la signora. La sua partenza doveva sembrare
una fuga frettolosa. Sal ancora nella camera da letto ed
esamin l'armadio. Era quasi vuoto. Ovviamente, lei s'era
gi portata via la maggior parte degli abiti.
Astutamente Henchard prese qualche capo di biancheria
intima dal cassetto dove aveva trovato la pistola, li sparse
sul letto e ne sparpagli altri sul pavimento.
Era quasi pronto ad andarsene. C'era soltanto un'altra cosa.
Nella cucina trov una scatola di fiammiferi. Ne strofin
uno contro un lato della scatola e mantenne la fiamma sotto
la busta che conteneva l'assegno e il biglietto d'addio di
Lucia. La carta bruci alta. Quando fu quasi tutta consumata,
lui la fece cadere nel lavandino, si soffi sulle dita
scottate e con l'acqua fece defluire le ceneri nello scarico.
Prima di andarsene, torn nella stanza dove giaceva il cadavere.
Nella sua professione di chirurgo Henchard aveva
visto spesso uomini e donne sotto anestesia, e tutti avevano
lo stesso sguardo vacuo, impotente. Erano stati trasformati
da esseri vivaci, retti, intelligenti, in tronchi di legno. Se erano
pazienti di Henchard si risvegliavano e riprendevano il
loro s attivo, almeno per un po' - alcuni erano, ovviamente,
condannati, Ma questo particolare tronco di legno era
morto stecchito. Non si sarebbe alzato mai pi.
Nella citt di Plymouth, dove Henchard era cresciuto,
sua madre aveva fatto parte dei Plymouth Brethren, e
sempre aveva insistito con forza sulla necessit di tenersi
lontani dal male, di evitare ogni possibile contatto con il
peccato. Naturalmente il giovane Ricky non aveva seguito
i consigli della madre ma ora non poteva fare a meno di ricordare
alcune delle sue espressioni amare, delle banalit
che inducevano alla colpa: Ho fatto questo per te. E tu che cosa hai fatto per me?
Pi avanti, ai tempi del suo matrimonio veneziano, era
stato battezzato cattolico romano, e sulle sue spalle si era
aggiunto un ulteriore carico di biasimo morale.
Ma tutte e due le influenze erano state deboli, e lui non
vi aveva dato peso. Eppure adesso, mentre guardava il
morto, fecero capolino da un angolo della sua coscienza.
Oggi, nella sala operatoria dell'Ospedale, con un carcinoma
gastrico sotto i ferri, qualcos'altro lo aveva colpito.
Al di sopra del tumore per un attimo aveva visto la nitida
immagine del volto tormentato dello spazzino morente e
questo gli aveva fatto venire un colpo. Tienti lontano dal
male, l'aveva messo in guardia sua madre. Pentiti, e ti saranno
rimessi i peccati,aveva promesso il Santo Padre.
Mentre Henchard se la svignava dalla casa di Lucia e Lorenzo
Costanza, aggiunse un altro elemento alla lista delle
cose da fare l'indomani. Fra una resezione del colon e una
nodulectomia avrebbe fatto un salto a San Marco e si sarebbe
confessato secondo i crismi di Santa Romana Chiesa.
Avrebbe sussurrato al prete seduto al di l della grata
del confessionale: Padre, ho peccato, e il prete gli avrebbe
detto di andare in pace e dire cento Ave Maria. O avrebbe
dovuto confessare un peccato mortale? Padre, ho commesso
un peccato mortale. La moglie di Henchard parlava
sempre del peccato mortale. L'adulterio, diceva,  un peccato mortale.
In un modo o nell'altro, non importava. Si sarebbe confessato da quel famoso prete di San Marco, cos non avrebbe pi avuto visioni dolorose.
...
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CAPITOLO 13.
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La comunicazione ufficiale da parte di Lucia Costanza a Samuele
Bell arriv solo tre giorni dopo la visita di Sam nell'ufficio
della Procuratoria. Quel giorno lui era venuto via
stordito, ma naturalmente c'erano schiaccianti motivi per i
quali lui non poteva spingere oltre la questione, e cio:
Motivo Uno
e
Motivo Due.
La lettera era molto formale:
Dottor Samuele Bell
Biblioteca Marciana
San Marco 7
30124 Venezia
Gentilissimo Dottor Bell,
Le accludo copia della lettera che ho inviato a Sua Eminenza
Pietro Caravello, Patriarca della Basilica di San Marco.
Come vede,  una formale richiesta di cooperazione nella
Sua indagine sull'autenticit delle reliquie del Tesoro.
Le accludo anche la sua risposta ufficiale, che autorizza
il progetto ponendo condizioni molto specifiche che sono
le seguenti:
Per ogni prestito ci saranno documenti che richiederanno
la sua firma. Non si potranno prendere in prestito dal Tesoro
pi di quindici oggetti per volta. Il trasporto richieder
la presenza di un Carabiniere, sia all'andata sia al ritorno.
Ogni oggetto potr restare presso di Lei non pi di trenta
giorni.
L'unica nota un po' personale nella lettera era una raccomandazione
finale:
Come curatore dei preziosi volumi della Marciana Lei comprender
quanto sia necessaria la prontezza nella restituzione
di ogni reliquia. Dovr dunque rispettare la scadenza
senza chiedere un rinnovo.
Distinti saluti
Dottoressa Lucia Costanza
Procuratore di San Marco
Sam era fuori di s dalla gioia. Restava seduto alla scrivania
gustandosi la lettera e i suoi allegati, felice non solo
per l'occasione di sfatare la superstizione ma perch ora
aveva un motivo per parlare di nuovo con la dottoressa.
La chiam subito in ufficio.
Pronto? Voce forte e virile.
Sono il dottor Samuele Bell. Posso parlare con la dottoressa
Costanza?
Ci fu una breve pausa. Forse non ha letto il giornale,
disse l'assistente di Lucia, il cui nome, si ricordava Sam, era
Bernardi.
Il giornale? No. Cos' successo?
Il marito della signora Costanza  stato ucciso e la signora
 scomparsa.
Cosa!
E mi spiace aggiungere, continu spietato Bernardi, 
scomparso anche un oggetto dalla sua scrivania, una statuetta
molto preziosa. Bernardi giocherell con il peso
che aveva in una tasca dei calzoni: era un bronzetto del 17esimo secolo: un centauro.
Sam cerc di parlare, ma Bernardi lo interruppe. In sua assenza, faccio io le veci di procuratore, anche se il mio incarico
permanente sar giocoforza ritardato. E devo dire, signor Bell, che, rileggendo la lettera inviatale a proposito
di diverse sacre reliquie, credo che la decisione avventata
della signora Costanza debba essere riesaminata.
La dottoressa Costanza, corresse aspramente Sam, quasi
fuori di s,  una dottoressa, e sbatt gi la cornetta.
Gli ci volle un po' per riprendersi tanto da uscire a comprare
il giornale. Scese con passo malfermo le due rampe
di scale fino all'atrio d'ingresso dove scorse con la coda
dell'occhio l'imponente figura del direttore del Museo di
Hong Kong. Questi gli si stava avvicinando rapido a bloccargli la strada.
Sam gli fece un grande sorriso a trentadue denti e se la
fil sgarbato per la porta. Fuori, sotto le Procuratie si scontr
quasi con un gigantesco studioso africano in lunga veste
verde, sandali dorati e calze bianche. Mi dispiace,
grid Sam in tono di scusa, e spar di corsa dietro l'angolo.
Il Molo era gremito di turisti. Lui avanzava controcorrente,
verso il chiosco dei giornali vicino all'imbarcadero, dove
adesso un vaporetto si stava accostando, sfregando forte
contro l'attracco galleggiante. I turisti sbarcarono e si mossero
impazienti verso la Piazzetta mentre Sam acquistava i
due giornali locali e spiegava il primo con dita nervose.
Oh, Dio, ecco tutta la storia sulla prima pagina de Il Gazzettino
IL PROCURATORE COSTANZA UN'OMICIDA?
Sotto il brutale titolo c'era una cupa foto del marito ucciso,
Lorenzo Costanza.
Sam avanz a stento tra l'oscillante folla di allegri turisti,
di allegre coppie che si fotografavano a vicenda, di allegre
mamme che spingevano allegre carrozzine, e si
sed sul parapetto di pietra ai bordi dell'acqua. Gondole!
gondole! gridava a gola spiegata un allegro gondoliere,
incoraggiando i clienti. Le gondole si dondolavano
sotto la barriera, mentre gli accessori di ottone scintillavano
allegramente al sole.
L'autore dell'articolo sembrava considerarsi un giornalista
investigativo. Con evidente piacere elencava i sordidi
elementi della storia:
1. Il marito assassinato
2. La moglie scomparsa, una donna eminente
3. La scoperta in un cespuglio di una pistola con le
impronte della donna
4. L'evidente partenza frettolosa di lei
5. Il prelievo di tutto il denaro sul conto presso la
Cassa di Risparmio di Venezia, effettuato prima del
delitto
Sam comprese immediatamente la pesante implicazione di
quel prima. La violenza doveva esser stata premeditata. La
storia aveva un seguito a pagina 3- Le dita di Sam non riuscivano
a trovare pagina 3- Continuavano a girare a pagina 5,
con le sue previsioni di una eccezionale acqua alta a Venezia
in novembre, o a pagina 7 con le notizie da Padova, dove
nella notte quindicimila tacchini erano morti asfissiati.
Alla fine le dita aprirono tremanti la pagina giusta, e l in
fondo c'era un altro articolo, un'intervista con una donna
che aveva abitato vicino a Lucia nel sestiere di San Polo. Era
intitolato LA SOLITA STORIA. Sam lo lesse con disgusto.
Era la solita, vecchia storia ha raccontato fra le lacrime
la Signora Adelberti. LEI era ambiziosa. LUI era un uomo
dalla natura poetica. La dottoressa era troppo presa dalla
sua importante carriera per curarlo nella sua solitudine,
per confortarlo nella sua triste condizione di disoccupato
e cos lui era stato spinto fra le braccia delle altre.
Con dita gravi e attente Sam ripieg Il Gazzettino e ritorn
verso il suo luogo di lavoro. Non esamin il resto del giornale.
Gli sfugg quindi l'argomento a pagina 16, un piccolo
trafiletto con il modesto titolo Spazzino scomparso.
Il fatto che un giovane addetto alla raccolta della spazzatura
per conto della Nettezza Urbana fosse scomparso,
proprio come la distinta signora appena nominata Procuratore
di San Marco, per Sam non voleva dir proprio nulla.
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CAPITOLO 14.
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Il confessionale nella navata nord della Basilica di San Marco
era uno stupendo esempio di intagli barocchi, ma al di l
della tenda rossa lo spazio era buio e intimo come quello di
un confessionale senza pretese in una chiesa di campagna.
La mole di Padre Urbano lo riempiva quasi del tutto.
Oggi teneva le orecchie incollate alla tenda, ma pur cos
riusciva a malapena a sentire il bisbiglio rauco dell'uomo
inginocchiato l fuori. Forse era l'accento che rendeva irriconoscibili
le parole. Era inglese forse? O americano? Stava
confessando un non specificato peccato mortale, ma allo stesso tempo pareva aspettarsi un'assoluzione automatica.
Era chiaro che non comprendeva affatto il sacramento
della confessione.
Figlio mio, devi dirmi qual  il tuo peccato!
Dire qual  il mio peccato! Cristo, padre, sbrigati a darmi
la penitenza.
Padre Urbano lev lo sguardo al di sopra della tenda rossa
del confessionale fino alla cupola dorata della Pentecoste.
Tutti gli Apostoli erano seduti in tondo mentre un
anello di lingue di fuoco scendeva sulle loro teste. Il forte
vento che aveva soffiato su di loro dall'alto dei cieli non
aveva spiegazzato una sola veste n scompigliato il minimo
filo dalle apostoliche barbe, ma ora ognuno di loro
possedeva il dono di poter parlare in tutte le lingue.
Per un momento la lingua di Padre Urbano parve legata.
Poi parl al suo solito modo della certezza della misericordia
di Dio e dell'amore di Dio, e lo avvert che non vi
sarebbe stata penitenza n assoluzione finch il peccato
non fosse stato enunciato. Figlio mio, disse di nuovo,
devi dire il nome del tuo peccato.
In risposta ci fu un lungo silenzio. Infine Padre Urbano
tir la tendina e guard fuori. L'uomo se ne era andato. Ma
qualcun altro aveva preso il suo posto. Una bambina lo
stava guardando speranzosa.
Mia cara, disse Padre Urbano, Cosa vuoi?
Lei non disse nulla ma si lasci cadere sulle piccole ginocchia
rotondette, quasi in imitazione dell'uomo che s'era
appena allontanato in fretta e furia.
Piccolina, disse Padre Urbano, sei molto giovane. Sei
stata preparata per la tua prima confessione?
Lei scosse il capo. In quella una donna apparve all'improvviso,
afferr la mano della bambina, la fece rialzare
bruscamente e la sgrid in inglese. Ursula, ma cosa credi
di fare? Con un malevolo sguardo a Padre Urbano se la trascin dietro.
Il prete rimase solo nella navata, sentendosi imbarazzato.
Avrebbe dovuto aiutarla, dirle qualcosa di incoraggiante, Povera piccola, in qualche modo l'aveva delusa.
...
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CAPITOLO 15.
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...
Mary s'alz tardi e si prepar a un'altra giornata di esplorazioni.
S'infil l'ombrello pieghevole nella borsa insieme
alla guida, al dizionario tascabile, un panino, uno specchietto
e un pettinino. Nel portafogli c'era una carta telefonica
italiana, un biglietto valido per un ingresso nella
toilette pubblica vicino San Marco e l'abbonamento che le
permetteva libert di spostamenti sul Canal Grande in vaporetto,
a qualsiasi ora e in qualsiasi direzione.
Prima sosta, l'Accademia, perch Venezia era una citt di
pittori. Qui Mary li avrebbe trovati tutti riuniti - i tre Bellini,
Carpaccio, Giorgione, Tiziano, Tintoretto, i Tiepolo, Veronese,
Lotto, Guardi, Canaletto. Infinito il numero dei grandi
pittori veneziani. Ognuno aveva dato risalto all'altro e il fuoco
dell'uno aveva fatto scoppiare l'incendio dell'altro.
Ma quando lei sbarc dal vaporetto era troppo presto
per l'Accademia. Mancavano ancora diverse ore all'apertura.
Compr un giornale dal chiosco, senza farci troppo
caso, e si sedette su una panchina. L'italiano dei giornali
era abbastanza comprensibile. In prima pagina c'era un
delitto, ma a Mary Kelly non diceva nulla. Malinconicamente
gett il giornale in un cestino dei rifiuti e lanci uno
sguardo triste ai palazzi sull'altro lato del Canal Grande.
Si udivano rintocchi di campane. Da qualche parte giunse
l'abbaiare d'un cane. Un gabbiano volava sospeso in un
raggio di sole. Mary aveva nostalgia di casa.
Che stupidaggine! Era qui, nella pi affascinante delle
citt, eppure le mancava la cucina di casa sua, le sue incombenze
quotidiane, la sua particolare vista della Baia di
Fairhaven, la sua macchina, la sua vita libera, il suo ufficio
accogliente ad Harvard. Aveva voglia di ritrovarsi nella
biblioteca di Concord, a guardare i familiari busti di Bronson
Alcott ed Ebenezer Rockwood Hoar. Aveva voglia di sentire
il giornale radio del mattino. Si vergognava di ammettere
perfino a se stessa che le mancavano i suoi programmi
preferiti alla TV, che lei guardava di solito accanto a
Homer nel loro comodo letto, appoggiata ai cuscini.
Si trattava di una stupidit passeggera, Mary l'aveva sperimentata
altre volte. Si trattava solo del pesante imprinting
dell'abitudine sul corpo e sul cervello. Le tornava in
mente una sprezzante battuta di Emerson su quei poveri
diavoli di parigini che dovevano cavarsela alla meno peggio,
anche se non avevano mai visto lo Stagno di Bateman
o l'Angolo dei Nove Acri o la palude di Becky Stow.
La nostalgia di casa era la peggior sorta di sciovinismo
provinciale. E che diamine, tutto quel che hai qui  solo un
centinaio di chiese magnifiche e un migliaio di capolavori
della pittura e qualche decina di deliziosi ponticelli e una
flotta intera di gondole affascinanti su canali color della
giada? Dove sono i tuoi topi muschiati? E la tua lisimachia
viola? E il Vanderhoof's Hardware Store?
Sarebbe passata. Mary era certa che sarebbe passata.
L'affetto per questo luogo straordinario sarebbe tornato.
Era come soffrire di mal di mare per qualche giorno a bordo
di una nave.
Il vaporetto stava arrivando. Era un autobus acqueo che
si muoveva pesantemente e raggiunse sbuffando l'imbarcadero
dell'Accademia, andando a sbattere contro il pontile
galleggiante. Lei aspett insieme agli altri che i passeggeri
sbarcassero, poi si affrett a salire a bordo, apr la porta
scorrevole che dava accesso al compartimento con i sedili
e trov un posto vicino a un finestrino.
Sedutasi con la borsa di tela fra le ginocchia, tir fuori la
pianta della citt e decise di smontare a Rialto e andare a
naso, fedele alla massima di fotografare tutto. Pigia il pulsante,
scatta.
Nel frattempo c'era l'intero panorama del Canal Grande
da contemplare a bocca aperta, con la mutevole infilata di
palazzi. Mary continuava a guardare alternativamente la
piantina e i palazzi e teneva la macchina fotografica alta,
accanto al finestrino, fotografando un palazzo dopo l'altro
- palazzo Loredan, Rezzonico, Foscari, Papadopoli. Poi
trasfer la propria attenzione alle vivaci imbarcazioni - i vaporetti
che si spostavano in entrambe le direzioni, i barconi
da carico che portavano tutto il necessario dalla terra
ferma. Uno trasportava bottiglie di acqua minerale, un altro
un quantitativo di seggiole di plastica. Gli uomini al timone
si scambiavano saluti e agitavano il pugno chiuso.
Presto, scatta. Punt poi la macchina fotografica su un battipalo
galleggiante che stava conficcando grossi pali nell'acqua
con pesanti colpi di martello. Sopraggiunse un rosso
motoscafo da corsa dei Vigili del Fuoco, producendo
un'onda di prua, mentre nell'altra direzione avanzava rombando
una lancia blu della polizia.
Ma i soggetti pi piacevoli erano le gondole, che sembravano
essere sopravvissute dai secoli passati solo per
farsi fotografare. Mary le giudicava inadeguate a trasportare
carichi umani da un luogo all'altro, certo non in competizione
con questi goffi bus d'acqua. Non si prendeva
una gondola per andare in qualche posto. Era rigorosamente
un'esperienza estetica.
Le gondole erano irresistibili. Mary scattava una foto dopo
l'altra dal finestrino del vaporetto, cercando di catturare
la grazia dei gondolieri, erti a poppa, che si spostavano
elegantemente da un piede all'altro, dondolando appena
in avanti e indietro.
Arrivata alla sua fermata, fece quasi tardi a scendere. Il
Ponte di Rialto le apparve prima di esser pronta. Il vaporetto
stava gi sfregando contro l'imbarcadero.
Mary balz dal sedile e si accod alla folla che scendeva,
facendo appena in tempo a lasciare il vaporetto prima che
la nuova massa salisse a bordo. Il pontile galleggiante ondeggiava
e dondolava. Mary barcoll, finendo contro un
distinto signore. Mi dispiace, signore, ansim, riprendendo
l'equilibrio.
Che novit ci sono a Rialto? ci si domandava ne Il Mercante
di Venezia. Ed era cos che Henry Thoreau aveva chiamato
il Milldam, Rialto di Concord, dove i vecchi indugiavano
a spettegolare all'esterno dei negozi, dove Henry doveva
affrontare le difficolt fino in fondo. Rialto voleva dire
pieno di attivit, di commerci, di continuo andirivieni di persone
in su e in gi. Voleva dire il richiamo di Gondole, gondole!
da parte di gondolieri in cappelli di paglia, voleva dire
turisti che trascinavano le valigie su per la lunga gradinata
del ponte, voleva dire agenzie di cambio per traveler's
checks, voleva dire negozi e bancarelle con foulard e fantasiose
maschere di Carnevale e chioschi che vendevano cartoline,
T-shirt, Il Gazzettino e La Gazzetta dello Sport.
C'era un altro giornale con un titolone a grandi caratteri
neri su una moglie che aveva ammazzato il marito e poi
era scappata. Il nome attrasse l'occhio di Mary, Dottoressa
Lucia Costanza. Non era la signora alla quale aveva scritto
Homer? Certo che no! Non poteva trattarsi della loro
dottoressa, la distinta signora che aveva risposto con una
lettera tanto gentile, formulando il proprio benvenuto in
un inglese quasi perfetto, con solo qualche sporadico,
simpatico errore.
Che direzione prendere adesso? Doveva attraversare il
ponte ed entrare nel sestiere di San Polo? No, quello l'avrebbe
lasciato per un altro giorno. Svolt invece a destra,
in una marea di turisti, poi a sinistra e poi a destra ancora.
Si perdette presto, ma non importava. Dopo tutto, aveva
deciso che sarebbe andata a naso.
Per il resto della giornata girovag senza una meta precisa,
fotografando una chiesa dopo l'altra, un campo dopo
l'altro, felice nelle calli secondarie alla vista del bucato steso
in alto, lenzuola rosate come volte paradisiache, grembiuli
dai cordoni svolazzanti. Quando una carrucola strideva,
lei faceva giusto in tempo a cogliere una mano che
si allungava ad assicurare alla corda, con una molletta, una
tovaglia bianca.
La nostalgia di casa era stata dimenticata. Come in
trance, lei si lasci trasportare verso nord e poi a ovest,
nel sestiere di Cannaregio. Che chiesa era questa? Non
importava. Era decorata con festoni di sculture molto
mosse, una frenesia di marmo bianco sullo sfondo del
cielo. Scatta. Lei attraversava ponti e si ritrovava in callette
senza uscita, poi tornava a tentoni in ampie calli
piene di gente che faceva acquisti. C'era un intenso
scambio di chiacchiere e fragranti profumi di pane, di tabacco,
di vaniglia, di gomma da masticare. Uva e pere
erano disposte dinanzi a un negozio come opere d'arte,
cos come in una vetrina campioni diversi di pasta - verdi
tagliatelle agli spinaci, scura pasta al nero di seppia,
marrone pasta al cacao.
Dirigendosi di nuovo a nord, segu la lunga fondamenta
che costeggiava il Rio de la Misericordia. Era ormai tardo
pomeriggio e la marea stava salendo. L'acqua superava
il bordo del canale. Mary prosegu lungo la fondamenta,
rasentando le facciate delle case. Arrivata a un altro
ponte lo attravers, e si ritrov nel Ghetto Nuovo, dove il
terreno era asciutto.
Gi, naturalmente, ecco il Ghetto originario. Lei aveva
letto la storia degli ebrei a Venezia. Una storia lunga e crudele.
Quali appartenenti a una razza disprezzata, erano
stati confinati in quest'isoletta dove sorgeva una fonderia
dismessa, chiamata appunto Ghetto, dalla quale erano
autorizzati a uscire solo a certe ore.
Mary girell per il campo fermandosi davanti a un muro
con un bassorilievo in bronzo con forti immagini di carri
bestiame e crematori. Forse anche da questa citt gli ebrei
erano stati deportati in massa nei campi di sterminio? Inorridita,
si chiese ad alta voce, Anche qui?
S, s, disse da vicino una voce alle sue spalle.
Si gir e vide un uomo imponente con un cappello nero
vecchio stile. Aveva una folta barba nera ricciuta. Anche
qui, aggiunse.
Mary torn a guardare i carri bestiame, e chiese con semplicit,
Quanti?
Il rabbino si accigli e per un attimo non disse nulla. Ma
stava solo traducendo i numeri italiani in inglese. Duecento,
disse, e l'espressione si fece pi torva mentre borbottava
fra s, Quarantasei. Poi, con un sorriso trionfante
mise tutto insieme. Duecento quaranta! Girandosi per
andarsene si tolse il cappello e aggiunse, Sei.
Sottovoce Mary disse, Grazie. Indietreggi e sollevando
la macchina scatt una foto dei carri bestiame.
Era l'ultima del rullino, che con un clic si riarrotol all'indietro.
Lei ne inser uno nuovo. Aveva fame ed era stanca.
Imbocc a casaccio un altro ponte entrando nel Ghetto
Vecchio, fece qualche altra foto, e infine smise. Dio santo,
la strada da rifare era ben lunga!
Al di l del Ghetto Vecchio ricomparve l'acqua. La marea
continuava a salire. Non c'era altro da fare che guadare i
tratti gi invasi dall'acqua. Ma la Strada Nova era ancora
asciutta, animata e piena di gente in movimento. A San
Marcuola Mary prese il traghetto in direzione di Castello e
croll a sedere.
Subito cav fuori dalla borsa il notes e cerc di fare un
elenco di quel che aveva visto, di tutte le foto che aveva
scattato.
Ma era inutile. Non sapeva dove era stata perch s'era
spostata a naso, seguendo ogni desiderio impulsivo nell'andare
da questa parte piuttosto che da quella, attirata
dalla vista goduta da un ponte o dall'apparire di un altro
ponte, di un campanile o di una mano che spalancava gli
scuri. Non c'era modo di fare un elenco. Era tutta una gran
confusione.
Mentre l'acqua continuava a salire, Dorothea Wellesley era
stata fuori a far compere. Ora era distesa sul letto, mentre
le galosce s'asciugavano all'aria calda. Stava parlando a telefono
con una vecchia compagna di scuola di Boston, e
si lamentava.  veramente vergognoso. Non ti pare che
dopo un migliaio di anni questa citt dovrebbe sapere come
cavarsela con le acque dell'Adriatico? E le previsioni
per novembre sono semplicemente disastrose.
Ma Dottie, perch non torni a casa? La voce di Francie
era perfettamente chiara, sfrecciata rapidissima da Mount
Vernon Street a un satellite sospeso Sull'Atlantico e poi rimbalzata
gi in Salizada del Pignater. Ora che il caro Giorgio
non c' pi, perch mai dovresti rimanere ancora in Italia?
Oh, Francie, tu non capisci. Io ho un dovere sacro. La
povera figliuola della cara Henrietta, la piccola Ursula. 
una bimbetta disobbediente, ribelle e testarda, viziata in
tutto dal padre. Ha bisogno della mia amorevole disciplina.
E quel che  peggio e qui la voce di Dorothea si ridusse
a un mormorio melodrammatico, trasmesso fedelmente
dal satellite chi sa, Francie, cosa potrebbe accadere in
questa casa, se non ci fossi io a conservare una sana atmosfera
familiare?
Pot sentire Francie che tratteneva il respiro, inorridita.
Oh, Dottie, vuoi dire che tuo genero...?
Proprio cos, disse Dorothea.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
A Homer piaceva la compagnia di Samuele Bell. Intuiva
che la natura di Sam era pi rigorosa della sua. Sam era
allo stesso tempo divertito, modesto e sprezzante. Il disprezzo
non nasceva da cattiveria, ma dalla delusione
per un mondo che avrebbe dovuto essere migliore, che
sapeva perfettamente come essere migliore ma testardamente
rifiutava di migliorare. L'unico modo per sopravvivere
in un mondo siffatto era riderne, ed era quel
che Sam faceva.
Ma c'era qualcosa di strano in Sam. In qualche misteriosa
maniera era diverso dall'uomo che Homer aveva conosciuto
in Massachusetts, pi avventato e impulsivo. Be', ci
vuole una vita per conoscere qualcuno. Anche Homer era
avventato e impulsivo.
Era evidente che l'avventatezza di Sam era in aumento.
Di recente, solo negli ultimissimi giorni, c'era stato un crescendo
di umorismo pazzesco nelle sue parole come se
stesse coprendo con una nebbia accecante qualcosa di represso
e tormentoso. Un paio di potenti tenaglie sembrava
gli stesse tormentando i visceri, ma Homer non aveva la
pi pallida idea di cosa potesse essere.
Dopo una estenuante giornata nella quale avevano
ascoltato le relazioni accademiche dei partecipanti al
convegno, si stavano rilassando nell'accogliente soggiorno
di Sam. Io ho due elenchi, dichiar Sam.
Sdraiato in poltrona, sorseggiava succo d'arancia.
Quello dei Barbosi - e Barbosi con la B maiuscola - e
quello dei bastardi.
Il succo d'arancia di Homer conteneva una buona dose
di gin. Bastardi! Con la B maiuscola anche questi? Posso
darti qualche suggerimento per nomi da aggiungere?
Si accinsero a discutere dei candidati. Venivano subito in
mente alcuni dei convegnisti. Sam spieg che c'erano vari
livelli di Barbosi, fra i quali Barbosi di Terza Classe, di Seconda
Classe e di Prima Classe, nonch una classe speciale
su in alto, il Supremo Barboso del Mondo.
E i bastardi? chiese Homer. Sono anch'essi divisi in categorie?
Non ancora. I Bastardi sono - come dire? - generici. Sono
tutti rivoltanti allo stesso grado.
Che mi dici del Professor Himmelfahrt? sugger Homer.
Santo Iddio, Sam, avrei potuto consigliarti di rifiutare il suo
saggio. Lo conosco da una vita. Per parlare di barbosi.
Sam fiss il soffitto, socchiuse gli occhi e ponder. Io lo
classificherei Barboso di Prima Classe, ecco, non di pi.
Dovremmo distribuire degli attestati l'ultimo giorno del
convegno, propose Homer, versandosi un altro drink.
In quel momento s'apr la porta e fece il suo ingresso la
signora Wellesley. Ebbe un sorriso smagliante per Homer
e gli tese la mano. C'era un che di grandioso in quel gesto,
come se lei si aspettasse un baciamano. Lui gliela strinse goffamente.
Oh, professor Kelly, che pensa del mio nuovo lavoro? Il
corniciaio me l'ha appena consegnato. Ridacchi. Penso che lei lo giudichi orribile.
Il suo nuovo lavoro? Homer guard il quadro nuovo
appeso alla parete. Era decisamente orribile. Un vero insulto
alle mappe antiche e al quadro di Paolo Veneziano
della parete di fronte. La signora Wellesley aveva ritagliato
una fotografia di una cattedrale francese e ne aveva incollato
i pezzi su una tela quadrata, a simulare un'esplosione con l'aggiunta di lingue di fuoco arancione.
Sam tent di salvare la situazione venendo in soccorso di
Homer. Oh, s, Dorothea,  molto buono. Che cattedrale ? Per caso non  ...?
Chartres? Ma certo che s. L'ho tutta spezzettata.
Buumm!
La Suprema Barbosa del Mondo continu ancora e ancora,
illustrando questo o quel particolare, mentre Homer
ascoltava educatamente, facendo vaghi commenti di
apprezzamento: S, vedo, mmm, s, che carino, s, s, molto carino.
Stava molto attento a non incrociare lo sguardo di Sam.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Non c'era pi un gran problema con l'acqua alta. La luna
si era spostata dal suo diretto allineamento col sole, e
quindi Venezia si godeva una tregua. Ma tutti sapevano
che non c'era modo d'impedire che l'acqua della laguna
crescesse di nuovo, in due settimane, fino a un pericoloso
stato di totale pienezza.
Gli esperti ci dicono che l'acqua alta sar molto peggio
la prossima volta, preannunci il bel meteorologo, fissando
tristemente la telecamera in uno degli studi televisivi di Palazzo Labia.
Il futuro crescere e decrescere dell'acqua alta nella citt
di Venezia non interessava gli oratori e i partecipanti al
grande convegno di Sam Bell. Stavano andando via tutti,
singolarmente o in gruppi. Gli ultimi a partire furono un
paio di storici dell'arte dell'Universit di Boston. Sam li accompagn
al motoscafo che doveva portarli all'aeroporto sulla terraferma.
Dio, non voglio andarmene, disse lo Storico dell'Arte
Numero Uno, abbandonando la dignit del suo status accademico
quale Presidente di cinque importanti istituzioni culturali.
 un tale splendore... oh, lei sa, declam lo Storico
dell'Arte Numero Due, di solito un tipo controllato e flemmatico.
Voglio dire,  come un sogno.
Sam non poteva biasimarli. Quei loro ultimi momenti
nella citt eran spesi proprio l, al centro della pi famosa
veduta da cartolina di tutta Venezia, la Piazzetta con il Palazzo
Ducale da un lato, la Marciana dall'altro e al centro
le alte colonne di San Teodoro (Tdaro per i veneziani) e
del leone di San Marco, mentre una flottiglia di gondole
dondolava pigramente nell'acqua ai loro piedi. Un'altra orda
di turisti s'aggirava nei pressi del giardino comprando
cianfrusaglie dalle bancarelle di souvenir e fotografandosi
l'un l'altro sullo sfondo della nobile distesa della laguna.
Lo Storico dell'Arte Numero Uno compr un cuscino
scintillante con una veduta di San Marco, lo Storico dell'Arte
Numero Due una piccola gondola di plastica. Poi,
con rammarico, montarono sulla lancia. Sam pass i loro
bagagli e pag il motoscafista, sperando che l'enorme
somma sembrasse accettabile nell'elenco delle spese per il convegno.
Era finito tutto. Il magnifico convegno della Biblioteca
Marciana dedicato ai manoscritti del Cardinale Bessarione
e alle edizioni a stampa per i tipi di Aldo Manuzio faceva
ormai parte della storia. Grazie al cielo, gli atti del convegno
sarebbero stati curati da qualcun altro. La mostra con
i volumi sarebbe rimasta aperta ancora sei settimane. Il lavoro di Sam si era concluso.
Un po' afflitto, ripercorse a passi lenti il tragitto per tornare
alla Marciana. Nell'atrio dovette riabituare all'oscurit
gli occhi accecati dalla luce. Sorrise alla signora Di Stefano,
la dragonessa nella sua tana, e affront le due rampe
di scale che portavano al suo ufficio.
Ha l'aspetto stanco, disse la sua segretaria, guardandolo preoccupata. Be', non c' da meravigliarsi. La signora
Pino era una persona in et, scelta molti anni prima per
scongiurare la gelosia della defunta moglie, sempre sul chi
vive, con orecchie e occhi bene aperti a scovare un tradimento.
Ora che Sam era vedovo avrebbe potuto assumere
la pi bella fra le belle per adornare il proprio ufficio, ma
lui era contento della signora Pino che quindi non rischiava il licenziamento.
S, ammise Sam. Credo che mi prender il pomeriggio di riposo.
Naturale.  pi che giusto. Mi occuper io di tutto.
Buon riposo. Sogni d'oro!
Lo guard uscire. Povero ragazzo! Sembrava cos sciupato
e ingobbito. Le continue esigenze del convegno lo
avevano sfiancato.
Ma a casa c'era una sorpresa. Lo attendeva la prima spedizione
di reliquie dal Tesoro di San Marco.
L'ha portato una guardia armata, spieg sua suocera.
Mi ha fatto firmare una ricevuta. Voleva restare qui finch
tu non fossi tornato a casa. Mi son sentita offesa.
Pensava forse che sarei scappata con il suo pacco prezioso?
Gli ho detto che avrebbe fatto meglio a cambiare
idea. Sai che gli ho chiesto cosa c'era dentro e lui non ha
voluto dirmelo? Gli ho detto che eri mio genero, che tra
di noi non c'erano segreti, segreti di nessun genere, ma
lui non ha detto una parola. Ho insistito perch se ne andasse,
e ha fatto una scenata allucinante, ma infine l'ho
letteralmente sbattuto fuori.
Sam ebbe un sorriso stanco. Poteva immaginare la vigliaccheria
della guardia davanti alla prepotenza della suocera.
And nello studio e mise la scatola sulla scrivania. Era
avvolta in carta da pacchi e legata con uno spago, e i nodi
dello spago erano stati sigillati con la ceralacca. Eppure il
pacco pareva tutto sgualcito, come se qualcuno avesse
cercato di disfare l'imballaggio senza slegare lo spago. Forse
sua suocera, nel suo orgoglio ferito e nella sua insaziabile
curiosit, aveva cercato di aprirlo e non c'era riuscita.
Ma non importava. Sam tagli lo spago, tolse la carta e
apr la scatola. Le reliquie di San Marco erano in pacchetti
numerati, ciascuno ravvolto in carta velina. Li depose con
precauzione su un grande foglio di carta da disegno e delicatamente
estrasse una delle reliquie dal suo pacchetto.
Era un pezzetto di legno sacro. Nell'insieme c'erano cinque
frammenti che si supponeva provenissero dalla Santa
Croce e dieci scaglie di ossa non identificate.
Erano mai stati esaminati criticamente in precedenza?
Per quante centinaia e centinaia di anni erano stati oggetto
di venerazione? Quante tragiche suppliche erano state
sussurrate loro, quante preghiere disperate? Con forza improvvisa
Sam fu colpito dal pensiero che le sue irriverenti
mani, che maneggiavano ed esaminavano queste reliquie,
le pi sacre della Cristianit, erano le mani di un infedele.
Dovette rammentare a se stesso che era ora che queste
schegge di ossa e trucioli di sacro legno fossero guardate
da un occhio sereno e obiettivo.
Le domande che si sarebbe posto erano ovvie. Si trattava
di ossa umane? E qual'era l'et dei pezzi di legno? Solo
se avessero avuto quasi duemila anni avrebbero potuto accampare
qualche pretesa di autenticit.
Per stabilire l'et sarebbe stata necessaria la datazione al
carbonio ma questa era al di l delle sue possibilit. Lui
avrebbe potuto determinare almeno se i pezzi provenivano
o meno tutti dallo stesso albero. Ed erano di quercia, di
pino o di cedro del Libano? Il suo microscopio quello almeno
poteva dirglielo. E se fossero risultati di alberi che
non erano mai esistiti in quella parte del mondo? In quel
caso sarebbero stati smascherati come falsi.
Fiss i frammenti sacri, sorridendo fra s. Se avesse dimostrato
che non provenivano dalla croce originale, in altre
parole che non erano stati scoperti da Sant'Elena e poi
distribuiti in tutto il mondo dei credenti, che avrebbe detto
la gente? Be', naturalmente, si sarebbe sentita offesa dal sacrilegio.
Appoggiando il capo sulle braccia si disse, assonnato,
che ora non importava. Infatti, era in un certo senso liberatorio
che non gli importasse pi. Sam chiuse gli occhi e
cominci a pensare alla Crocifissione.
Era accaduto davvero. Su questo non c'erano dubbi. Si
era trattato di un genuino fatto storico. L'uomo di nome
Ges era stato condannato e condotto sul luogo dell'esecuzione
e crocifisso. Nessuno degli estensori dei Vangeli
l'aveva visto, ma ognuno di loro aveva descritto l'orribile
successione degli eventi come se stessero ripetendo la relazione di un testimone oculare.
Sam si addorment sognando proprio la croce - pochi
pezzi di legno inchiodati insieme e piantati nel terreno -
inclinata su un fianco finch non era stata puntellata con
trucioli avanzati, macchiata negli anni dal sangue di tanti
infelici crocifissi. Forse era vero che non c'era stata una sola
croce ma tre, in quel posto chiamato Golgotha. Erano
durate anni, le tre croci, oggetti minacciosi tanto familiari
ai passanti quanto una forca a un crocevia di campagna -
costruite per durare e sterminare molti sporchi mendicanti a venire.
Lo svegli la voce della suocera che stava sgridando ad
alta voce Ursula. Un attimo dopo ci fu un timido bussare
alla porta. Quando l'apr, la figlia l'abbracci avvolgendogli
intorno alla vita.
Lui la sollev e si sedette tenendola in grembo. Pap, disse lei, appoggiandoglisi contro. Pap?
Che c', piccolina?
Cosa sono quelle cose?
Lui le spieg. Lei ascolt, poi allung una mano per toccare uno dei pezzetti di legno, ma lui le prese la mano.
No, no, Ursula, non devi toccare. Ho promesso che nessuno le avrebbe toccate, all'infuori di me.
Solo tu?
Solo io.
Ursula l'abbracci pi stretto. Per favore, pap, posso
avere un po' di soldi?
Quanto vuoi, piccolina?
Era una piccola somma. Lui le diede quel che aveva
chiesto e immediatamente lei scese dalle sue ginocchia, gli
sorrise felice e usc dalla stanza. Un attimo dopo era in
strada, diretta al suo negozio preferito.
Quando torn a casa, la nonna era sulla soglia. Sgomenta,
Ursula s'infil il pacchetto nel cappotto, ma era
troppo tardi.
Ursula, che cos'hai l? Tuo padre ti ha dato dei soldi, vero?
Tuo padre ti vizia troppo. Apri il pacchetto! Fammi vedere cos'.
Ursula cerc di passare oltre la nonna, ma la signora
Wellesley afferr il pacchetto e tir. Ursula resist. Per un
momento ci fu una lotta furiosa, poi il pacchetto cadde in terra con un rumor di cocci.
Oh no, grid Ursula, cadendo ginocchioni. Me l'hai rotta! Ti odio!
La nonna indietreggi, un po' intimidita, e non disse altro.
Ma non aveva rinunciato. Qualsiasi cosa fosse, l'avrebbe
scoperto. Avrebbe rovistato nella camera della nipote finch non l'avesse trovato.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Mary aveva lasciato perdere il suo elenco. Aveva completamente
perso il filo di quel che la sua macchina fotografica
aveva registrato, con l'otturatore che era scattato le mille
volte, aprendosi e chiudendosi rapidissimo. Lei galleggiava
in un mare di palazzi e canali e ponticelli con gondole
che si avvicinavano o si allontanavano e infinite vedute
di chiese - la Salute, i Gesuiti, Santa Maria Formosa,
San Francesco della Vigna, la Chiesa degli Scalzi, Santa Maria
dei Miracoli. Chiese e ancora chiese, c'erano tante chiese.
Ogni piccolo campo aveva la sua, alcune con nude volte
gotiche, altre con soffitti dipinti con visioni celesti.
Il notes che doveva elencare le foto scattate era ormai dimenticato.
Certamente, una volta che le foto fossero state
stampate, lei avrebbe ricordato dove le aveva fatte.
Aveva esaurito tutti i rullini. Port quelli gi impressionati
dal tabaccaio all'angolo della Salizada del Pignater e
ne compr un'altra dozzina. La giornata era piovigginosa,
ideale da passare al coperto. Lei chiese consigli a Sam.
Sei stata alla Scuola di San Rocco? disse lui. No? Be',
allora vacci. Dai retta a me.
Ma che cos', una chiesa?
Vedrai. Convinci Homer a venire con te. Lui non ha ancora
visto niente.  a San Polo. Dammi, ti faccio vedere
sulla pianta.
Con riluttanza Homer rinunci al suo programma di un
altro giorno alla Marciana. Bench il convegno fosse terminato,
lui continuava a godersi la mostra. Il suo cortese
amico Sam aveva ordinato che le vetrine fossero aperte
ogniqualvolta il gentilissimo professore dagli Stati Uniti
desiderasse esaminare un codice o un'aldina. A dire il vero,
bench Homer non lo sapesse, questa prassi discrezionale
era estremamente discutibile, ma Sam Bell aveva superato
ogni remora.
Oggi Homer aveva programmato di dedicarsi all'accurato
esame dei primi dieci libri di Tito Livio e a un codice
particolarmente spettacolare dedicato al papa veneziano
Paolo II.
Usava un nuovo catalogo a schede con linguette, e le linguette
pi piccole erano dipendenti da quelle pi grandi,
e tutto era organizzato secondo il suo vecchio sistema di
schede colorate, rosa, blu, verde e giallo. Questo perch
Homer aveva in mente un progetto grandioso. Pensava di
scrivere un articolo per lo Harvard Library Bulletin - con
la presunzione che i curatori avrebbero accettato un principiante
che si accostava da neofita alla cultura rinascimentale
- con un'ampia recensione della magnifica mostra
veneziana, completa di illustrazioni.
Il progetto stava molto a cuore a Homer. Fu quindi con
grande riluttanza che accett di accompagnare Mary alla
Scuola Grande di San Rocco.
Verr anch'io, disse d'impulso Sam. E naturalmente era
ok, perch da ora in poi stava ubbidendo alle sue nuove
regole. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, ora, perfino
qualcosa tanto folle e fantasiosa come prendersi un giorno
libero per tornare a vedere i pi splendidi capolavori artistici
della citt di Venezia.
Cos si mossero insieme da Castello, attraversando il sestiere
di San Marco, evitando la ressa della Piazza, superando
poi il Ponte di Rialto e seguendo il percorso labirintico
nelle calli di San Polo. D'un tratto Sam esclam, Eccoci
arrivati, e si ferm.
Mary e Homer si fermarono accanto a lui. Immediatamente,
come rispondendo a un istinto, Mary sollev la
macchina fotografica e fece una foto.
Dio mio, esclam Homer, colpito nonostante tutto.
Sembrava una scena montata per un'opera lirica. I due
edifici di marmo bianco in Campo San Rocco erano disposti
ad angolo retto. E includevano uno spazio appena
sufficiente per un tenore smanceroso e una grassa soprano.
Le due facciate erano tutto un trionfo di colonne inghirlandate,
ispide foglie di acanto, finestre ornate di frontoni
e fregi marmorei.
Per di qua, mormor Sam, entrando per primo nell'edificio
a sinistra. L'altro  la chiesa. Tintoretto pass ventiquattr'anni
della sua vita a dipingere la Scuola.
Pagarono il biglietto d'ingresso, e seguirono Sam per
tutto il piano terra, guardando gli enormi teleri alle pareti.
Sam non disse nulla. Ma mentre salivano la splendida
scalinata che portava al piano superiore disse, ansimando:
Mi sembra sempre straordinario, sorprendente, che
un uomo dalla mente acuta e sottile come Tintoretto sia
stato tanto preso dal mito cristiano. Si ferm a met per
riprender fiato. E non solo preso, era - qual  la parola
giusta? - esaltato.
Esaltato, concord Mary solenne. Proprio cos.
Be', naturalmente, risoluto Sam sal il resto della scalea,
 una storia straordinaria.
Quale?, chiese Homer col fiato grosso sugli ultimi gradini.
Sai, l'intera faccenda, la vita di Ges nel Nuovo Testamento.
Sam li guid nella immensa sala, sibilando sarcasmo
a voce bassa. La fantastica storia della Immacolata
Concezione. Sapete benissimo che tutte le misteriose religioni
coeve includevano immacolate concezioni e figure
simili a divinit che venivano sacrificate e poi resuscitavano.
Ecco, guardate qua, l'Adorazione dei Pastori. Si fermarono
a guardare il dipinto nell'angolo, e Sam continu
col suo dileggio. Non ci fu nessuna cometa, non ci furono
re magi, non ci furono pastori inginocchiati dinanzi alla
mangiatoia. Nel primo secolo avanti Cristo non ci furono
accertamenti di verginit. Nessuno sa niente sulla madre
di Ges, eppure ai tempi di Tintoretto questa citt era
tutto un tempio dedicato alla Vergine Maria.
Per  un dipinto cos meraviglioso, sussurr Mary.
Lei ha un'espressione tanto nobile.
Ma certo, disse Sam. Il punto  tutto qui. Che un uomo
geniale pu prendere un'assurdit qualunque e trasformarla
in qualcosa di magnifico. Venite, guardate Mos
che fa sgorgare l'acqua da una roccia.
Lo seguirono per tutto il salone, fissando con timore reverenziale
i teleri e prestando orecchio ai mormorii blasfemi
di Sam.
Ehi, fece Homer mentre completavano il giro, qui c'
un'altra sala.
Ancora la stessa roba. Sam li precedette.
Entrarono nella sala detta dell'Albergo. La Crocifissione
di Tintoretto occupava tutta la parete di fondo. Oh! fece
Mary, e rest in silenzio. Homer le afferr la mano.
John Ruskin trov le parole giuste, disse piano Sam.
Di solito non sopporto Ruskin, troppo autoritario e di vedute
ristrette, ma stavolta ...
Che cosa disse? chiese Homer a bassa voce.
Sam cit a memoria. Devo lasciare che questo quadro
eserciti la sua volont su chi lo guarda, poich va ben oltre ogni analisi e supera ogni elogio.
Poi si zitt, e rimasero tutti e tre a guardare in silenzio il
groviglio di corpi muscolosi che innalzavano le croci dei
ladroni, e gli armati a cavallo, i dolenti in lacrime, il cielo
minaccioso, la torreggiante figura del Cristo sulla croce, a braccia spalancate.
...
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CAPITOLO 19.
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...
La signora Wellesley era il perfetto stereotipo della suocera
- mordace, ipercritica, ficcanaso e piena di pretese. Che
fosse anche di una noia mortale aggiungeva la ciliegina
sulla torta. Sam la sopportava con pazienza, ricordando
con quanto affetto si fosse presa cura della figlia morente.
E come avrebbe mai potuto rifiutare la sua altruistica offerta
di restare a Venezia dopo la morte di Henrietta per
occuparsi di Ursula?
Sam le era stato grato. Aveva offerto alla suocera una camera
arredata ex novo, un generoso stipendio con ampio
rimborso spese, e lei si era installata all'istante.
Quindi come poteva cavillare sul suo modo di agire?
Ursula era ben nutrita, ben lavata, ben vestita, fornita di
costose bambole e giocattoli, portata a vedere film e
spettacoli a lei adatti. L'estate scorsa era stata portata sulle
sabbiose spiagge del Lido e a un parco di divertimenti
in terraferma.
Spero tu non pretenda che io porti la piccola in chiesa,
aveva detto subito Dorothea. Io considero la religione cristiana
pericolosa per la mente impressionabile di una
bambina, specie la versione papista qui in Italia.
No, naturalmente non mi aspetto nulla di simile. Per
Sam aveva provato una certa apprensione. Vero che era lui
stesso a scherzare su ossa di santi e frammenti del Sacro
Legno, ed ora stava addirittura testando tali oggetti! Eppure
l'aspro ateismo della suocera gli pareva un'eredit troppo
fredda per una bambina.
Cos negli ultimi tre anni padre e nonna si erano divisi il
compito di occuparsi della pi giovane componente della
famiglia.
La signora Wellesley sorvegliava ogni mossa della piccola,
Sam forniva l'affetto di cui la bimba era desiderosa, facendola
saltare sulle ginocchia e ripetendole sottovoce
qualche filastrocca in italiano
Al passo, al passo
Va il cavallo del gradasso.
Al trotto, al trotto
Va il caval del giovanotto.
Al galoppo, al galoppo
Va il cavallo dell'Ursula, e ... PUMFETE!
Ma perch era cos impicciona sua suocera? Sam trovava
particolarmente fastidiosa la sua abitudine di frugare in
ogni angolo e recesso della sua vita privata. La sua curiosit
lo aveva costretto due anni prima a mettere un lucchetto
alla porta dello studio. Adesso almeno poteva tenere
carte e corrispondenza lontano dai suoi occhi indiscreti,
anche se a volte Sam si chiedeva se le sue lettere non
fossero aperte prima che lui le ritirasse dal tavolino dell'ingresso.
Le buste ogni tanto parevano un po' strane, come
se fossero state aperte e poi richiuse con la colla.
Quel lucchetto rendeva furiosa Dorothea Wellesley. Era
un insulto. Come potevano esserci segreti fra lei e suo genero?
Forse Sam aveva una donna nascosta? Qualcuna che
non osava portare a casa? Oh, lei non si sarebbe affatto
stupita!
La verit era che la suocera di Sam era sospettosa come
lo era stata sua figlia per sue possibili avventure erotiche.
Per la verit, gli avvertimenti di Dorothea sulla perfidia degli
uomini erano stati i responsabili della circospezione di
Henrietta, messa in guardia contro segretarie voluttuose,
bibliotecarie tutte curve e colleghe passionali. Ridotta da
queste paure a uno stato di gelosia perenne, aveva costantemente
tampinato Sam con i suoi sospetti.
Povera cara Henrietta! Era mancata, strappata ai suoi
cari da un carcinoma che si era diffuso dal seno ai linfonodi
al fegato. Ma sua madre era ancora all'erta. Tre anni
dopo la morte della moglie di Sam, la signora Wellesley
sospettava confusamente che lui fosse pronto a
nuove avventure amorose. Era ancora molto attraente! E
vedovo! E con una posizione importante! Quindi altamente
vulnerabile agli assalti e alle seduzioni di donne
determinate. Avrebbe potuto in ogni momento tradire la
memoria di Henrietta, svignandosela con qualche femmina
fascinosa. Dorothea conosceva le spregevoli menzogne
degli uomini. Se c'era una cosa sulla faccia della
terra che lei capiva da cima a fondo, dentro e fuori, di
schiena e di fronte, in tutta la sua lussuria e falsit, era
l'altro sesso.
Perch Sam chiudeva sempre la porta del suo studio?
Che segreti si nascondevano in quella stanza? Quali prove
di infedelt?
L'arrivo del pacco misterioso alla fine la spron all'azione.
Dorothea inizi una campagna di indagine. Gi dal
primissimo giorno registr una vittoria. Quello sciocco di
Sam! Andando di sopra a fare un pisolino dimentic di
portarsi appresso le chiavi. Erano l, bene in vista, sul tavolino
dell'ingresso.
Qual era la chiave dello studio? Dorothea riconobbe le
chiavi di casa e quelle della macchina che era nel parcheggio
di Piazzale Roma. La chiave della Marciana aveva
un'etichetta. Ne restava solo una e doveva essere quella
che lei cercava.
L'afferr e si precipit fuori. C'era un negozio di ferramenta
dietro l'angolo, proprio accanto alla chiesa di San
Giovanni in Bragora. Dorothea aspett al bancone che il
proprietario avesse finito di contare le viti a un cliente e
aiutasse un altro a scegliere una scala di alluminio. Finalmente
porse la sua chiave, chiedendone due copie.
La commissione aveva richiesto troppo tempo. Quando
rientr in casa, Sam stava emergendo dal suo sonno, all'apparenza
pi stanco di prima.
Sam caro, spero tu ti senta meglio. Dorothea si mise di
spalle al tavolino dell'ingresso e con mossa abile fece cadere
la chiave presa in prestito.
Sam aveva il volto distrutto dalla mancanza di sonno. Mi
far un caff.
Lo guard allontanarsi con passo pesante verso la cucina.
Rapida, riattacc la chiave al portachiavi. Poi entr nella
sua camera e mise le nuove chiavi sul cassettone accanto
alla fotografia di Henrietta in abito da sposa.
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CAPITOLO 20.
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Pi Mary continuava a esplorare con la sua macchina fotografica,
pi si convinceva che Venezia era la citt di Tintoretto.
I suoi quadri erano dovunque, in una chiesa dopo
l'altra - a San Giorgio Maggiore, alla Salute, ai Frari - e naturalmente
a Palazzo Ducale, dov'era il suo Paradiso, uno
dei pi grandi dipinti al mondo.
Mary provava una certa soggezione per Tintoretto. Una
mattina, cercando sulla pianta un nuovo itinerario per le
sue esplorazioni, trov le parole Casa del Tintoretto proprio
al centro di Cannaregio.
Era gi stata prima in questo sestiere. Aveva visto il corpo
mummificato di Santa Lucia di Siracusa nella chiesa a
lei dedicata, in una bara di vetro come quella di Biancaneve,
era stata nel Ghetto Nuovo e nel Ghetto Vecchio, aveva
cambiato un traveler's check in Strada Nova e si era fermata
a un'edicola a comprare l'edizione parigina dell'Herald Tribune.
Ma non si era mai imbattuta nella casa del Tintoretto.
Tutto quel che aveva letto su di lui suscitava ammirazione.
Aveva abitato in un palazzo? Voleva trovare la sua casa, comunque
fosse stata, per scoprire il suo tenore di vita.
Non fu facile. Cannaregio era un labirinto di calli e callette
senza sbocco. Il canale che lei cercava era il Rio della
Sensa. Quando finalmente lo trov, fu sorpresa di scoprire
che al posto dell'acqua c'era uno scavo profondo.
Questa parte del rio era stata prosciugata. Al posto della
lucente acqua verde giada che scorreva cos piacevolmente
negli altri canali, c'era solo un pozzo fangoso.
Attraversando il ponte sopra quel vuoto, cerc con lo
sguardo il Campo dei Mori. Doveva essere qui, da qualche
parte. Ma s, naturalmente, eccolo qui, il Campo dei Mori.
Ce n'era uno murato su un angolo, sgraziata figura scolpita
con una sorta di turbante. Bene, ma la casa del Tintoretto dov'era?
Mary guard senza troppa convinzione a destra e a sinistra,
poi indugi a guardare due famiglie con cani ferme
l'una di fronte all'altra nel campo. Il piccolo terrier era tutto
teso e abbaiava. Ma dai, ma dai! lo sgrid il suo padrone.
L'altro cane era vecchio e dignitoso col suo pelo arruffato.
I due gruppi si allontanarono insieme, i due cani
trotterellanti al loro fianco, a coda ritta.
Andiamo, concentrati. Mary squadern la pianta di Venezia
che ormai si stava tagliando alle pieghe, mise il dito
sul punto dov'era segnata la casa del Tintoretto, pieg di
nuovo la pianta e senza esitare prese a destra.
Il dottor Richard Henchard era stato a ispezionare il suo tesoro.
Aveva buttato gi l'intera parete col piede di porco e
spostato ogni cosa dal nascondiglio nell'armadio vero e
proprio, coprendo poi con una tenda la tramezza distrutta.
Sulle prime lasci da parte i pacchi avvolti nei giornali
e si concentr sugli oggetti d'oro, i rotoli e i piatti, le tazze
e i candelieri e quelle buffe cose che sembravano minuscoli
castelli, e, naturalmente, il dipinto, soprattutto il dipinto.
Era antico e molto bello. Poteva essere un Tiziano?
Se lo era, valeva milioni, miliardi, trilioni!
Come Sam Bell all'altro capo della citt, Richard Henchard
aveva messo un lucchetto alla porta per tener fuori occhi indiscreti.
Solo un lucchetto, ma sarebbe bastato. Poi aveva
chiamato un costoso fabbro e gli aveva fatto cambiare la
serratura del portoncino sulla strada, nel caso che a quella
testa di zucca della signorina Pastora dell'Immobiliare fosse
venuto in mente di affittare ancora l'appartamento.
Il problema era: come far diventare denaro sonante tutto
quello splendore? Be', non c'era fretta. Avrebbe esplorato
le varie possibilit. Gli oggetti d'oro probabilmente
andavano fusi. Magari avrebbe dovuto portare il quadro
da un mercante d'arte a Parigi? E come avrebbe fatto per
conservare l'anonimato? Gli oggetti erano assolutamente
suoi, senza ombra di dubbio, ma poteva diventar necessario
esibire un documento attestante la propriet legale.
Questo poteva essere molto, ma molto rischioso.
Henchard chiuse il lucchetto, s'infil in tasca la chiave,
scese le scale e chiuse il portoncino esterno. Allontanandosi
scorse subito una donna con una macchina fotografica.
La guard mentre scattava una foto e poi un'altra. Perch
non si fermava? Stava percorrendo la fondamenta fotografando tutte le case.
Chi era mai? I normali turisti non facevano tante foto. Se
era solo una turista interessata alla casa del pittore, perch
stava fotografando tutta l'infilata di case?
Cristo, era arrivata proprio davanti a casa sua: stava giusto
inquadrando la finestra al di l della quale era nascosto
il suo tesoro. Per fortuna la finestra aveva tende pesanti.
Chiunque aveva creato il nascondiglio aveva inchiodato
una coperta sopra i vetri, un doppio spessore di lana. Come
il contenuto dello sgabuzzino, la coperta aveva uno
strato di polvere peloso spruzzato qua e l da fili neri provenienti
dal soffitto che si andava sfarinando, per teneva
fuori la luce. Per anni i raggi del sole non erano entrati nel
piccolo vano, e dal di fuori non si vedeva nulla.
Tuttavia lei continuava a guardare verso la finestra attraverso
l'obiettivo della macchina. Maledetta quella donna.
Che diavolo stava facendo?
Finalmente abbass la macchina fotografica. Si gir verso
di lui, guardandolo. Permesso, signore, posso andare
internamente, nella casa del Tintoretto?
Aveva parlato in italiano, con un accento americano, non
inglese. Le si avvicin, sorridendo, parlando nella sua lingua
madre. Se si pu entrare nella casa del Tintoretto? Mi
spiace, ma non  un museo.  una casa privata.
Mary schiacci un pulsante della macchina per chiudere
l'obiettivo. Abbandonando il suo faticoso italiano, concluse
in inglese: Che peccato.
Ma allora era una turista? Solo una turista?  qui dagli
Stati Uniti per turismo?
S. Mary sorrise. Mio marito e io siamo qui per sei settimane.
Siamo insegnanti in sabbatico.
Sabbatico? Ah, capisco.  in vacanza. Forse non era solo una turista, dopo tutto. Signora, disse, ricordando un
particolare storico, le farebbe piacere, magari, visitare la
chiesa del pittore?
La chiesa di Tintoretto? Pareva contenta. Aveva guance
rosee e paffute. Ci sono molti suoi quadri?
Henchard non ne aveva la minima idea. S, certo, moltissimi.
La Chiesa della Madonna dell'Orto. Non molto lontano
di qua. Posso fargliela vedere?
La osserv mentre l'americana ci pensava su. Era chiaro che
si trattava di una signora per bene, molto rispettabile e intelligente.
Togliendole mentalmente la camicetta e sganciandole
il reggiseno, le attribu l'ampio seno di una vera dea.
Permetta che mi presenti, disse con disinvoltura, usando
un nome inventato. Mi chiamo Richard Visconti. Sono medico,
ma oggi  il mio giorno libero. Be', naturalmente non
era vero. Voleva dire che avrebbe dovuto annullare un appuntamento,
ma sarebbe stato comunque un sollievo perch
si trattava di un triste caso, un malato terminale di cancro.
Lei aveva deciso. Stava facendo un gran sorriso. S, grazie,  molto gentile da parte sua.
Lui fece un inchino, e un cavalleresco gesto d'invito con la mano. Andiamo!
Lo spazio fra le case e il bordo della fondamenta oltre il
quale c'era lo scavo era piuttosto stretto. Henchard prese
il braccio di Mary con un'aria di cortese protezione virile,
guidandola oltre un punto dove le basole erano state rimosse
e impilate una sull'altra da un lato.
Io sono Mary Kelly, disse lei, guardandolo con quell'aria
di disinvolta franchezza tanto tipica delle donne americane.
Buongiorno, signora Kelly. O dottoressa Kelly? L'istinto
mi dice che lei ha un dottorato. Lei ridacchi senza negarlo,
e lui decise di invitarla a colazione dopo la visita della chiesa.
Richard Henchard era una vecchia lenza, e sapeva come
trattare le sue prede. Questa aveva bisogno dell'esca giusta,
di mano paziente, senza bruschi strattoni.
Homer era nella cucina dell'appartamento all'ultimo piano
nella casa di Sam Bell quando Mary rientr. Lei era un po'
brilla per i tre bicchieri di vino bevuti in compagnia del dottor Visconti.
Homer era ansioso di raccontarle del suo pomeriggio
nella sala cataloghi della Biblioteca Correr. Mary,  stato
stupefacente. Non c' nulla di informatizzato,  tutto nelle
mani di due gentili bibliotecarie. Tutto  registrato su schede,
le buone vecchie schede da cataloghi, e quando non
sono riuscite a trovare quella per il libro che volevo, hanno
tirato fuori da sotto il banco una scatola da scarpe.
Una scatola da scarpe? Ma davvero?
E tu che cosa hai visto oggi, cara?
Da dove cominciamo? Be' ho visto la casa del Tintoretto
a Cannaregio, solo che non ci son potuta entrare. E la
Chiesa della Madonna dell'Orto. Era la parrocchia del Tintoretto,
ecco perch volevo vederla.
Cos,  stata un'altra giornata da Tintoretto, vero? Quei
suoi quadri ti hanno davvero conquistata.
Questo  pi che sicuro. Oh, Homer, scusami. Sono
esausta. Devo andarmi a sdraiare.
Lasciandosi cadere sul letto, Mary si chiese perch non
aveva detto a Homer che aveva fatto colazione con Richard
Visconti. Non sapeva il perch. Sapeva solo che non aveva voluto dirglielo, tutto qui.
...
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CAPITOLO 21.
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Il mese di novembre cominci con la pioggia. Sam teneva
l'ombrello basso sulla testa e camminava sul lato interno
di Riva degli Schiavoni, lontano dal bordo traboccante della laguna.
Aveva tanti pensieri per la mente. Almeno, grazie al
Cielo, il convegno s'era chiuso. Ma bench questo suo
nuovo senso di menefreghismo per un po' fosse stato un
sollievo, aveva smesso di funzionare. Gli importava troppo di troppe cose.
C'era il problema numero uno, ma a quello era inutile pensare.
Il numero due era la scomparsa di Lucia Costanza, ma era inutile pensare anche a quello.
Il numero tre offriva pi possibilit, ed era la sua missione
di sconfessare la creduloneria veneziana in quelle reliquie
fraudolente, nel potere d'implorazione delle candele
accese, nella bigotta trasmissione di preghiere su Radio
Maria, una voce cristiana nella tua casa. Con l'aiuto di Lucia
Costanza e con il sorprendente permesso di Padre Urbano
e del Patriarca, Sam stava ora testando le reliquie.
Fin a quel momento nei suoi esami aveva assodato che i
cosiddetti frammenti della Santa Croce provenivano da diversi
tipi di legno. Era una scoperta gratificante. Ma qual
era l'et del legno? Anche questo era importante. Sam non
aveva tutta l'attrezzatura per la datazione al carbonio, cos
avrebbe dovuto chiedere al Patriarca il permesso per portare
sotto scorta le reliquie da casa sua all'Universit, all'altro capo di Venezia.
Il problema numero quattro era la Marciana. Sam si vergognava
per come aveva trascurato i propri doveri. Durante
i mesi dedicati alla preparazione del convegno e della
mostra, e poi durante l'intensa settimana del convegno
stesso, il suo lavoro normale era rimasto molto indietro. Il
suo capo, il direttore della Marciana, aveva fatto alcune
garbate battute, quasi troppo cortesi per essere prese come lamentele.
E la signora Pino continuava a guardare Sam con malinconica
insistenza porgendogli una lettera importante o un
foglio da firmare o un contratto per spese di manutenzione
corrente molto impegnative che avevano bisogno della
sua firma. Stamane gli ricord che doveva partecipare al
Consiglio di Piazza. S, certo, disse Sam. Grazie. Avevo dimenticato.
Il Consiglio di Piazza era formato dal nuovo gruppo di
funzionari appartenenti alle maggiori istituzioni della zona
- la Biblioteca Marciana, il Palazzo Ducale e il Museo Correr,
l'Ufficio della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici
di Venezia, la Procuratoria di San Marco e naturalmente la stessa Basilica.
Avevano preso a riunirsi con regolarit a Palazzo Ducale,
nella Sala del Consiglio dei Dieci, un ambiente favoloso
dalla triste storia e un soffitto dipinto con fregi e cornici
dorate. Quella mattina ai normali componenti il Consiglio
di Piazza si era aggiunto il sindaco, in rappresentanza
della Giunta Comunale di Venezia e i dipendenti della vesta
- Venezia Servizi Territoriali Ambientali - e alcuni componenti
il Consorzio Venezia Nuova, un'associazione di imprenditori edili privati.
Le delibere del Consiglio di Piazza erano forse condannate
dall'inizio, poich c'era malanimo fra la Giunta Comunale
e il ricco e potente Consorzio Venezia Nuova.
Tuttavia il problema dell'acqua alta nella piazza era grave
e richiedeva sforzi sovrumani da qualcuno, in qualche
modo, e al pi presto possibile.
Il sindaco lo espose in parole semplici. Come voi tutti
sapete, la piazza  il punto pi basso di Venezia.  anche
la parte pi frequentata della citt. L'impietoso mese di novembre
 alle porte e la laguna tracima gi lungo il Molo
due volte al giorno, nonostante questa sia marea di quadratura.
Non dimentichiamo che la luna-e qui il sindaco
abbass la voce con un fremito profondo e guard
tutt'intorno al tavolo scuro in volto - la luna sar di nuovo
piena fra sette giorni soltanto.
Tutti si scambiarono sguardi con solennit, sentendo incombere
sulle loro teste il peso del pericoloso satellite terrestre.
Il sindaco aveva in mano un calendario e vi batteva
su con un dito.  la data della pi alta marea
autunno/primavera. I metereologi ci hanno segnalato che
le previsioni di tempo burrascoso e la probabilit di forti
venti nell'immediato futuro possono creare il problema
peggiore mai registrato in anni.
E noi tutti sappiamo cosa questo significhi, sospir Padre
Urbano. Sessanta centimetri d'acqua in piazza.
Il fatto  che, disse il rappresentante della vesta, guardando
con tristezza Padre Urbano, temiamo un ripetersi dell'inondazione del 1966.
A questa cupa previsione il direttore del Correr balz dalla sedia.
1966! Non pu essere, non di nuovo! Ma nel 1966 l'acqua
era alta centoventicinque centimetri nella piazza!
Sembrava che il sindaco provasse piacere in queste dichiarazioni
apocalittiche. La sua voce divenne ancor pi
sepolcrale mentre esibiva un'altra cartina che mostrava la
distribuzione dell'acqua alta in tutta la citt. Questa mappa
ci  stata fornita dai nostri amici della vesta, disse sorridendo
a chi li rappresentava. Queste zone in giallo restano
relativamente asciutte, mentre queste in azzurro
chiaro - e tamburell sulla cartina - saranno inondate, e
questa in blu scuro..Indic la piazza e smise di parlare.
Non c'era bisogno di completare la frase.
Se soltanto, disse chi rappresentava il Consorzio Venezia
Nuova, ci avessero permesso di installare le nostre paratie
ai tre punti, le tre Bocche dell'Adriatico nella laguna,
questo problema non si sarebbe pi presentato. Come ben
sapete, il nostro modello in scala ha funzionato benissimo.
Siamo pronti a partire con i lavori.
Era un punto dolente. Il sindaco cominci a dire qualcosa, ma poi si controll.
Sam alz gli occhi al soffitto, alle due bellissime, opulente
donne di Veronese, Venezia che riceve il Corno ducale
da Giunone, e si augur che gli di e le dee che guardavano
la citt dall'alto si interessassero a faccende pi importanti.
Prese la parola. Come siamo fortunati, noi altri! Abbiamo
il privilegio dell'acqua pi alta. Diede un'occhiata
tutt'intorno al tavolo. Ma ne abbiamo gi discusso. Credo
che tutti abbiamo imparato come proteggere i nostri edifici
dall'acqua alta. Alla Marciana, per esempio, abbiamo un
sistema a quattro squadre, preparate a mettersi all'opera
immediatamente in caso di emergenza acqua. Tuttavia ne
parler al direttore e vedremo cos'altro possiamo fare.
Grazie per l'avvertimento.
Come facente funzione di Procuratore di San Marco,
disse uno sconosciuto a voce molto alta, prender tutte le
precauzioni che possano essere necessarie. Sam sbirci
in fondo al tavolo e not che l'uomo non gli era del tutto
sconosciuto. Lucia Costanza glielo aveva presentato come
il suo assistente, il signor Bernardi. In seguito, il giorno dopo
la sua scomparsa, quest'idiota aveva insinuato che era
una ladra. Forse questo parvenu pretendeva di prendere il
suo posto? Sam sprofond nella sua seggiola, mentre Bernardi
straparlava, riuscendo a essere impreciso e vago nell'enumerare
tutte le misure che avrebbero adottato al Palazzo
Patriarcale contro l'acqua alta, e cio uno, due, tre,
quattro, cinque, e sei.
Sam smise di star a sentire. Gli venne in mente che Bernardi
meritava un posto nella sua Societ dei Barbosi. Pi la
voce continuava monotona, pi Sam lo faceva salire di grado,
inventando posizioni abbaglianti ad altezze stratosferiche.
Quando Bernardi torn a sedersi aveva raggiunto il livello di Cavaliere Errante Barboso al Trentatreesimo Grado.
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CAPITOLO 22.
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Ursula aveva una bambola. Era un'anoressica Barbie biondo
platino. Per la bambina era una proiezione di se stessa,
un'amica, qualcosa da tener caro.
La nonna odiava la bambola e si rifiutava di dare a Ursula
qualche scampolo per confezionarle gli abitini. Ma dai, Ursula,
quella creatura rappresenta un mezzo di sfruttamento
commerciale. Io non ce la faccio nemmeno a guardarla.
Un giorno Mary Kelly trov Ursula che stava facendo un
vestito alla bambola.
Oh, Ursula, che bella bambola. Come si chiama?
Ursula le diede un'occhiata, guardinga. Ursula.
Ursula? Come te? Bene, le Ursule mi piacciono tutte e
due. Mary si sedette a guardare la bambina che dalla testa
infilava alla bambola un abito raffazzonato di tessuto blu
trasparente. Non era cucito ai lati ed era tenuto insieme da
grandi X imbastite agli angoli.
Mary allung la mano a toccarlo. Che bella stoffa. Se ne
hai ancora, ti potrei aiutare a fare qualcos'altro.
Il volto di Ursula si apr in un sorriso. Senza profferir parola,
si alz e corse in camera sua. Quando torn, si trascinava
dietro uno dei suoi vestiti, un capo color azzurro
chiaro tutto arricciato e con tanti volant. Pareva costoso.
Un grande pezzo era stato tagliato via dalla gonna.
Mary cap che a breve la piccola si sarebbe trovata in guai
grossi. Senti un po', perch tu e io non ce ne andiamo a
comprare qualche scampolo di un bel tessuto? Che so, un
pezzo di velluto, qualche nastro e bordure di pizzo?
Oh, s, s'entusiasm Ursula.
Ma prima, posso? Mary prese la bambola. Vedi, se tu
facessi delle pince, l'abito cadrebbe meglio. Col permesso
di Ursula, sfil l'abito alla bambola e spieg. La bambina
afferr subito l'idea e si precipit a prendere una cartina di spilli.
Erano intente al lavoro, maestra e allieva, quando irruppe
nella stanza la signora Wellesley, con tutta l'attrezzatura
per dipingere sotto il braccio, lamentandosi asperrimamente
per il tempo. Ho dovuto interrompere a
met, disse, mostrando a Mary un foglio da acquarello
tutto macchiato. Non ho potuto finire. Ma all'improvviso
la sua attenzione si acu, e lei rimase a fissare l'intervento
vandalico sul vestito.
Ci fu all'istante una scenata sgradevole. Si scopr che l'abito
era stato un regalo di compleanno della signora Wellesley.
Poi se la prese con la bambola. Oh, quella disgustosa
creatura! Ursula, dov' quella bambola davvero
splendida che ti ho comprato io? Oh, signora Kelly, vedr,
 adorabile. Va a prenderla, cara. Voglio farla vedere alla signora Kelly.
Ursula si alz adagio e si ritir in camera sua. Non
torn pi. Fu subito chiaro che minacciava un'altra crisi
e Mary chiese il permesso di andarsene. Mentre si dirigeva
verso le scale sent la voce squillante della signora
Wellesley che urlava a sua nipote, Ursula, dove sei? Che diavolo stai facendo?
...
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CAPITOLO 23.
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...
Mary non vagabondava pi da sola per la citt di Venezia.
In quei giorni le sue esplorazioni si svolgevano spesso in
compagnia del bel dottore da lei incontrato davanti alla casa
del Tintoretto. S'incontrarono di nuovo il giorno dopo,
per salire insieme la scalinata elicoidale di Palazzo Contarini,
il Bovolo. Su in cima si godeva un'ampia vista della
citt. Nelle vicinanze s'ergeva l'ingombrante impalcatura
per i nuovi muri della Fenice, il teatro distrutto dal fuoco.
Henchard le stava a fianco, identificando punti strategici,
nominando tutti i campanili.
Dottor Visconti, disse Mary, fissando sognante le cupole
di San Marco, ma  proprio sicuro di aver tempo per
fare questo? Credevo che la sua giornata fosse troppo piena
di - cosa? - sale operatorie e visite ai pazienti e ...
No, no. Ho molto tempo a disposizione. La chirurgia 
limitata alla prima mattina. L'orario normale di visite mi
occupa solo al pomeriggio, ma adesso non ho molti pazienti.
Si direbbe che i miei concittadini al momento siano
abbastanza sani. Con l'eccezione, naturalmente, di alcuni
tristi casi. Ce n' sempre qualcuno. Henchard era in piedi
accanto a Mary, e le sfiorava la spalla con la sua. Si volt,
e le disse piano: Per favore, mi chiami Richard.
La port di nuovo a colazione, in un posto famoso, l'Osteria
Agli Assassini.
Che nome tremendo, disse Mary. Perch si chiama cos?
Non ne ho la pi pallida idea. Henchard alz il bicchiere.
Agli assassini!
Lei avvicin il bicchiere al suo. Alle loro vittime!
Fecero altre escursioni per la citt, esplorando il Museo
Navale e l'Arsenale e un paio di palazzi dov'erano morte
persone illustri, Ca' Rezzonico (Browning) e Palazzo Vendramin-Calergi
(Wagner). La settimana seguente, promise
Henchard, sarebbero andati in vaporetto all'isola di Murano
a vedere come soffiavano il vetro.
Era tutto perfettamente innocente. Non sembrava valesse
neanche la pena di raccontarlo ad Homer, e infatti Mary
non disse nulla.
Nei giorni in cui Richard era troppo occupato per unirsi a
lei, Mary faceva altri programmi, familiarizzando con la figlioletta
di Sam Bell, Ursula. La povera piccola sembrava
cos sola. Il suo visetto chiuso era sempre pi triste. Sai che
ti dico, le propose Mary, andiamo a cercare quei tessuti.
Ho scoperto un negozio vicino a Piazza San Marco. Ti va?
Il viso della bimba s'illumin. Possiamo dare da mangiare
ai colombi?
Mary odiava i piccioni della Piazza. Ma certo, come no.
Gli compreremo un po' di popcorn.
La vasta piazza brulicava di gente. Era una giornata stupenda.
Le guide turistiche scortavano tutt'intorno i loro
gruppi. C'erano turisti di Monaco - Siehe den lwen mit
flugel? Es ist der lwe des Heiligen Mark - e un gruppo di
anziani parigini - La Basilique Saint Marc est la plus clbre
Eglise d'Europe. Admirez les quatre chevaux!- e scolaretti
di Verona - Questa chiesa  la Basilica di San Marco,
costruita nel nono secolo per ospitare il corpo del santo.
OK, ragazzi, avanti!
Mary rovesci il popcorn nelle mani di Ursula che le protese
verso i piccioni.
Questi vennero immediatamente, con un forte frullio
d'ali, atterrandole sulle mani, sulle braccia e sulle spalle,
beccandosi l'un l'altro, strappandole il popcorn. La piccola
era in estasi, il volto rotondetto roseo e ridente.
Mary cerc di controllare la sua avversione per i piccioni,
ma erano cos brutti, cos avidi, cos viziati, cos grassi
per il cibo offerto loro da migliaia di turisti. Hai finito, Ursula?
Vuoi che entriamo in chiesa?
Ma Ursula esit, ricordando il prete che le aveva detto
che lei era troppo giovane per inginocchiarsi a bisbigliare
dall'altro lato della tenda. No, grazie.
Si spostarono, seguite da nugoli di piccioni, e si rifugiarono
nell'affollata calle di negozi, le Mercerie, cercando un
posto dove comprare un gelato.
Hai una bella penna fra i capelli, disse Mary , rimuovendola.
Ursula, sorridendo, la prese e se la rimise proprio in cima.
Una benedizione dall'alto, pens Mary sentimentalmente,
ricordando il segno caduto dal cielo sul capo di Claudio,
il futuro imperatore, quando era bambino a indicare il
favore celeste. Perch non poteva essere un buon presagio
una piuma di piccione? Ursula aveva bisogno di tutto l'aiuto possibile.
Il giorno seguente, dopo la scuola, Ursula entr di nuovo
nel suo negozio preferito, perch la signora Kelly le aveva
dato il denaro per pagare la cotonina a fiori, il velluto rosa e
i bei nastri e non aveva voluto indietro le monete del resto.
Quale scegli oggi, piccolina? chiese l'uomo dietro al banco.
Ursula riflett. Ne aveva tante, adesso. Erano rimaste solo le meno belle. Be', quella va bene, mi sembra, disse alla fine. Grazie.
...
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...
CAPITOLO 24.
...
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...
Sam aveva scoperto un altro fatto negativo sui frammenti
di legno provenienti dal Tesoro di San Marco. Dopo aver
consultato un paio di fonti nella biblioteca dell'Universit
- uno sciocco libretto in inglese, The Trees Jesus Loved, e
un esauriente trattato tedesco, Den Bumen des Biblischen
Landes - era giunto all'unica conclusione possibile.
Nessuno dei pezzettini proveniva da alberi che crescevano
entro mille miglia da Gerusalemme nel primo secolo dell'era cristiana.
Non v'era alcuna necessit di eseguire la datazione al
carbonio. E non c'era ancora bisogno di riferire a Padre
Urbano i risultati del proprio esame. Non finch non avesse
terminato di esaminare anche tutte le altre. Magari fra
queste potevano essercene una o due almeno plausibili.
Allora queste avrebbero potuto essere restituite al Tesoro,
e lui ne avrebbe richiesto delle altre. Sam compose
il numero che gli era stato dato da Padre Urbano. Il telefono
squill, fece una pausa, e squill ancora. Da qualche
parte nelle profondit della Basilica il telefono continuava
a suonare. Sam immagin l'acuto squillo sotto la
volta dell'Ascensione, riecheggiare sonoro fra le pareti
scintillanti nell'aria dorata. Rispondi! intimava forte uno
degli angeli di mosaico, spalancando la bocca formata
da tessere, mentre un altro urlava Tocca a te, e poi San
Marco era costretto a saltar fuori dal suo sarcofago e dire Pronto ?
Pronto? risposero al telefono, ma era solo Padre Urbano.
Sam spieg che aveva finito con le prime reliquie e gliele
avrebbe volute restituire in cambio di altre.
Mi dica, chiese impaziente Padre Urbano, che cosa ha
scoperto? Gli trem un po' la voce, e Sam intu quanto fosse importante per lui.
Glielo dir quando verr l. Mi mander un carabiniere per accompagnarmi?
Certamente. Subito.
Ma quando il carabiniere arriv, Sam non era pronto.
Dovette arrivare di corsa dalla Marciana, scusarsi con la
guardia che l'attendeva, portarlo su nello studio e impacchettare
in fretta le reliquie. Poi uscirono insieme lungo la
Riva fino alla Piazzetta e alla Basilica, con il carabiniere
che portava le reliquie in una scatola di cartone sigillata
con nastro adesivo da pacchi, tenendola delicatamente
con tutte e due le mani, appoggiata contro lo stomaco.
L'ingresso nord della basilica era invaso dall'acqua, ma
la sacrestia era parecchi gradini pi su ed era perfettamente
asciutta. Qui Sam e il giovane carabiniere guardarono
Padre Urbano aprire i pacchetti di carta velina che
contenevano il Sacro Legno e contare Uno, due, tre, quattro.
" Lev lo sguardo verso Sam. Solo quattro?
Ma ce ne dovrebbero essere cinque, disse la guardia.
Io ne ho portati cinque il mese scorso, non ricorda?
Deve averne lasciato uno a casa, disse Padre Urbano,
sorridendo dubbioso a Sam.
Sam era ammutolito dallo stupore. Non credo. Lo guardavano
con espressioni interrogative. Ma, buon dio, devo
averlo fatto.
E ci sono solo nove frammenti d'ossa, disse Padre Urbano,
aprendo un altro pacchetto e contando. Non gliene
ho dati dieci?
Certo che me ne ha dati dieci. Sam fissava i poveri ossicini.
Non so cosa dire. Devono essere ancora a casa.
Bene, fece il carabiniere. Andiamo a vedere. La voce
era gentile, ma Sam sapeva che se le reliquie non fossero
state restituite l'avrebbe pagata cara.
Il viaggio fu inutile. Sam mise sottosopra lo studio, senza
riuscire a trovare n un altro osso n un altro frammento
di legno sacro.
Far rapporto a Padre Urbano, disse il carabiniere, con
volto inespressivo.
Ma poi, con stupore di Sam, il prete fu magnanimo.
Chiam per dirgli, Caro Sam, mi fido di lei. E per dimostrarglielo,
ho una sorpresa. Il curatore dei tesori della
Scuola di San Giovanni Evangelista ha consentito a inviarmi
il loro reliquiario. Sa, quello famoso che contiene il loro
pezzetto della Santa Croce.
Vuol dire quello del ciclo dei dipinti dell'Accademia?
Quel reliquiario? Quello che fece tutti quei miracoli?
Proprio quello.
Sam era sbalordito. Grazie, Padre. Certo sar pi attento
che mai. Glielo ha detto che ho perso due sue reliquie?
No, no, per ora quello resta fra noi. Il carabiniere  obbligato
al segreto. Anche stavolta, Sam, il prestito  solo per un mese.
Ma, padre, lei non si sta esponendo al rischio - mi perdoni
- del rogo o almeno della scomunica? Se qualcosa
dovesse succedere al loro glorioso reliquiario?
La voce di Padre Urbano si fece solenne. Non sto facendo
questo per lei, caro Sam. E neanche per amore della
verit. Non posso non pensare alla dottoressa Costanza,
mia amica, che formul la richiesta originaria. Rispetto l'impegno per lei.
...
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CAPITOLO 25.
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Il giorno dopo Sam si prese il pomeriggio libero per andare
all'Accademia. Voleva rinfrescarsi la memoria sui quadri
del miracolo della reliquia della Santa Croce, quella che
stava per esaminare.
Si port dietro Mary Kelly. Si incontrarono nel suo ufficio
e presero insieme il vaporetto appena oltre la Piazzetta.
Cio, ci salirono dopo che Sam aveva appena rischiato
di cadere dal pontile.
Mary lo afferr, lo afferrarono anche due passeggeri e la
ragazza addetta all'attracco. Tutto a posto, Sam? chiese
Mary, guardandolo preoccupata.
Lui si sent imbarazzato. Certo che  tutto a posto. Tenendosi
in equilibrio con le ginocchia allargate, si aggrapp
al parapetto mentre il vaporetto s'allontanava vibrando
dal pontile.
C'erano solo poche fermate per arrivare al campo della
Carit davanti all'Accademia. Una volta sbarcati, Sam
compr il Gazzettino al chiosco e gli diede una veloce
scorsa per vedere se c'era qualche notizia sulla dottoressa
Costanza.
Ci sono novit? domand Mary, che aveva perso ogni
traccia di quanto avveniva nel mondo.
Nulla d'importante, disse Sam, piegando il giornale e
infilandoselo in tasca.
Il campo antistante l'Accademia brulicava di turisti. C'era
chi comprava cartoline e souvenir, chi faceva foto ai gondolieri
che oziavano pigramente fumando, in attesa dei clienti.
Quanto costa? chiese un ragazzo, istigato dalla sua ragazza.
Facevano parte di un folto gruppo di giovani napoletani
in gita.
I due gondolieri erano inappuntabilmente vestiti con divise
blu scuro e colletti alla marinara. Dai cappelli di paglia
scendevano nastri rossi svolazzanti. Uno aveva gli occhiali,
l'altro un orecchino d'oro. Presero subito a scambiarsi
battute con il ragazzo e la sua ragazza. Tutti ridevano, ma
il ragazzo scosse il capo. Troppo caro.
Sam e Mary stettero a guardare i gondolieri che flirtavano
con le ragazze e abbassavano i prezzi. Dopo un
consiglio di gruppo a bassa voce, finalmente le ragazze
furono fatte salire su una delle gondole, alcune presero
posto su seggiole che sembravano troni, altre passarono
traballando dalla prima alla seconda gondola. I ragazzi
si sistemarono dopo di loro. Erano tutti contenti e ridevano.
I gondolieri buttarono via le sigarette e diedero
mano ai remi.
Anche Mary sorrideva e si volt verso Sam, ma lui si
era allontanato attraversando il campo. Stava parlando
con due ragazzi in costume. Il ragazzo indossava una sudicia
giacca di broccato, calzoni settecenteschi di seta
slacciati alle ginocchia che gli scendevano sugli stinchi.
I lacci delle scarpe da ginnastica si trascinavano nel bagnato.
La ragazza aveva una gonna rosa gonfia, drappeggiata
a sbuffo sui fianchi. Ma era troppo lunga e lei
ne calpestava l'orlo infangato.
Vendevano biglietti per un concerto, parlando un misto
di inglese e italiano. Un concerto nella chiesa dei Frari!
Monteverdi, Handel, Bach! Cori, solisti, orchestra!
Che dici, ci andiamo tutti? propose Sam, e cav di tasca
diverse migliaia di lire. Rapida, Mary pag la quota dei
Kelly, e poi frug nella borsa per tirar fuori altro denaro
per pagare l'ingresso all'Accademia.
Sam le fece salire le scale di corsa e la pilot lungo un corridoio,
concedendo: Tutto questo lo puoi vedere dopo.
E va bene, sospir Mary, lanciando occhiate a destra e
a sinistra, cogliendo invitanti particolari di celebri opere
d'arte.
Finalmente lui rallent. Ecco, ci siamo.
La sala era dedicata a otto grandi teleri dei miracoli compiuti
da una reliquia della Santa Croce appartenente alla
Scuola di San Giovanni Evangelista, La stessa che stava per
essere affidata a Sam Bell.
Mary era affascinata. Sam, dimmi, di che si tratta? Perch
stanno nuotando tutti nel canale?
Era una processione religiosa, spieg Sam. I confratelli
stavano trasportando la reliquia sul ponte quando
cadde in acqua. Naturalmente si tuffarono tutti per salvarla,
e uno riusc ad afferrarla. Diede una sbirciata a Mary.
Sembrano credere si sia trattato di un miracolo.
Ehm..., disse Mary. Capisco. Andarono avanti, e di l
a poco lei esclam, tutta eccitata,Oh, Sam, che bella! 
Piazza San Marco. Sembra proprio la stessa di adesso.
Be', forse non esattamente, mormor Sam. Le indic,
Vedi il reliquiario, sotto il baldacchino?
Oh s, tutto d'oro, magnifico. Dov' il miracolo?
L'uomo inginocchiato, l sulla destra. Sta pregando
per la guarigione del figlio che  a casa malato. Dopo di
che, indovina un po'? Suo figlio guar. Che te ne pare,
come miracolo?
Mary rise. Be', loro devono aver pensato che si trattasse
di un miracolo. Voglio dire, considera tutto il traffico e le
spese che dovettero affrontare. Son lieta che l'abbiano fatto.
 un quadro stupendo. OK. Che c' adesso?
Questo  una sorta di anti-miracolo. Sam guard il dipinto,
affollato da figure in movimento, gondole, persone
affacciate alle finestre e alti uomini paludati in lunghi abiti
rossi o neri che stavano solenni in primo piano.  un
corteo funebre. Stavano portando il reliquiario nella chiesa
per il funerale di uno dei confratelli, quando divent cos
pesante che non riuscivano pi a reggerlo.
Perch? E che tipo di miracolo fu?
Credo che si tratt di un caso di mancanza di rispetto. Il
defunto non era stato sufficientemente devoto alla reliquia,
cos questa rifiut di prendere parte al suo funerale. Sam
scosse il capo, con cinico stupore. Strano genere di miracolo,
se chiedi a me. Sospinse frettolosamente Mary fino
all'altro capo della sala. Questo  il mio preferito.
Non mi sorprende affatto. Mary osserv deliziata il
ponte di legno, la folla, i palazzi coronati di camini, le gondole
con i loro eleganti gondolieri. E, Sam, guarda il bucato
che si staglia contro il cielo steso su lunghi pali! Che
particolare simpatico! Ma qual  il miracolo?
Non sembra molto importante, vero? L'uomo in nero
 un indemoniato. Lo stanno curando con la reliquia della Croce.
Sam si rivolse a Mary. Senti, cara, io devo rientrare in ufficio. Tu resta finch vuoi.
Grazie, Sam. Sono ansiosa di vedere tutto il resto.
Sam rifece il percorso fino allo scalone d'ingresso e
usc dall'Accademia. Il suo cinismo nei confronti della
reliquia era pi forte che mai. I soci della confraternita
avevano affermato che solo la loro reliquia, a differenza
dagli altri pezzi della Santa Croce, era miracolosa. Ma,
considerando questi quadri, tutti quei prodigi meravigliosi
erano nella realt ben poca cosa. Naturalmente era
un bene che avessero ispirato queste splendide opere
d'arte, ma come miracoli erano miseri.
Uno lo sconvolgeva particolarmente, quello che condannava
il confratello irriverente che aveva fatto irritare
la reliquia. Sam sent una specie di legame personale.
Anche lui stava per essere irriverente. Nella presunzione
di toccare il reliquiario d'oro con mani dubbiose, avrebbe
dimostrato forse il suo disprezzo? E la Croce avrebbe magari reagito?
Il Vaporetto numero 1 accostandosi strisci contro il
pontile galleggiante. Attenzione, grid l'addetta alla cima, srotolandola. Un momento.
Sam aspett che la massa dei passeggeri fosse sbarcata
e poi sal a bordo, riflettendo su come fosse strano che
la sua mente perfettamente logica potesse ospitare un pensiero del genere.
Mentre il vaporetto si staccava dalla riva lui rimase accanto
al parapetto, guardando Palazzo Barbaro che sfilava
lentamente, e immaginando Henry James che si
sporgeva da uno dei balconi, a guardar lui. O forse la
moglie di Jack Gardner, Isabel, si era ritirata giusto in quel
momento da una delle superbe finestre gotiche per chiacchierare
con John Singer Sargent. Per cortesia, Mr Sargent,
mi pu dire quale sarebbe il palazzo veneziano pi bello
da smontare per portarmelo a Boston?
Se moralmente avevano avuto torto o ragione, bisognava
comunque ammettere che avevano lasciato un segno di
porpora nell'aria. Quanta vivacit avevano apportato!
Sam entr nel compartimento chiuso del vaporetto e trov un posto per sedersi. Ora, naturalmente, erano morti.
Tutti morti.
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CAPITOLO 26.
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Il reliquiario arriv chiuso in una cassa di legno, scortato
da un carabiniere. Sam firm per ricevuta, lo trascin su
nello studio e chiuse la porta.
Era molto grande, profuso d'oro. La parte anteriore
era ornata da un Cristo dorato su una croce dorata, il retro
con una figura dorata di San Giovanni Evangelista,
santo protettore della Scuola Grande a lui dedicata. Lo
stesso reliquiario era a forma di croce, con i bracci di
cristallo. Quello pi in alto racchiudeva il frammento
del Lignum Crucis, il piccolo truciolo che si supponeva
staccato dalla croce sulla quale era stato crocifisso Ges.
Minuscole figure di Maria Addolorata e di San Giovanni
erano prostrate ai due lati, ciascuna sul proprio
piedistallo. Tutt'intorno al reliquiario c'erano sedici pietre
preziose sospese nell'aria come se l'orafo avesse
detto a se stesso, Perch non lo abbelliamo ancora un pochino?
Sam lo appoggi con ogni precauzione sulla scrivania,
poi si allontan per guardarlo meglio. Nella penombra
della stanza mandava barbagli di luce. Quando un raggio
del sole mattutino, sfiorando i tetti delle case sulla Salizada
del Pignater, s'infil obliquo dalla finestra, il reliquiario s'accese come mille candele.
D'accordo, quella era l'arte dell'orafo. Ma il minuscolo
frammento del Lignum Crucis in quanto oggetto di studio
avrebbe richiesto un'attrezzatura molto sofisticata perch
incassato nel cristallo. Sam aveva promesso a Padre Urbano
che non avrebbe smontato il reliquiario, quindi aveva
concordato di prendere in prestito da un biochimico dell'universit
uno strumento molto potente, un microscopio
che potesse esaminare il contenuto con un alto grado di risoluzione anche attraverso il cristallo.
Ci vollero due giorni prima che Sam avesse il tempo di
attraversare la citt per andare al Dipartimento di Chimica
e Fisica. La facolt non era infatti nel famoso palazzo che
ospitava il resto dell'universit, la Ca' Foscari sul Canal
Grande. Dovette invece prendere il vaporetto numero 52
che super Dorsoduro e pass oltre le Zattere, fermandosi
a Santa Marta, dove lui sbarc e fece a piedi un bel pezzo
fin nei pressi della chiesa di San Nicol dei Mendicoli.
Per fortuna le due estremit del viaggio si trovavano in zone
pi alte rispetto alle altre. Salizada del Pignater era pi
a sud rispetto alla zona pi bassa di Campo Sant'Antonin,
e il Quartiere Santa Marta era tutto pi alto. Sam arriv a
destinazione con le scarpe asciutte.
 il modello pi avanzato, disse il chimico con orgoglio,
mostrando il microscopio, istruendo Sam sulle minuzie
dell'uso. Vedi, Sam,  un microscopio a riflessione. Al
piano di lavoro ti concede una distanza di due centimetri
e mezzo invece di un solo millimetro. Sistemandolo nella
custodia disse, Questo maledetto coso  molto pesante.
Sar una tonnellata. Peccato che tu non possa portar qui il tuo oggetto.
Sam guard dubbioso la grande custodia e spieg, Mi
piacerebbe proprio, ma ho promesso di tenerlo sottochiave
a casa mia fino a quando non lo restituir, sotto scorta.
Mi raccomando, per amor di Dio, fa attenzione. Cristo
santo, Sam, 'sto robo costa una fortuna.
Star attento, non preoccuparti. Sam sollev la custodia
con il microscopio, poi la mise gi di nuovo.
Ce la fai? chiese il biochimico, aprendogli la porta.
Naturalmente. Sam tir su il microscopio un'altra volta,
fingendo disinvoltura. Ciao, Carlo. Grazie tante.
Prego.
Ma il microscopio nella sua pesante custodia protettiva
era quasi pi pesante di quanto gli consentivano le sue forze.
Afferr il manico con tutte e due le mani e strisci a fatica
fuori dell'edificio, piegato all'indietro. Ma che tipo di super
uomo era, Carlo? Aveva mai cercato di trasportarlo, lui?
A Campo San Nicol chiese a uno studente di portargli,
a pagamento, il microscopio fino a San Basilio, la fermata
del vaporetto. L prese un motoscafo fino alla Riva e poi
lungo un piccolo rio fino alla Salizada del Pignater. Molto
costoso, ma non aveva altra scelta.
Finalmente a casa, Sam iss il suo carico su per due rampe
di scale, fermandosi ad appoggiarlo a ogni gradino. Finalmente
riusc a farlo scivolare sul pavimento fino alla
porta dello studio. Ansimante, apr la porta, trascin dentro
quel peso e lanci un grido.
Lo splendido reliquiario della Scuola di San Giovanni
Evangelista, vecchio di seicento anni, giaceva di piatto sulla
sua scrivania. Il cristallo della piccola cavit era stato fatto
a pezzi. Il frammento della Santa Croce era scomparso.
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CAPITOLO 27.
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Quel che colpiva di pi del dottor Richard Henchard non
era che fosse un bravo chirurgo, con studi alla University
of London e al Collegio Medico di Bologna. Il fattore predominante
era il suo aspetto. Se le donne non arrivavano
a svenire in sua presenza, lo trovavano per irresistibile.
Nonne sagge perdevano ogni dignit, donne di mezza et
si rendevano ridicole, le giovani se lo contendevano.
Il poveruomo non riusciva a evitare tutta una sfilza di relazioni
extraconiugali. Difficile attribuirgliene la colpa.
Che cosa poteva fare un uomo se le donne lo circondavano
sempre in nugoli spumeggianti, esibendo fino al grande
trocantere i muscoli che coprivano i femori, con i rotondi
glutei massimi sculettanti, e le protuberanti ghiandole
mammarie che gli si strusciavano contro il petto?
Per la verit Henchard non era particolarmente interessato
alle donne, se non come una sorta di utile sottospecie.
Si poteva a malapena chiamarle umane. Lui era sposato
con Vittoria, sicuro, perch tutti avevano una moglie, e
ora era impegolato con quella stupida ragazzina di Giovanna
perch non riusciva a liberarsene, lei lo minacciava
sempre di dire tutto a Vittoria. Il nuovo appartamento che
aveva trovato per Giovanna era troppo costoso per una
puttanella di quella fatta, ma, naturalmente, lui non poteva
sistemarla in quello di Rio della Sensa per via del tesoro
nascosto nell'armadio a muro.
No, le donne erano una rottura. Ci che interessava
davvero a Henchard era la sua professione di medico. I
pazienti che venivano da lui all'Ospedale Civile erano
affetti da affascinanti melanoma e altri tumori maligni, e
di tanto in tanto s'imbatteva in un sarcoma con metastasi
davvero notevoli. Come poteva una mera femmina reggere il paragone?
Eppure l'americana era diversa. Henchard era incantato
dalla sua maestosa avvenenza, dalla sua perspicace serenit.
Non aveva mai conosciuto una donna come Mary
Kelly. Sulle prime l'aveva considerata una promettente
preda, una che si sarebbe potuta catturare con qualche delicato
strappo alla lenza, ma ora non poneva pi limiti.
Contava solo un giorno per l'altro. La caccia era emozionante,
ma richiedeva pazienza, un tipo di corteggiamento
pacato, vecchio stile. Questa donna non andava certo scopata contro un muro.
Ma in qualche modo, prima o poi, avrebbe tirato in barca le reti.
Il giorno in cui il reliquiario d'oro arriv sotto scorta dalla
Scuola di San Giovanni Evangelista alla casa di Sam Bell
nel sestiere di Castello, Richard Henchard usc da casa sua
in Campo San Salvador, vicino a San Marco, con un sacco
a pelo arrotolato sotto al braccio.
Naturalmente Vittoria aveva come sempre gli occhi aperti.
Riccardo, che farai con quella roba?
Uno degli interni va in campeggio, rispose Henchard
senza scomporsi. Le diede una pacca sul sedere e un bacio.
Ciao, cara.
Lei si appoggi allo stipite della porta, a guardarlo uscire,
innamorata senza scampo nonostante le furiose battaglie
verbali. Quella profonda fossetta nel mento, quelle rughe
sottili agli angoli degli occhi!
Nell'appartamento dov'era il malloppo, Henchard depose
in un angolo il sacco a pelo e apr il lucchetto che chiudeva
la porta dello sgabuzzino. Voleva covarsi con gli occhi
il suo tesoro.
Ringraziando Iddio era tornato indietro in tempo per assistere
alla stupida ruberia di quel giovane spazzino. Grazie
a Dio lo aveva visto ritto con la testa in quel buco e un
piatto d'oro in mano. Il povero ragazzo non avrebbe saputo
cosa farne. L'avrebbe raccontato a sua madre e a alla
sua ragazza. Magari sarebbe andato dritto alla redazione
de Il Gazzettino. E poi, cosa sarebbe successo? Tutti vi
avrebbero messo il naso.
Quella puttana dell'agenzia immobiliare, la signorina Pastora,
avrebbe accampato le sue pretese, difendendole
con le unghie come un gatto. Il proprietario assente che risiedeva
a Milano non aveva bisogno del denaro ma, per
dio, si sarebbe fatto valere. E alla fine chi avrebbe raccolto
tutto, ogni singolo pezzo, ogni prezioso componente
della meravigliosa scoperta di Henchard? La citt di Venezia,
che l'avrebbe incamerato come parte del suo glorioso
passato storico. Cos il disgraziato spazzino non avrebbe
ricavato nulla. Lui non contava.
E nemmeno Lorenzo Costanza, il cliente della signorina
Pastora in gara con Henchard per il possesso del tesoro, lo
sciocco che aveva voluto l'appartamento per quella sua
amante chic. Nemmeno lui contava, non pi. Era stato tolto
di mezzo, e la colpa era caduta sulla moglie. Era stato
un colpo di fortuna, scoprire l'arma nel cassetto della sua
biancheria, la piccola pistola da nove millimetri tanto esattamente uguale alla sua.
La signora Costanza era scappata. Il marito era andato.
Lo spazzino era andato. Il tesoro di Henchard non correva rischi.
S'inginocchi nel vano della porta spalancata e guard
lo splendido dipinto e i piatti d'oro e i candelieri e gli strani
piccoli castelli con le minuscole porte. Con estrema attenzione
srotol una delle pergamene. Era coperta da parole
scritte a mano in un'altra lingua. Che lingua era? Greco?
Ebraico?
Ebraico, ecco cos'era. Henchard adesso cap. I rotoli erano
quelli della Torah, che contenevano i primi cinque libri
della Bibbia.
Alla fine, stanco di star acquattato ginocchioni, si alz e prese
il lucchetto, l'attenzione concentrata su un'altra domanda.
Quale ebreo li aveva messi l?
Ci fu trambusto sulla fondamenta da basso. Rapido Henchard
attravers la stanza, chiuse sbatacchiando la porta
che dava sulle scale e tir il chiavistello. Solo allora guard
fuori della finestra.
Era solo la squadra che era stata settimane a scavare fango
dal canale. Stavano tirando su da entrambe le estremit
le barriere di ferro ondulato. C'erano stridor di metallo contro
metallo, urla e bestemmie. Uno degli uomini salt in su
e in gi, e agit una mano. Sgorg sangue. Henchard stette
a guardare finch l'uomo smise di saltare, scoppi in una
risataccia e s'asciug la mano sulla camicia. Stava bene.
Gli altri continuarono a tirar su le barriere. L'acqua cominci
a rifluire nel canale prosciugato, scorrendo sempre
pi rapida dagli interstizi in cascate ribollenti. Finalmente
uno di loro estrasse l'ultima lastra di metallo e la sollev alta
sul capo con un urlo di trionfo.
Henchard, divertito, usc dall'appartamento, dimenticandosi
di far scattare il gambo del lucchetto nell'anello avvitato
sull'intelaiatura della porta dello sgabuzzino.
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CAPITOLO 28.
...
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Sam si era ripetuto ancora una volta che nulla di quel che
gli capitava importava pi. Perch non lasciava perdere
tutto e se ne andava dalla biblioteca? Perch non abbandonava
la sua infelice figlioletta e quell'impossibile suocera
e prendeva il volo per Montecarlo, o Madrid, o Buenos
Aires o il Polo Sud? O forse il Polo Nord? Gli era pi congeniale
il Polo Nord del Polo Sud? O perch non si precipitava
in terraferma a prendere un taxi dicendo al tassista
di partire all'istante in cerca della dottoressa Lucia Costanza?
Subito! Immediatamente!
Ma questo modo di pensare menefreghistico non funzionava.
Non desiderava scommettere grosse somme al casin
di Montecarlo, lui. N voleva fare altre cose pazze. E non
c'era nessun onnisciente autista che potesse rispondere, S,
signore, e, mandando su di giri il motore, partire nella direzione
giusta per trovare la dottoressa scomparsa.
No, non v'era altro da fare che continuare con quel che
stava facendo, affrontando i problemi che si presentavano
nella biblioteca, e talvolta erano seri - dopo il convegno,
alcuni incunaboli erano di nuovo infestati dai tarli - ed
esaminando le reliquie che gli erano state affidate per i
buoni uffici di Padre Urbano.
Adesso tuttavia, fissando i resti frantumati dal vandalismo
sul reliquiario, Sam sent scomparire l'ultima parvenza
del suo spensierato menefreghismo. Non bastava stringersi
nelle spalle per allontanare questo disastro. Gli sarebbe
costato carissimo.
Disperato, accost una sedia alla scrivania su cui era
posato il reliquiario e affond il capo fra le mani. Non
importava pi quel che capitava a lui, ma importava
quel che sarebbe accaduto al prete gentile che gli aveva
affidato tutti quei sacri oggetti. La carriera di Padre Urbano
in ascesa nell'ambito della chiesa avrebbe avuto un
tremendo arresto. Non sarebbe mai diventato monsignore
o cardinale patriarca, n mai sarebbe arrivato a
quella vetta ambiziosa cui un sacerdote di mezza et in
buona salute poteva aspirare.
Ma Sam aveva ancora quattro settimane di respiro. Il reliquiario
di San Giovanni Evangelista gli era stato prestato
per un mese. Non che ci importasse. A che sarebbe servito
posporre la tremenda rivelazione? Lo shock e le inorridite
accuse sarebbero state le stesse.
Dietro insistente richiesta della signora Wellesley, Sam
chiamava sempre per nome sua suocera. Anche Ursula
avrebbe dovuto chiamare la nonna Dorothea, ma non lo
faceva mai. Non la chiamava in nessun modo.
La parola nonna  tanto antiquata, spiegava la signora
Wellesley. In realt non si trattava di linguaggio, era solo
che lei non sopportava che la si pensasse come una vecchia
signora. Certamente non come una nonna, una nonna
italiana. Se Ursula l'avesse chiamata grandma la gente
avrebbe potuto pensare che lei non fosse pi una donna
giovane e vibrante.
Questo Dorothea non se lo diceva con parole chiare. Per
Sam il vero problema era rappresentato dalla mancanza di
un collegamento serio col cervello. La cosa pi noiosa della
sua squisitamente noiosa suocera era la sua perenne, inconscia
falsit.
Poteva esser stata Dorothea a entrare nello studio e a
commettere quella vile atrocit? Dopo tutto, era ancora pi
iconoclasta di lui. Poteva aver pensato a questo come a un
atto di pulizia, per distruggere quel residuo di superstizione
barbarica. Sam maledisse sottovoce sua suocera, chiedendosi
come mai una donna cos rispettabile potesse arrivare
a tanta violenza.
Buss alla sua porta e le si par davanti proprio mentre
lei stava prendendo la sua borsa di coccodrillo per uscire.
Dorothea, le disse severo, sei entrata nel mio studio?
Lei lo guard, sorniona. Una breve pausa, poi: Certo
che no, disse, E come potrei? La porta  chiusa.
Lui colse quella verit. Tu hai la chiave, vero? Hai una
chiave della stanza.
Be', naturalmente non ho una chiave. Come puoi accusare
me di una cosa del genere, me, tua suocera?
Perch qualcuno ha aperto la porta. Sam era cos furibondo
da non badare a quello che diceva. Come faccio
a sapere che non sei stata tu?
Tutto inutile. Dorothea Wellesley aveva un asso nella
manica, migliore dell'asso di fiori, dell'asso di quadri,
dell'asso di cuori, dell'asso di picche. Vinceva ogni altra
carta del mazzo. Era un asso d'oro. Una semplice crisi
isterica.
Sam ne aveva viste altre prima. La scena - Dorothea
Wellesley che aveva una crisi isterica - era familiare e
terribilmente noiosa. Lui la guard mentre lei si buttava
sul letto, ansimando fra i singhiozzi. Come puoi dire
una cosa del genere a me, me, la madre della tua defunta
moglie, che tu hai spinto nella tomba?
Frustrato, Sam aspett. Alla fine disse forte, superando
il fragoroso flusso delle lacrime. Allora, ci sono stati
degli estranei per casa? Qualcuno potrebbe aver forzato
l'ingresso?
Le lacrime cessarono immediatamente. La suocera
balz a sedere sul letto, tirando su col naso, e disse astuta,
S. Un idraulico.  venuto un idraulico, a riparare il
lavello.
Quale lavello?
Quello della cucina. Era ingorgato.
Figurati, pens Sam, doveva essere un idraulico. C'era
sempre un idraulico. L'hai chiamato tu? Di che ditta era?
Oh, non so. Non ci ho fatto molto caso. L'ho trovato
sull'elenco del telefono.
Senza una parola, Sam and a cercare il volume delle
Pagine Gialle e glielo port in camera. Stette ritto accanto
a lei, sfogliando le pagine, e fece una domanda intelligente,
Sotto che categoria hai cercato? Come hai fatto
a trovare gli idraulici nell'elenco del telefono?
Lui aveva giocato il proprio asso. Dorothea Wellesley
sapeva poco l'italiano bench fosse stata sposata a un
italiano e vivesse in Italia da anni. Sam sapeva che non
sarebbe mai stata capace di trovare un idraulico sulle
Pagine Gialle.
Ma, come al solito, il suo asso era solo un asso di picche.
Quello di lei, il solito sorprendente asso d'oro. Cadendo riversa
sul divano, cominci a ululare.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Homer Kelly era seduto nella Sala dei Libri Rari al pianterreno
della Marciana, dove i seri studiosi possono accedere
a testi preziosi. Godeva di libero accesso a questa sala
grazie al benevolo permesso del suo amico Sam Bell, bench
non avesse motivazioni serie.
Per lui, era come essere in vacanza nei Mari del Sud. Le
luci dal soffitto erano il sole dei tropici, le bibliotecarie
danzatrici dalla gonna di foglie, i libri stessi un banchetto
di porchetta arrosto e ananas. Del tutto scomparso il paesaggio
del New England che Homer tanto amava a Concord,
i boschi e i campi di Henry Thoreau, i freddi cieli che
avevano elargito tanta eloquenza trascendentale sul capo
di Ralph Waldo Emerson.
Tutto ci era molto lontano e - poteva mai essere? - un
po' limitato e arido, paragonato alle ricchezze del Rinascimento
italiano, inghirlandate di fiori e allori. Homer
riusciva quasi ad assaporare l'avidit umanistica del Cardinale
Bessarione mentre ordinava gli si preparasse un
altro codice in latino o in greco, un altro Aristotele o San
Gerolamo.
Be', era un paradiso. Ogniqualvolta gli occhi di Homer
cominciavano a chiudersi e lui chinava la testa su una magnifica
pergamena, poteva uscire fin sotto alle Procuratie
a guardare la gente che camminava sulle passerelle di legno
per superare lo stagno che era diventata la Piazzetta.
Oppure spingere lo sguardo alla incredibile veduta della
laguna, con San Giorgio Maggiore che spuntava dal mare
come un tempio di sogno e in primo piano oltre il Molo le
gondole ammassate e i goffi vaporetti.
Stamattina aveva visto una gondola nuziale, ricoperta
d'un velo dorato, con l'abito della sposa che sporgeva dal
vascello fatato, ampio e lieve come un fiore.
Un'imbarcazione diretta a Cythera, mormor Homer,
rientrando, trasognato, inconsapevole del malinconico sogno
di Sam Bell: una conchiglia dalle vele rosate che lo
avrebbe portato via verso Cythera con la scomparsa Lucia
Costanza, Procuratore di San Marco.
Cosa? disse la bibliotecaria.
Niente. Mi scusi, borbott Homer, riprendendo il suo
posto al tavolo.
Oggi era curvo su un volume che conteneva i primi cinque
libri della Bibbia. C'erano tre colonne, ognuna con caratteri
diversi, tutti difficili da decifrare.
Quando Sam gli tocc la spalla, Homer sollev il capo a occhi
chiusi e disse, Questo non lo capisco affatto.  ebraico?
Sam diede uno sguardo alla pagina aperta e bisbigli: 
il Pentateuco.  in tre lingue, greco, latino ed ebraico. Sono
i primi cinque libri della Bibbia, rilegati al contrario come
la Torah ebraica. Il Deuteronomio  il primo, il Genesi
 l'ultimo. Sam afferr la manica di Homer e gli sibil nell'orecchio,
Ascoltami, Homer. Puoi lasciar perdere questo
per un attimo?
Homer torn in s e vide nitidamente il volto del suo amico.
Scost di botto la seggiola e mormor, Cosa c'? Uscirono
insieme e percorsero le Procuratie in una marea di adolescenti
francesi. Allonsy! incit la guida, sollevando l'ombrellino
e facendo cenno con la mano ai suoi perch seguissero
le passerelle che portavano a San Marco. Ma alcuni non
fecero che scendere nell'acqua, fra gridolini e risate.
La marea stava scendendo. La prossima acqua alta sarebbe
arrivata fra dieci ore. Homer aveva fame. Che diresti
di far colazione? propose. Ma, per carit, non qui.
Certo che non qui, disse Sam mentre passavano accanto
ai tavolini del Florian, dove la settimana precedente
Homer aveva pagato sei dollari per un cappuccino.
C' un buon posto a Rialto, aggiunse Sam. Ci mettiamo
dieci minuti.
Per Homer Kelly il dottor Samuele Bell era un mezzo enigma.
Lui comprendeva bene la parte Bell, cio la parte americana,
ma la parte italiana andava oltre la sua comprensione.
Era evidente che Sam disprezzava gli stupidi. Era
una caratteristica italiana? Se s, non c'era nulla di male.
Una volta qualcuno aveva detto a Homer che gli italiani
erano una razza malinconica - allegri in superficie ma cupi
dentro. Come molte generalizzazioni, probabilmente
erano tutte balle.
Di passo svelto arrivarono al ponte di Rialto. A met della
lunga salita Sam si ferm a prender fiato, e tutti e due si
appoggiarono alla balaustrata di pietra e guardarono in
gi. Sul Canal Grande sotto di loro c'era un ingorgo di traffico.
Un barcone da lavoro tutto sporco, con un montacarichi
idraulico a bordo stava incalzando una peata ben dipinta
diretta all'Hotel Gritti con un piacevole carico di crostacei
e frutta. Ci furono grida di Attenzione! Una cassetta
d'uva s'inclin finendo in acqua. L'uomo al timone imprec
forte, Vaffanculo! Porca puttana! E un sandolo carico
di mitili comp un ampio arco allontanandosi.
Si lasciarono alle spalle lo spettacolo e ripresero la salita.
Al colmo del ponte, Homer si chiese se anche lui aveva
due lati come Sam. Vero che la sua notoria allegria talvolta
era solo una copertura per la sofferenza, ma di solito in
lui prevaleva un sano ottimismo.
Uup! Homer si scus per esser andato a sbattere contro
una ragazzina americana che gli si era bloccata di colpo davanti
per leggere la guida, e poi affrett il passo per raggiungere
Sam nel ristretto passaggio fra le bancarelle di frutta
e verdura ai piedi del ponte. Oltre le more e l'uva saliva il
forte profumo del mercato del pesce, e per un attimo scorse
uomini che spargevano ghiaccio su mucchi di calamari e anguille,
e sent rauche grida di Gamberetti! Cozze! Scampi!
Sam, aspettami! url Homer, ma fu spinto contro un banco
di ninnoli di vetro di Murano. Nessuno stava comprando
bocce di vetro con pesciolini rossi. Homer guard divertito
il giovane proprietario che parlava forte in un cellulare.
Ehi, guarda un po' quel ragazzino! grid stentoreo Homer,
cercando di riagguantare Sam. Quei piccoli cellulari
sono dappertutto.
Lo so, comment Sam, guardando indietro. Tutti vogliono
- come si dice? - mettersi in mostra con il telefonino.
Stava cercando di farsi strada in un incrocio pi ampio,
ma era quasi impossibile riuscire a infilarsi fra le torme
di turisti fermi a comprare maschere di carnevale come
soli e lune, e buffi cappelli con quadri e strisce.
Homer seguiva le orme di Sam strisciando, guardando gli
avidi sorridenti volti dei compatrioti, chiedendosi se un'immatura
contentezza non fosse un tratto generale degli americani.
Se era cos, si vergognava dei suoi connazionali e di
se stesso. Di fronte a tutti i problemi del mondo, certamente
la contentezza era un atteggiamento infantile.
Per all'interno dell'affollata Cantina Do Spade la contentezza
prevaleva. Sam e Homer si sedettero a un tavolino
e Homer divor con gli occhi il men.
Sam non provava alcun interesse per il cibo. Cominci a
parlare veloce, piegandosi sul tavolo, il volto una maschera di
sofferenza, e subito Homer si trov di fronte la parte di Sam
Bell enigmaticamente italiana. Ascolt con inorridita simpatia
il racconto del reliquiario fracassato che Sam gli fece.
Tutto quel che voglio  recuperare le reliquia, disse
Sam. Il cristallo rotto si pu riparare. Conosco un artigiano
in grado di farlo. Ma non posso ritagliare un altro pezzetto
di legno per sostituire la reliquia di cui la Scuola  andata
tanto fiera per cinquecento anni.
Homer cercava di mettere a fuoco la propria attenzione
sul problema di Sam, ma non poteva fare a meno di guardarsi
intorno e di provar piacere per l'ambiente in cui si
trovava. In tono sognante disse: Dicono che a Byron questo
posto piacesse.
Disperato, Sam lament: Pensa all'impossibilit di rintracciare
pochi trucioli di legno nel labirinto di questa citt.
Forse sono gi stati buttati nell'immondizia o in un canale.
Homer cerc di sembrare speranzoso. E se qualcuno li
avesse rubati come parti miracolose della Santa Croce? Esiste
un mercato delle reliquie? Un commerciante in miracoli?
Ehi, tu non stai mangiando. Dai, bevi un goccio.
Sam sorrise. Mi spiace, Homer. Gir la pasta nel piatto.
E c' anche un'altra cosa.
Homer avvoltol le fettuccine intorno alla forchetta.
Un'altra cosa? chiese.
La dottoressa Costanza non  ancora stata trovata e la
polizia non riesce a cavare un ragno dal buco. Neanche i
carabinieri fanno progressi.
La dottoressa Costanza? Vuoi dire quella che ha ammazzato
il marito? Che  scappata con un capolavoro inestimabile?
La forchetta di Sam cadde rumorosamente in terra. Non
ha ucciso il marito.  una menzogna.
Vabbe', s. Homer guard Sam come a scusarsi e prosegu
confuso. Ho letto sul giornale che l'arma del delitto
era coperta delle sue impronte. E lei ovviamente aveva fatto
i bagagli in fretta perch mancavano le valigie e met
dei vestiti erano sparsi tutt'in giro per terra. E - ammetterai,
Sam, che  piuttosto incriminante - aveva ritirato tutti
i risparmi dalla banca il giorno prima del delitto. E, guarda,
perch mai sarebbe scappata se non fosse stata lei?
Sam fiss tetro il piatto. Non lo so, so soltanto che non
 stata lei. Guard feroce Homer. E non ha nemmeno
preso quel bronzetto del Settecento.
Che cosa te lo fa pensare?
Sam batt forte un pugno sul tavolo. stato quel bastardo
di Bernardi, il suo cosiddetto assistente. Quando lei 
scomparsa, ha visto che c'era una buona occasione per lui.
Oh, ora ricordo. Homer rise. Me ne avevi parlato. 
socio di diritto delle tue due societ. Sia bastardo, sia barboso,
giusto, Sam? Bravissimo!
...
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...
CAPITOLO 30.
...
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...
Signora! il tabaccaio sull'angolo della Salizada del Pignater
le faceva gesti di richiamo, sporgendosi oltre la soglia
del negozio. Fuori del bar gli uomini del vicinato erano
raccolti in amichevole crocchia a bere e fumare. La vetrina
della pasticceria era piena delle speciali tortine piatte per
la festa di San Martino - il santo e il suo cavallo erano ricoperti
di caramelle gommose.
Mary si ferm e disse, S?
Le sue foto sono pronte.
Bene! Grazie, signore.
Mary pag le buste zeppe di foto e le fece cadere nella
borsa di tela. Non aveva tempo per guardarle ora. Stava andando
alla fermata del vaporetto in Riva dove avrebbe incontrato
Richard Visconti. Avevano progettato di passare la
giornata a Murano. Dopo aver visto come si soffiava il vetro,
alla mattina, avrebbero cercato un posto dove far colazione.
Stavolta lei avrebbe insistito per pagare la sua parte.
Naturalmente, quando fu il momento, Richard non volle
sentir parlare di una cosa del genere. E poi, con suo imbarazzo,
le compr da un negozietto un paio di orecchini di vetro.
La maggior parte degli oggetti in vendita erano vetri ingombranti
e di dubbio gusto, ma gli orecchini erano delicate
boccole attorcigliate soffiate a mano. Lei se le mise subito.
Lui la guard e poi disse piano, Bellissima, e con gesto
semplice le prese la mano.
Sarebbe stato da ingrati non lasciargliela. E inoltre -
Mary non se lo disse, ma era vero - le faceva piacere quella
stretta calda, e la sensazione di qualcosa di morbido e
gentile nell'aria tutt'intorno a loro, che li segu mentre tornavano
verso l'imbarcadero del vaporetto.
Quando sbarcarono in Riva Schiavoni, lei mormor un
saluto e si allontan in fretta, sentendosi addosso lo sguardo
di lui. Appena imbocc la stretta Calle del Dose, si sfil
gli orecchini e li fece cadere nella borsa.
Homer l'accolse con una lamentela. Dov'eri finita? Sei
stata via tutto il giorno.
Sono andata a Murano, disse Mary. Sai, dove lavorano
il vetro. Prendi un vaporetto e sei subito l. Era terribilmente
interessante, Homer. E, guarda. Frug nella borsa e ne
estrasse le buste delle foto. Non le ho ancora guardate.
Rest delusa. Non erano molto belle.  la mia macchina
da quattro soldi. Deve avere una lente davvero scadente.
A me sembrano belle, disse Homer, facendo passare
tutte quelle di una busta. Si ferm e tir fuori una foto.
Chi  questo?
Questo chi? Mary guard e trasal. Aveva dimenticato
di aver scattato una foto a Richard la settimana precedente,
davanti a un bel ponte a San Polo. Non ho idea. Io attacco
sempre a parlare con i locali.
Pare che questo ti stia portando la giacca. Homer le lanci
un'occhiata interrogativa. E quella non  la tua borsa?
Be', certo. Me le stava tenendo. Sai, mentre gli facevo la
foto.
Homer la guard serio. Ah, capisco.
Pi tardi, mentre faceva passare di nuovo le foto per
conto suo, cercando di scrivere sul retro che cos'erano,
lei non riusc a ricordarsene met. Scorrendole in fretta,
mescol la prima busta con la quinta e la quarta con la
seconda. Quando s'imbatt di nuovo nella foto di Richard,
la guard a lungo, sentendo che le pulsazioni le
diventavano pi rapide. Era sempre rimasta indifferente
alla bellezza degli attori del cinema, ma il volto di Richard
era qualcosa di totalmente diverso. Oh, quelle rughe
sottili agli angoli degli occhi!
Per la prima volta Mary prov un morso di vergogna. Si
rese conto che quel che provava per Richard Visconti stava
cominciando a sfuggire al suo controllo. Togliendo la
sua foto dal resto, la infil fra due maglioni pesanti, nell'ultimo
cassetto del com.
Poi sparse le foto sul letto e fece una scelta. Quelle eliminate
le mise via insieme ai negativi. In seguito non riusc
pi a trovarle. Si ricordava esattamente dove aveva
messo la foto di Richard perch continuava a tirarla fuori
e poi a rimetterla a posto, ma non sapeva dove trovare
la foto sfocata della vetrina di un negozio in qualche angolo
di San Polo, o di un ponte che avrebbe potuto essere
dovunque, o di un palazzo preso a caso da qualche
parte sul Canal Grande.
Le sue foto non erano nitide e i colori spenti, ma a Ursula
piacevano. Appoggiata a Mary sorrise raggiante vedendo
la foto su carta lucida dei piccioni che le mangiavano in
mano in Piazza San Marco.
La nonna esamin frettolosamente le foto, cercando la
propria. Non c', esclam delusa.
Ce ne sono altre. Mary and a cercare quelle di seconda
scelta, e anche stavolta non riusc a trovarle. Non riusc
a trovare nemmeno i negativi. Dove diavolo potevano essere?
Mi spiace, Dorothea, disse, tornando a mani vuote.
Te ne faccio un'altra subito se vuoi.
La signora Wellesley and a sistemarsi i capelli e Mary fece
vedere a Ursula la foto sfocata di una chiesa ricoperta di
statue di marmo bianco. Sai che chiesa ? Io le confondo
tutte. Ursula scosse il capo. Boh, chieder a tuo padre.
Lui la riconoscer subito.
...
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...
CAPITOLO 31.
...
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...
Il giorno dopo Homer raccont in confidenza a Mary il tremendo
problema di Sam - il furto di qualche reliquia e la
rottura del reliquiario avuto in prestito. Il pover'uomo
non sa cosa fare.  fuori di s.
Pi che comprensibile.  davvero tremendo. Chi ha mai
potuto fare una roba del genere?
E chi lo sa? Qualcuno deve avere la chiave. Homer abbass
la voce fino a bisbigliare, Sam sospetta la suocera.
Lei  Savonarola all'incontrario.
Che vuol dire...?
Invece di bruciar vanit, come abiti o gioielli, a lei piacerebbe
dar fuoco alla Bibbia.
Ma no! Mary si mise a ridere. Senti, perch non lo invitiamo
fuori a cena? Io mi porto dietro le foto, cos lui me
le spiega.
L'acqua era ogni giorno pi alta. Il meteorologo che dalla
locale stazione TV di Palazzo Labia riferiva quotidianamente
sulla situazione, parlava con veemenza dei tragici
risultati dei ritardi burocratici nell'affrontare il problema
dell'acqua alta. Primo! sollevata la mano sinistra, contava
un dito per volta il ritardo nel rialzare il livello della pavimentazione
in Piazza San Marco. Secondo! Il ritardo nella
costruzione di barriere mobili e nel rinforzare le tre dighe
ai tre ingressi della laguna. Terzo! Il ritardo nel completamento
del dragaggio del limo dai canali per velocizzare
il deflusso dell'acqua alta. Quarto! Il ritardo nella prevenzione
dell'inquinamento dovuto al passaggio delle petroliere
all'interno della laguna. Quinto! Il ritardo nella prevenzione
dell'inquinamento dalla terraferma. Il meteorologo
rinunci alle sue dita mentre alle sue spalle appariva
una grande pianta, vivacizzata da frecce che dall'Adriatico
andavano verso nord, puntando direttamente alla citt di
Venezia. Le frecce erano i forti venti causati da un subitaneo
calo della pressione atmosferica.
Il vento era davvero molto forte. Homer, Mary e Sam furono
investiti di fianco mentre sguazzavano in Riva verso il
pontile di San Zaccaria - approfittando del ritirarsi di
un'ondata d'acqua - per prendere il vaporetto che risaliva
Canal Grande. Vicino a Ca' Rezzonico c'era un famoso ristorante
che d'estate vantava un giardino con un bel pergolato.
Ordinarono quel che raccomand Sam, malfatti alla
panna e scampi fritti. Per s Sam ordin seppie al nero.
Mentre aspettavano, Mary tir fuori le sue foto. Sam,
scusami, sono le tipiche foto da turista, ma forse tu puoi
identificare quelle che io non ricordo. Questa, per esempio.
Gli spinse sotto il naso la foto di un imponente portale
d'accesso.
Sam diede un'occhiata, mentre il cameriere distribuiva i
piatti, poi la tir su e la guard di nuovo. Che cos'?
Non lo so. Mary gliela tolse dalle mani e la pass a Homer.
Ecco perch lo chiedo a te.  una chiesa da qualche
parte, ma non so quale. Tu lo sai, Homer?
Dio, e come farei a saperlo, io? esclam Homer, ancora
immerso nell'ignoranza, tranne, naturalmente, per quel che
concerneva il Sogno di Poliphilo di Aldo Manuzio e il Vitruvio
miniato del Cardinal Bessarione, e altre antiche opere.
Sam riprese in mano la foto e disse piano,  Lucia. Giuro
che  Lucia.
Lucia?
Questa donna che passa davanti alla chiesa.  Lucia Costanza.
Il nuovo Procuratore di San Marco. Ricordi, Homer?
Ti ho parlato di lei.
Ma certo, disse Homer, a un tratto interessato. Ho letto
di lei sul New York Times prima che partissimo.  quella
che si presume abbia ucciso il marito, solo tu giuri che
non  stata lei.
Perch lei  scomparsa, esclam Mary, facendo due
pi due. Non  la donna ricercata dai carabinieri? Quella
che spar quando il marito fu ucciso?
Sam fiss la foto di Mary.  viva,  qui.  da qualche
parte, a Venezia. Depose il tovagliolo e si alz. Quando
accadeva questo? Quando hai fatto questa foto? Dov'eri?
Oh, Sam, sono cos spiacente. Non ho la pi pallida
idea di dove fossi.
Sam allung la mano verso la spalliera della sedia e s'infil
il cappotto. Lo cercher io. Cercher finch non l'avr
trovato.
Mary allung la mano a prendere la borsa sotto il tavolo.
Sam, possiamo guardare nei libri. Io ho una guida ottima.
 zeppa di chiese.
Volete dire che stiamo andando? Homer guard sbigottito
la sua cena, per cui stava per pagare quarantamila lire.
In un angolino discreto dello stesso ristorante stava cenando
il dottor Richard Henchard. Girando il capo vide
Mary Kelly in compagnia di due uomini. Uno gli era ben
noto. Spost subito la sedia dietro una colonna. Tirandosi
su il bavero della giacca rabbrivid e chiese a chi era con
lui: Ho freddo. E lei? Non trova che faccia un po' freddo?
La graziosa infermiera con la quale stava cenando era da
poco nel suo reparto; era una ragazza impacciata, con il vizio
di lasciar cadere gli strumenti chirurgici nelle cavit addominali.
In risposta alla domanda lei scosse il capo negativamente
e continu il suo racconto sul velo della Vergine.
Ma non ha sentito?  cos emozionante. Hanno trovato
un pezzo del velo azzurro della Vergine Maria. Naturalmente
l'infermiera non voleva sembrare all'antica, perch,
dopo tutto, Riccardo era uno scienziato non si sa se
credere o no, ma dicono che abbia gi guarito un ragazzino
paralizzato. L'infermiera guardava Henchard adorante.
Cosa pensa, Riccardo? Mio dio, aveva degli occhi stupendi,
con le pi adorabili sottili rughe agli angoli. Tra loro
usavano ancora il lei formale. La graziosa infermiera
sperava che sarebbero passati a un appassionato tu prima
della conclusione della serata.
Sperava invano. Henchard aveva in mente un'altra conquista.
Non stanotte, ma presto, molto presto.
...
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...
CAPITOLO 32.
...
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...
Non riuscirono a trovarlo, il posto dove Lucia Costanza
stava attraversando con passo cos deciso la foto di Mary
da destra a sinistra. La facciata della chiesa nello sfondo rifiutava
di essere identificata.
Mary la cerc nelle sue guide. Sam rovist fra i suoi scaffali
alla ricerca di libri di testo sull'architettura veneziana.
Chiese in prestito a Dorothea l'enorme libro Venezia, Citt
d'incanto che conteneva enormi foto a colori del Palazzo
Ducale, di San Marco , della folla nella Piazza, di gondole
al tramonto, di allegre mascherine durante il Carnevale,
dei vogatori in costume nella Regata Storica. La chiesa che
stavano cercando era irreperibile.
Il giorno seguente Sam si ammal. Al mattino usc due
ore prima del suo primo appuntamento alla Marciana per
dare un'occhiata a chiese poco note in una zona non battuta
dai turisti, a nord dei giardini pubblici. Uno dei tanti
posti in cui Mary aveva perduto la strada.
Ma facevo foto lo stesso, confess a Sam, anche quando
non sapevo dove mi trovavo. Ho girovagato dappertutto
a Sant'Elena, oltre i Giardini, e mi son sentita davvero
persa tra le Zattere e il Rio Nuovo.
Il sestiere di Sant'Elena era una delle zone pi alte di Venezia.
Non c'era quasi traccia di acqua alta, ma Sam era
uscito da casa neanche da cinque minuti e s'era appena
avviato lungo la Riva verso i Giardini quando si sent mancare
tanto da essere costretto a tornare indietro.
Si chiuse nello studio, lasciandosi cadere pesantemente
sul divano, la testa girata in modo da non vedere il reliquiario
fracassato che era sulla scrivania.
Subito gli apparve nella mente una scena familiare. Una
corte con tante statue, una scalinata, una donna sulle
scale, un ufficio, due finestre che si aprivano su una vista
privilegiata, la donna che camminava rapida davanti a
lui e si sedeva, le mani di lui sulla scrivania di lei, la voce
di lui, il riso di lei. Dov'era finita?
Non era molto lontana. La dottoressa Lucia Costanza non era
fuggita sulla terraferma per nascondersi in qualche angolo
del Veneto. A Lucia non era mai venuto in mente di perdersi
in qualche affollata metropoli come New York o Londra o
perfino nella citt di Roma. Era serenamente convinta che
l'assassinio di suo marito presto o tardi sarebbe stato risolto,
e allora lei sarebbe uscita dal suo nascondiglio e avrebbe
riorganizzato la sua vita e ripreso la sua carriera interrotta.
Il tentativo di affittare un appartamento, quel semplice
posticino accanto alla casa del Tintoretto, era stato presto
vanificato da quell'uomo comparso sulla soglia rivendicando
un contratto d'affitto precedente.
Comunque non sarebbe valsa la pena litigare per quell'appartamento.
Era squallido, e necessitava di un serio intervento
per mettere a posto la parete dell'armadio. Lucia
ci aveva rinunciato subito, decidendo di accettare l'offerta
di un'amica di vecchia data, che ora lavorava in America e
le aveva messo a disposizione casa sua a Cannaregio. Lucia
aveva quasi dimenticato la chiave che le aveva lasciato
l'amica, ma ora la tir fuori riconoscente e se ne serv.
Aveva cominciato a riprendersi dal tremendo shock di
apprendere dai titoli dei giornali che il suo povero, infelice
marito era stato ucciso e che lei stessa era sospettata del
delitto. Sulle prime non ci aveva creduto. Lasciare Lorenzo
Costanza era stato cos normale, doloroso ma normale,
un atto dovuto da molto tempo per una normale moglie
offesa. E non era stato facile. C'era voluto coraggio ad abbandonare
casa sua e cominciare una nuova vita. Era stato
come amputare una parte ammalorata del proprio corpo
per salvare il resto. Lei si era sentita sminuita, a pezzi.
Gi quello era stato brutto, il resto era un incubo. Il povero
Lorenzo morto! Da tempo lei aveva perduto ogni rispetto
per il marito, ma non aveva certo desiderato che la
vita gli fosse tolta in modo cos violento. Non poteva rassegnarsi
all'idea di essere oggetto di una caccia all'uomo.
La faceva star male leggere i particolari della tesi sensazionale
montata contro di lei. La solita vecchia storia, lei era
ambiziosa, lui aveva una natura poetica. Se le rivelazioni
del giornale non fossero state cos persuasive e minacciose,
lei avrebbe riso.
Era contenta che l'unica foto sua che avessero trovato era
un'istantanea di una ragazzina di tredici anni con l'apparecchio
ai denti, scattata tanti anni prima alla scuola delle Suore
Canossiane a Murano. Ed era stata presa quasi a forza: Ma,
cara Lucia, tutti devono avere una fotografia! Oh, suora,
non io, per favore! Ma naturalmente loro avevano insistito.
Dopo quella volta, lei aveva sempre resistito e rifiutato
e nascosto la testa o s'era messa di spalle, distruggendo
tutte le foto che venivan fuori, perch nelle fotografie lei
riusciva sempre male. Il naso sembrava fin pi grande di
quel che era e il collo troppo lungo e sottile.
Cos l'immagine della goffa ragazzina con le trecce e la
macchinetta ai denti era l'unica. Sembrava ridicola accanto
all'articolo su una donna tremenda che aveva ucciso il
marito ed era fuggita. Ma non era affatto divertente. La raccapricciante
storia che la incriminava non era apparsa solo nei giornali locali ma anche nei quotidiani nazionali, il
Corriere della Sera e La Repubblica. Voleva dire ritirarsi
dal suo nuovo splendido incarico di Procuratore di San
Marco, voleva dire togliere le forcine dai folti capelli troppo
ricci e lasciarli sciolti intorno al viso, voleva dire nascondersi
in questo campiello e diventare una persona conosciuta
come la signora Sofia Alberti.
Ma andava bene cos. A Lucia piacevano i vicini e le piaceva
il campiello. Ogni giorno faceva la spesa nel mercatino
del giovane Stefano che scherzava con lei - Signora
Sofia Alberti? No, no, Sofia Loren! Frutta e verdura le
comprava da un negozietto tenuto da un'anziana donna
gentile. Questa, cara mia? le diceva, scegliendole la lattuga
migliore, chiacchierando dei nipotini mentre gliel'avvolgeva
in un cartoccio piegato agli angoli. Nel campiello
Lucia ammirava i bimbi grassocci e parlava con le loro
mamme. Sapeva i nomi di tutti i ragazzini che andavano
sui tricicli o giocavano a pallone contro gli alberi nel centro
del campo.
A volte teneva un capo di una fune mentre una nonna
teneva l'altro e due bambine piroettavano e se l'avvoltolavano
intorno alle caviglie e saltavano in su e in gi felici.
Lei mostr loro come saltellare a passo di danza, piede destro
in avanti, piede sinistro indietro.
Insegn ai bambini a fare barchette di carta come tricorni,
e a lasciarle cadere da una parte del ponte sul Rio della
Misericordia. Vedete?  come una gara. Galleggiano
sotto il ponte e vengono fuori dall'altra parte. Cos, se ogni
barca ha un nome, si sa chi vince.
Erano felicissimi. Scribacchiarono i nomi a matita. S,
s, disse Guido, guarda la mia!
Anna, la mia  Anna!
Guardate, la mia  Regina!
Signora, scrivi anche il tuo nome! La tua barca sar Sofia!
Ma non fu cos. Quando scrisse LUCIA sul fianco della
sua barca di carta restarono un attimo perplessi, ma
subito ripresero a litigare per la barca di Guido che aveva
vinto solo perch aveva affondato con un sasso quella
di Regina.
Sarebbe stata paziente. Lucia era ottimista. Suvvia, non
era la fine del mondo. Alla fine le cose si sarebbero aggiustate.
Nel frattempo, mentre aspettava che accadesse qualcosa,
non aveva nulla da fare. Le giornate erano tediosamente
simili le une alle altre. Con gli occhiali da sole avvolgenti
e i capelli sciolti sulle spalle si sentiva abbastanza
irriconoscibile da arrivare fino a Strada Nova a comprare il
giornale, attenta a scegliere il momento della giornata in
cui la marea crescente non rappresentasse un problema.
Non osava spingersi pi in l. Non osava mostrarsi in
luoghi pubblici dove avrebbe potuto imbattersi in gente che conosceva.
Con vivo desiderio lesse su Il Gazzettino l'annuncio di
un concerto che si sarebbe tenuto nella grande chiesa di
Santa Maria Gloriosa dei Frari. Il coro e i solisti del
Conservatorio di Padova sarebbero stati accompagnati dalla
locale Orchestra di Venezia, con i musicisti abbigliati in costumi settecenteschi.
Le sarebbe piaciuto andarci. Voleva ascoltare le arie e i
cori di una delle opere veneziane di Monteverdi e degli
oratori di Handel e di Haydn. Ci sarebbe anche stato un
meraviglioso coro dalla Passione secondo Matteo di Bach.
La sera del concerto Lucia and a letto presto. Non appena
chiuse gli occhi, senza che lei l'avesse sollecitata le
torn alla mente una visione frammentaria di cose accadute
il mese prima, del giorno in cui quel matto era entrato
nel suo ufficio con quelle due ridicole proposte. Come
un nastro che si riavvolgeva di continuo, la visione appariva e poi riappariva ancora.
Lui entrava, le appoggiava le mani sulla scrivania e diceva
quelle folli cose e, un attimo dopo, quando il nastro si
era riavvolto, entrava di nuovo e le ripeteva altrettanto galantemente un'altra volta. E poi ancora.
...
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...
CAPITOLO 33.
...
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...
Homer Kelly non aveva nulla contro la musica. Anzi gli
piaceva, nell'insieme. E qualcuno di questi pezzi l'aveva gi sentito.
Come avrebbe mai potuto dimenticare l'esecuzione del
Messia di Handel nella Memorial Hall di Harvard, con quella
folle interruzione? Naturalmente era stata la Passione secondo
Giovanni di Bach e non quella secondo Matteo che
lui aveva ascoltato con Mary nella Chiesa del Commonwealth
di Boston, ma anche in quell'occasione c'era
stato un tocco di follia, in quanto tutto il pubblico aveva evitato
per un pelo di morire schiacciato dal crollo della volta.
Nell'esperienza di Homer, la musica alta era spesso accompagnata
da sconcertanti estremi di catastrofe o di gioia.
Ma quella sera non ci furono stupefacenti interruzioni
negli enormi spazi della chiesa monastica di Santa Maria
Gloriosa dei Frari durante l'esecuzione di brani scelti dalle
composizioni sacre di Haydn e Handel, Monteverdi e Bach.
Le superbe volte non si scomposero. Nessuna spettrale
apparizione di persone da lungo tempo scomparse fece
balzare in piedi tutto l'uditorio, capitombolare le viole da
gamba e aggrovigliare i leggii dei secondi violini. Stavolta
le diverse parti del programma si susseguirono in serenit.
Sam Bell era seduto con Mary e Homer su seggiole pieghevoli
fra gli antichi scranni del vecchio coro, ascoltando
e nello stesso tempo ammirando il quadro sopra l'altare,
l'Assunzione della Vergine di Tiziano. Galleggiando sulle
nuvole e sostenuta dalle soffici pance prominenti dei cherubini
al suo seguito, pareva che lei sollevasse le mani in
ammirazione del coro della Passione Secondo Matteo. Era
la scena della folla impazzita, verso la fine, con tutti gli abitanti
di Gerusalemme che urlano a Pilato, Lass ihn kreuzigen,
lass ihn kreuzigen.
Homer diede di gomito a Sam, e mormor, Che diavolo stanno dicendo?
Ssshhhh, Homer, bisbigli Mary.
Sam lanci ad Homer un'occhiata in tralice, severa, e tradusse
a bassa voce, Sia crocifisso.
Oh, esclam Homer, e per un attimo se ne stette tranquillo,
ma quando il coro grid qualcos'altro, Sein Blut
komme ber uns und unsere Kinder, diede un'altra gomitata
a Sam. Sangue, cos' che cantano del sangue?
Sam bofonchi sottovoce, Il suo sangue ricada su di noi
e sui nostri figli. Piantala, Homer.
E vabbe'!!
Perfavore!Cera chi s'era piegato in avanti nella fila alle
loro spalle, sibilando nell'orecchio di Homer, Vuole
gentilmente far silenzio? Qualcuno di noi sta cercando di
sentire la musica.
Era il vescovo di Seven Oaks, che faceva da portavoce
per il suo gruppo di musicofili della Gran Bretagna.
Homer si gir su se stesso e vide i quattro volti britannici
che lo guardavano indignati. Si rese subito conto di
essere stato uno zotico. Sono molto, molto spiacente.
Affond il capo nelle spalle a scusarsi e torn a dedicarsi
al coro.
Ma nessuno urlava pi. Per un attimo le alte volte risuonarono
dell'eco - Kinder, Kinder- e poi i violinisti e i flautisti
abbassarono gli strumenti, si tersero la fronte e i cantanti
uscirono in fila. Era tutto finito.
Senza fiato, emotivamente esausti, Mary e Homer si alzarono
vacillando e girarono per l'enorme chiesa, con
Sam che li guidava verso altri capolavori di pittura veneziana.
Ma loro avevano raggiunto il punto di saturazione.
Come era gi accaduto a Firenze, stavano soffrendo
di sovraccarico estetico.
Contro una parete c'erano reliquiari come quelli nel Tesoro
di San Marco, contenenti vari frammenti di sacre ossa.
Sam fece un gesto sprezzante con la mano e uscirono
diretti a casa.
Vero che non c'era stato nessun crollo delle alte volte di
mattoni, nessuna incredibile apparizione a disturbare il
concerto. Eppure qualcosa di allarmante e conclusivo era
accaduto, anche se Homer non ne era ancora consapevole.
Nella mente gli si era formata una crepa. In seguito si
sarebbe verificata una imponente caduta massi.
...
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...
CAPITOLO 34.
...
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...
Stava di nuovo piovendo. Nell'Hotel Danieli una ricca colazione
era apparecchiata davanti al vescovo di Seven
Oaks, alla sua consorte, al deputato delle Isole della Manica
e a sua moglie. Tra sof e poltroncine imbottite, c'erano
teiere d'argento e tovaglioli di damasco, carrelli con torte
e focaccine e marmellata di lamponi.
Nell'albergo era tutto pi che soddisfacente. Fuori,
tutt'altro. L'acqua tracimava oltre il bordo della Riva arrivando
a lambire la porta stessa dell'albergo.
Il vescovo Arthur Cluff-Luffter era uso a parlare con autorit.
Sapete, non siamo costretti a restare qui. Ci sono altri
alberghi in citt.
Ma non s'irriter la direzione? disse Louise Alderney,
moglie di Tertius Alderney, il deputato. Non ci siamo impegnati
a restare tutta la settimana?
Oh, magari dovremo pagare un giorno in pi per scusarci,
ma non  come aver firmato un contratto legale.
Poi il vescovo si pieg in avanti, agitando un biscotto.
Conosco un'ottima alternativa, l'Hotel Flora. Tutti raccomandano
il Flora.
Ma  in un punto pi alto? chiese astuta la moglie.  la
cosa pi importante, quel che conta davvero.
Il vescovo s'infil in bocca il biscotto e tir fuori una
pianta che indicava la distribuzione dell'acqua alta. La consult
tutto serio, sostituendo gli occhiali con un altro paio.
Poi la ripieg e scosse il capo. Spiacente ragazzi, niente
da fare. E un'isola circondata dall'acqua.
Il nostro grande errore  stato decidere di venire a novembre,
disse il deputato, guardando corrucciato il vescovo
che ne era responsabile.
Oh, in fondo non importa un granch, concesse Elizabeth
Cluff-Luffter generosamente, appoggiandosi allo schienale
della poltroncina imbottita. Il mio romanzo posso scriverlo
in qualsiasi posto.  gi tutto nella mia mente.
Ma Elizabeth, disse Louise Aldemay,  dicono che l'acqua
sia ogni giorno pi alta. Diventer sempre peggio.
Forse dovremmo tornarcene tutti a casa.
Che sciocchezza, Louise, ribatt Elizabeth. Dov' il
tuo spirito battagliero? Non far la timida. Lev il pugno,
incitando all'azione. Continuiamo ad avanzare, nonostante
l'acqua.
Ah, se solo avessi portato gli stivaloni! sospir Louise.
Il Consiglio di Piazza non accettava altrettanto supinamente
di Elizabeth Cluff-Luffter lo stato attuale dell'acqua
alta nella citt di Venezia. Nella seconda riunione urgente
convocata nella Sala del Consiglio dei Dieci, si presentarono
altri tre componenti del Consorzio Venezia Nuova. Si
sedettero vicini a un capo del tavolo e si lamentarono a
gran voce della cattiva stampa, mentre tutti sapevano bene
che il ritardo nella costruzione delle barriere mobili nella
laguna non era assolutamente da imputare a loro ma al
Consiglio Comunale.
Torve occhiate furono dirette al sindaco che sedeva all'altra
estremit del tavolo fra Sam Bell e il facente funzione
Procuratore di San Marco, Tommaso Bernardi. Alle
spalle del sindaco si apriva la porta che dava sulla scala
dalla quale un tempo i disgraziati cittadini accusati dal
Consiglio dei Dieci venivano tradotti alle Prigioni attraversando
il Ponte dei Sospiri. Era ovvio che il Consorzio Venezia
Nuova avrebbe oltremodo gradito avere lo stesso
potere di condanna.
Guardavano in cagnesco il sindaco e uno di loro disse
apertamente quel che pensava.
 il Consiglio Comunale che ha impedito la costruzione
delle chiuse ai porti di Lido, Malamocco e Chioggia. Il nostro
modello idraulico a Voltabarozzo si  dimostrato funzionale.
Quando possiamo aspettarci i permessi e i fondi
per avviare seriamente i lavori?
Sfortunatamente, ringhi il sindaco, il vostro modello
idraulico non ha preso in considerazione tutte le complessit
della situazione.
Era una tipica controversia che andava avanti da molto.
Sam s'intromise per chiedere delle misure temporanee di
carattere pratico per proteggere subito la piazza, perch,
dopotutto, il pericolo era reale. Quando la peggior acqua
alta avrebbe invaso con violenza la piazza, ci sarebbero
stati danni alle fondamenta dei grandi edifici storici e l'allagamento
dei piani terreni, accompagnati dalle malefiche
conseguenze di umidit su muri e soffitti e preziose opere
d'arte, fra le quali non ultimi i rari e antichi libri della Biblioteca
Marciana.
Almeno possiamo essere grati che in questo periodo ci
siano meno turisti , disse Padre Urbano, pensando all'incubo
estivo delle interminabili masse di persone ciabattanti
nella Basilica.  sorprendente che questi turisti ritardatari
siano disposti a camminare sulle passerelle e aspettare il
proprio turno pur di entrare, anche con forti piogge.
Non si pu biasimarli, not il Sovrintendente alle Belle
Arti. Arrivano dall'altro capo del mondo, e sono decisi
a vedere tutto quel che era stato loro promesso, per dio.
E naturalmente tutto quel che era stato promesso loro,
disse Sam sarcastico, si trova nella nostra parte della
citt. Che guarda caso  uno dei punti pi bassi di Venezia.
Perch le agenzie turistiche non parlano di altre
attrazioni - per esempio, la Scuola di San Rocco o il Museo
Navale?
Alla riunione era presente anche un rappresentante dell'Ufficio
Idrografico del Magistrato alle Acque, altro ente
ufficiale. Noi naturalmente, promise, inviamo i soliti fax
quotidiani con le previsioni dell'altezza e dell'orario dell'acqua
alta.
Avevano tutti un'aria cupa. Entrando nel Palazzo tutti
avevano potuto notare i risultati dell'acqua che saliva. Per
venire alla riunione avevano dovuto farsi strada tra le file
di turisti che camminavano adagio sulle passerelle di legno
che portavano a San Marco e a Palazzo Ducale, e attraversare
le masse che affollavano i portici delle Procuratie
Vecchie e delle Procuratie Nuove, del Museo Correr e
della Libreria del Sansovino.
Si trova difficolt a entrare nel proprio ufficio, si lagn il
signor Bernardi, delegato della Procuratoria di San Marco.
Il proprio ufficio, pens Sam furente. Non era il suo ufficio,
era quello di lucia.
A ogni buon conto, concluse il sindaco demoralizzato,
nessuno ha niente da suggerire per affrontare il disastro
che incombe?
Io, disse il signor Bernardi, alzando una morbida mano
bianca. Io propongo di mettere dei blocchi a tutti gli
accessi alla piazza in modo da far entrare solo piccoli
gruppi di persone alla volta.
Sam era attonito. Affascinante! Aveva gi inserito Bernardi
nella sua personale Societ dei Bastardi, ma la semplice
iscrizione non era di certo sufficiente. Sam smise di ascoltare
gli esperti e cominci a immaginare gradi e gerarchie -
Bastardi Semplici e Complessi, Cattivi e Maligni, Sporchi e
Abominevoli. Qual era quello giusto per Bernardi?
Uscendo dalla riunione, Sam fu sorpreso di scoprire che
gli era tornato l'appetito. Aveva davvero voglia d'un buon pranzetto.
...
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CAPITOLO 35.
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La sirena cominci molto presto, cinque sibili, a dieci secondi
l'uno dall'altro. Oggi acqua alta, avvisava la sirena.
Mettetevi gli stivali!
A Mary non importava. Aveva appuntamento con Richard
di buon'ora. Era come se non potessero pi sopportare
di essere lontani.
Cos' questo baccano? chiese Homer mezz'addormentato,
sollevando la testa dal cuscino.
Vuol dire che oggi ci sar acqua alta, mormor Mary,
andando a farsi la doccia. Homer si riaddorment.
Prima di uscire quatta quatta dalla casa, Mary lasci un
biglietto: Sar fuori tutto il giorno. Con affetto, M.
Non gli avrebbe fatto piacere, ma almeno non si sarebbe
rivolto alla polizia.
Henchard aveva preparato la strada. L'appartamento sul
Rio della Sensa era squallido, ma lui non poteva portare
Mary Kelly a casa sua, e certo non poteva andare a quello
di Giovanna in Calle della Madonna, perch Vittoria e Giovanna
li presidiavano, accovacciate come rospi.
Incontr Mary all'imbarcadero di San Marcuola, accogliendola
con un abbraccio appassionato. Poi la prese per
mano e la spinse a zig zag per le tortuose calli di Cannaregio,
attraverso il Campo di Santa Fosca, dov'era una statua,
ma Mary stavolta non chiese di chi fosse, perch i due non
parlavano, procedevano solo molto in fretta, facendo una
svolta a sinistra, attraversando un ponte, un secondo ponte,
un terzo, un quarto.
La casa di Tintoretto, pens Mary, scendendo dall'ultimo
ponte in dieci centimetri d'acqua. Insieme sguazzarono
per la fondamenta lungo il Rio della Sensa. Ora non era
pi un pozzo fangoso ma un canale colmo fino all'orlo e
traboccante. Richard non rallent mentre passavano davanti
alla casa con la lapide sul muro -
JAC. ROBUSTI QUI TINTORETTO
DOMUM VETUSTAM
Si ferm cinque o sei porte pi in l.
Era dove lei lo aveva visto per la prima volta. Lei stava facendo
fotografie e lui era l fermo e lei gli aveva chiesto se
la casa del Tintoretto si poteva visitare e lui aveva detto di
no. Quello era stato l'inizio.
Lei lo guard mentre maneggiava maldestro la chiave e
apriva la porta. Lo segu su per le scale senza farsi pregare.
Erano tutti e due sopraffatti dal desiderio.
Lei vide la stanza come in una nebbiolina. Era vuota,
tranne che per un sacco a pelo sul pavimento. Era una
vecchia stanza con le pareti dall'intonaco fuligginoso. Su
una si aprivano due finestre sporche che davano sul canale,
su un'altra c'era la porta del bagno spalancata e un'altra
porta, ben chiusa. La seconda porta non aveva maniglia,
solo un lucchetto che pendeva da un anello.
Caddero ginocchioni sul sacco a pelo, Richard l'accarezz
e la spogli e fece all'amore con lei con grande tenerezza,
e dopo si addormentarono dolcemente.
Henchard aveva catturato la sua preda.
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CAPITOLO 36.
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Quando lei si svegli, Richard non le era pi accanto. Mary
poteva sentire lo scroscio della doccia oltre la porta del bagno.
Poi, mentre guardava assonnata verso il muro, cominci
ad accadere qualcosa che somigliava a un sogno. L'altra
porta si socchiuse silenziosamente, e lo stretto spazio dietro era pieno d'oro.
Lei si mise a sedere, sgomenta. Rotoli con maniglie d'oro
erano ritti contro una parete dell'armadio. Erano ornati
da campanelli d'oro. Piatti e calici e candelieri pure d'oro
giacevano per terra. C'erano pacchi avvolti in carta di
giornale e legati con spaghi mezzi marci. Un grande dipinto
in una cornice dorata era appoggiato contro una
tenda in fondo al vano. Nel suo stato visionario Mary notava
ogni dettaglio. Era il ritratto di un bellissimo giovane
con un mantello di pelliccia gettato su una spalla. Aveva
il volto sorridente e occhi scuri che guardavano direttamente
nei suoi. Ti vedo. Ti ho sempre visto. Ti conosco dall'inizio del tempo.
Cos'erano tutte quelle cose? E come erano giunte qui?
S'alz di scatto e s'infil la sottoveste. La doccia stava ancora
scorrendo. Si avvicin alla porta aperta dell'armadio,
conscia di un lieve tintinno mentre attraversava la stanza
a piedi nudi. C'era qualcosa che non andava.
Una volta a casa, a Concord, Mary aveva aiutato a svuotare
la soffitta di una vecchia cugina, ed era stata un'esperienza
strana. Gli scatoloni di carte e di libri, i bauli zeppi,
i mucchi di cose degne di memoria erano tutti ricoperti da
uno sporco strano - una sorta di segatura grigia proveniente
dalle travi tarlate del tetto, un intonaco sbriciolato e
polverosi granelli neri, come se gli stessi anni trascorsi fossero
stati ridotti in frammenti e fatti piovere dal cielo. Le
cose contenute in questo armadio sul Rio della Sensa nella
citt di Venezia erano cos. L'oro scintillava attraverso
una coltre di polvere molto ma molto vecchia.
Mary si curv e spazz via lo sporco dalla carta di giornale
di uno degli involti sul pavimento. Il foglio ingiallito
si stava disintegrando agli angoli, ma il titolo del giornale a stampa era ben nitido e nero.
GAZZETTA DI VENEZIA
DOMENICA 5 DICEMBRE 1943
Dicembre 1943! Il giornale aveva pi di cinquant'anni!
Mary si chin ancor di pi e lesse parte di un titolo
PRIMO RASTRELLAMENTO ...
EBREI A VENEZIA. I DEPORTATI ...
Sapeva quel che voleva dire Ebrei, ma non rastrellamento.
Tuttavia aveva un suono terribile. E deportati poteva
significare solo una cosa.
Si rizz allontanandosi dalla porta. Qualcosa di sinistro e
tremendo aveva saturato tutti gli oggetti nell'armadio. Permeava
ogni cosa - il quadro, i candelieri, i piatti d'oro, gli
alti rotoli con i campanelli dondolanti. La colp in pieno viso
come un lezzo di morte.
Lo scroscio della doccia cess. Mary torn al sacco a pelo,
concentrandosi a pensare. Quando Richard usc dal bagno
s'inginocchi accanto a lei, ma poi trasal e balz in
piedi, sibilando un furibondo Merda!Fiondatosi all'altro
capo della stanza chiuse sbattendo la porta dell'armadio e
infil il lucchetto negli anelli facendo scattare il gambo.
Poi torn da Mary e le stette ritto accanto, dominandola,
fissandola, respirando affannosamente.
Andava tutto storto. Era cambiato tutto. Senza una parola
Mary si alz.
Henchard non disse nulla mentre lei prendeva i vestiti e
se li portava in bagno. Quando lei usc, completamente vestita,
lui era ancora l, ancora a fissarla, ancora senza dir parola.
Mary tir su la borsa. Non sapeva come accomiatarsi.
Il loro silenzio non era come quello affannato che li aveva
accompagnati prima per le calli di Cannaregio, non come
il silenzio della corsa su per le scale. Era un minaccioso
scambio di domande e risposte non pronunciate.
Cosa sono quelle cose nell'armadio?
Non posso dirlo.
Da dove provengono?
Non te lo posso dire.
Quando lei se ne fu andata, scendendo pesantemente le
scale per via degli stivaloni, Henchard imprec contro la
propria sbadataggine. Come diavolo aveva potuto lasciare
aperto il lucchetto? Lei aveva visto! Aveva visto tutto, perch
ogni maledetta cosa era ben visibile.
Rabbioso indugi alla finestra e la guard allontanarsi,
guadando attenta attraverso l'acqua che saliva, che minacciava
di essere ancora pi alta. Come al solito, quella femmina
maledetta era interessata a tutto. Cristo, ma guardala!
Stava scambiando qualche parola con un paio di sogghignanti
muratori che avanzavano verso di lei con pale e
picconi. La guard salire i gradini del ponte e attraversarlo a grandi passi, sbirciando un attimo verso le sue finestre,
il volto limpido e composto.
Cristo, non avrebbe dovuto lasciarla andare! Avrebbe
dovuto ammansirla, vincerla di nuovo col suo ardore, fare
all'amore con lei. Dopo sarebbe stato cos facile inventare
qualcosa a proposito dell'armadio. Sarebbe andato bene
quasi tutto. E invece se ne era rimasto ammutolito come
un idiota.
Una cosa era certa. Gli oggetti dovevano cambiar di posto.
Lei avrebbe potuto tornare l'indomani, o magari oggi
stesso, insieme a suo marito, quel grosso e importante professore
d'universit, e una squadra di fottuti carabinieri o
poliziotti con una manciata di documenti ufficiali. Cristo,
sarebbero arrivati con un mandato di perquisizione. No,
no, questo non doveva accadere. La roba doveva sparire.
Proprio adesso, immantinenti.
...
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...
CAPITOLO 37.
...
.
...
A Richard Henchard che la guardava attraversare il ponte
sul Rio della Sensa Mary Kelly sembrava serena e tranquilla.
Non lo era affatto.
Andando a naso nella direzione dell'ampia strada di negozi
al di l del Campo Santa Fosca, ripens alla sua relazione
con l'uomo che diceva di chiamarsi Richard Visconti.
Da parte sua non c'era stata nessuna decisione, nessuna
scelta, nessuna esitazione morale. Era stato come discendere
le Cascate del Niagara in un barile. Non si sentiva colpevole,
almeno non ancora.
Ma forse un pesante carico di colpa sarebbe stato meglio
di questo. Se si fosse solo sentita colpevole, avrebbe potuto
vantarsi di esser come qualcuna delle sue amiche  la
page che avevano relazioni extraconiugali in un folle saliscendi
di colpa e di eccitazione.
Quel che le risultava insopportabile era sapere che lei,
Mary Morgan Kelly, autrice di sette dotti volumi, cattedratica
presso una famosa universit, si era comportata da
perfetta idiota.
Lungo Fondamenta della Misericordia dovette spostarsi
obliquamente per trovare un altro ponte. Dall'altra parte
due uomini issavano sacchi di pattume su un barcone.
Non si vedevano gondole. Mary immagin che Cannaregio
fosse fuori del percorso turistico. Era una zona per italiani.
I manifesti elettorali non erano destinati ai turisti. Per
VENEZIA, per MESTRE, per il VENETO, con MASSIMO
BARBATO, con MARIO RUSSO.
Aveva continuato a camminare, facendo cic ciac con gli
stivaloni di gomma, superando una donna che trascinava
un carrellino per la spesa, un gatto che avanzava di tetto in
tetto, un vecchio che spazzava il pavimento, un giovane
con un cellulare incollato all'orecchio, una panetteria con
una vetrina di insoliti dolci.
Mary si ferm a guardare quei dolci, a forma di cavallo e
decorati con caramelle e festoni di glassa. Il cavaliere rappresentava
San Martino, che si festeggiava quel giorno. Lei
prosegu, lieta che questa parte della citt fosse asciutta.
Era un sollievo non sguazzare nell'acqua.
Giunta su Strada Nova ogni traccia della sua infatuazione
era sparita. Rimosse Richard Visconti come un cavallo che
rabbrividisce per liberarsi di una mosca sulla pelle. Improvvisamente
famelica, si precipit in un bar e si sedette a bere
un cappuccino e mangiare un tramezzino lillipuziano, finalmente
pronta a pensare all'apparizione dell'oro al di l
della porta dell'armadio di Richard.
Met del minuscolo sandwich spar in un boccone. Mary
chiuse gli occhi, cercando di ricordare, facendo un elenco
fra s e s. C'era il meraviglioso quadro del giovane con la
pelliccia maculata sulle spalle, e per terra i pacchi sformati
nei loro tragici involti, e nell'angolo due o tre rotoli alti, con
le maniglie d'oro. C'erano anche in mostra calici e piatti scintillanti
e alti candelieri d'oro, di quelli con tante candele su
una fila unica. Quante erano le candele? Sette? Otto? Nove?
Ma certo, come no. Erano candelieri ebraici. E i rotoli
erano i rotoli della Torah. I piatti e i bicchieri erano per la
celebrazione della Pasqua ebraica. Quel tesoro l ammassato
era una specie di Santo Graal ebraico. Doveva esser
stato nascosto in quello squallido appartamento su Rio
della Sensa nel 1943, in un periodo di mortale pericolo per
gli ebrei di Venezia. Che cosa aveva a che fare Richard con
il destino degli ebrei veneziani durante la Seconda Guerra
Mondiale? Lui nel 1943 non era ancora nato!
Mary deposit la sua tazza, afferr la borsa e si fiond
fuori dal bar. Qualsiasi cosa volesse dire, era infinitamente
pi importante di un febbrile episodio di scervellato
adulterio. Voleva dire qualcosa di malvagio, qualcosa di
terribile. Nel bagliore dorato che emanava dall'armadio a
muro di Richard Visconti c'era un che di grottesco, che l'aveva
spinta fuori dalla stanza e dalla casa, qualcosa
profondamente spaventoso, qualcosa che implicava Richard
e lo escludeva da ogni sentimento - ma qualcosa indicibilmente
pi grande di Richard Visconti.
Fuori del bar, la strada era piena di gente che faceva compere.
Il cielo era grigio. Mary tir fuori la sua pianta. Era vecchio
stile, piegata in modo elaborato. Lei l'aveva aperta e
chiusa talmente tante volte che si era tagliata alle pieghe.
Ora la squadern lisciandola e avvicin gli occhi alla rete
con stampati i nomi delle calli e studi dove andare.
Doveva continuare per Strada Nova fino a una calle piuttosto
larga, Rio Terr Farsetti - Rio Terr voleva dire un canale
ora interrato - e poi girare a sinistra. Presto avrebbe
trovato un ponte e al di l di quello c'era il Ghetto Nuovo.
Su Strada Nova non c'era acqua, ma le calli verso nord-ovest
erano bagnate. Con gli stivali non faceva differenza. Si era
abituata a sguazzare nell'acqua. Ma quando, attraversato il
ponte, entr nel Ghetto Nuovo, trov tutto perfettamente
asciutto.
Il campo le sembr, naturalmente, familiare. C'era stata
prima a fare foto. Ricordava la triste targa di bronzo sul
muro, e gli alberi, e l'antica vera di pozzo. Mary si ferm
sotto un albero per svuotare l'acqua dagli stivali.
Qui, da qualche parte, c'era un Museo. S, ecco la scritta,
MUSEO EBRAICO. Era aperto alle undici del mattino? S,
certo. Pag il biglietto ed entr.
Lo spazio museale era al piano superiore. Mary sal le
scale fino a raggiungere l'esposizione di rotoli della Torah
e candelieri a sette braccia e splendidi piatti rituali. Le ricordavano
i piatti di peltro per la comunione nelle antiche
chiese del New England, solo che questi erano pi elaborati
e avevano incise parole in ebraico. Ed erano tutti d'argento,
non di peltro e certo non d'oro.
Le venne in mente che l'oro, mentre molto pi costoso
dell'argento, in un certo senso era pi pratico. Nel corso
degli anni un oggetto d'argento si ossidava e diventava nero,
invece l'oro restava splendente per sempre.
Rest a lungo a guardare lucide tazze d'argento e piatti
per la Pasqua ebraica e i piccoli vascelli d'argento con le
porticine per dispensare l'incenso. Qualcuno diligentemente
li manteneva lustri, ma anche cos erano meno spettacolosi
di quelli d'oro di Richard.
Ma c'era anche una significativa differenza. Qui mancava
l'atmosfera sinistra, non c'era un senso di sofferenza, niente
terrore. Era solo un museo di bellissimi oggetti sacri.
Mary ritorn gi e nella libreria del Museo compr un libro,
attratta dalla foto in copertina. Rappresentava un
gruppo di persone in una strada soleggiata intorno a un
uomo che portava una Torah. Tutti gli uomini avevano il
cappello, qualche donna stringeva in braccio un bambino.
Era di certo un'occasione importante. In qualche modo
l'immagine la colp.
Dio, com'era stanca. Voleva andare a casa.
Che direzione prendere per andare all'imbarcadero del
vaporetto? Mary attravers un altro ponte, e pass sotto
la scritta ghetto vecchio. Era la direzione sbagliata. Era
stata qui prima. Non era la strada per tornare a casa. Questa
calletta riportava dritto alla Sinagoga. L'altra volta c'era
un andirivieni di uomini che entravano e uscivano, c'erano
ragazzi sulla soglia. Oggi non c'era nessuno. La sinagoga
era chiusa.
Poi, nonostante la stanchezza, Mary si ferm di colpo e
trattenne il fiato riconoscendo il posto, poich si trattava
del portale nella sua fotografia. Quello che cercava Sam.
Quando avevano esaminato decine e decine di foto di
chiese veneziane, avevano commesso un semplice errore.
Non era affatto una chiesa. L'imponente edificio nello
sfondo della casuale foto di Lucia Costanza non era una
chiesa cristiana ma una sinagoga.
Nel vaporetto che la riportava a casa, Mary estrasse il libro
acquistato al Museo Ebraico e lesse il titolo. Gli Ebrei
a Venezia, 1938-1945. Mentre il battello avanzava sbuffando
oltre la curva del Canal Grande lei lo sfogli, decifrando
lentamente lo scritto in italiano, consapevole che il
rompicapo stava per trovare la soluzione. Il senso di orrore
che emanava dal tesoro aureo nell'armadio di Visconti
non era un'allucinazione. L'orrore era reale.
...
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CAPITOLO 38.
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Il posto dove Giovanna era stata sistemata da Riccardo
Enciard - Giovanna non riusciva a pronunciare il suo nome
inglese - non era esattamente quel che le sarebbe piaciuto,
un bell'appartamento in una zona dove poter andare
a far compere con le amiche. Questa parte di Cannaregio
era ben lontana dall'essere alla moda.
In giro si vedevano solo bambini piccoli, donne di
mezz'et e operai che toglievano i basoli da terra e poi li
rimettevano di nuovo a posto. Gli unici suoni erano lo stridulo
raschiare delle pale dei muratori e gli sciocchi gridolini
dei bimbi. Non c'erano negozi eleganti. Vero che Riccardo
a volte le faceva regali costosi, ma stavolta era stato
estremamente spilorcio. Lei aveva un televisore, ma lui
continuava a dimenticarsi di farle allacciare il telefono. Come
poteva credere che lei se la cavasse senza telefono?
Questo posto  pi vicino all'ospedale, era stata la sua
scusa. Cos posso fare un salto da te a ora di colazione.
Ma erano settimane che non si faceva vedere affatto. Eppure
lei avrebbe dovuto essere l a sua disposizione a mezzogiorno
tutti i giorni, caso mai! Non era giusto. Voleva dire
che lei non poteva passare l'intera giornata con Minetta o
andare a far acquisti a Mestre con Serena. Non poteva neanche
chiacchierare al telefono o combinare una riunione.
Giovanna passava quasi tutto il tempo a letto, con una
di quelle deliziose camicie da notte che le aveva regalato
Riccardo. All'inizio faceva la doccia tutti i giorni, si profumava,
si truccava, si depilava le gambe, si faceva la manicure
e si acconciava i capelli allo specchio, nel caso capitasse
lui. Ma ora che veniva cos di rado era tutto una
perdita di tempo. Cos spesso Giovanna non si preoccupava
di alzarsi. Restava a letto, non sempre molto pulita,
mangiando dolci, facendo solitari o rammendando gli orli
di merletto della sua biancheria intima, mentre lo
schermo del televisore ballava e tremolava per la stanza,
facendole compagnia.
Cos fu uno shock quando lui apparve all'improvviso e
le disse imperiosamente che doveva sloggiare. In questo
momento, Giovanna. Subito! Ti ho trovato un altro posto.
Aveva le braccia cariche di sacchetti di plastica pieni
di protuberanze.
Lei si rizz a sedere sul letto. Ma, Riccardo!
Subito! Ascolta! Ho detto immediatamente Depose i
sacchetti sul pavimento, poi attravers la camera fino all'armadio.
Dai, mettiti questo.
Ma perch? Scese dal letto, afferr il vestito e lo guard
maliziosa.  tua moglie, vero? Sta arrivando tua moglie.
S, s, mia moglie. Su, andiamo!
Sullo schermo televisivo termin un messaggio pubblicitario
su un servizio di pulizia tappeti e comparve una
giornalista del telegiornale, una bella donna con una cascata
di riccioli biondi. Annunci con vivacit i titoli del
giorno. Mentre Giovanna si dava da fare nella camera, Riccardo
scese di nuovo le scale e torn con le braccia cariche
di un grosso pacco ravvolto in una tela impermeabile.
Si sentiva un tintinno di campanelli. Depose per terra anche
quello.
Cos' tutta questa roba? chiese Giovanna, cercando di
allacciarsi il reggiseno alla cieca.
Fatti i cazzi tuoi.
Giovanna tir su col naso, e lui corse di nuovo gi per le
scale. Nel tempo che lei fin di vestirsi, lui era sceso e salito
altre due volte. Un angolo della camera era ingombro di
misteriosi oggetti in sacchetti di plastica - alcuni quadrati,
altri rotondi e altri piatti - e altri lunghi ravvolti alla bell'e
meglio nella tela impermeabile.
Giovanna era molto curiosa. Quando Riccardo scese
un'ultima volta per le scale lei sollev la tela e scorse un
luccichio d'oro. La mise gi in fretta e lui si precipit ancora
su per le scale. Occhei, disse brusco. Avanti!
Giovanna non poteva crederci. Ma, e tutte le mie cose?
con un gesto drammatico indic il letto con il morbido
piumino e i soffici cuscini, le tende con i volants, la toletta,
l'armadio zeppo di vestiti, l'agrippina su cui avevano
fatto l'amore tanto spesso.
Dopo. Ti far mandare tutto dopo. Giovanna, ho un appuntamento!
Sbrigati!
Ma, Riccardo! Il mio televisore! Non posso star senza il
mio televisore!
Per un attimo si girarono tutti e due a guardarlo. La bellezza
bionda da Roma era scomparsa e al suo posto c'era
una matura veneziana che riportava le ultime notizie sulle
indagini su un delitto accaduto a Venezia. Nulla di nuovo
nell'omicidio Costanza, disse la matura signora. La principale
indiziata, la dottoressa Lucia Costanza, moglie della
vittima e fuggita di casa, secondo alcune voci si troverebbe
a Vicenza. Mostriamo per la prima volta in televisione
un'istantanea della dottoressa Costanza, scattata lo scorso
anno da una sua vicina, la signora Maria Adelberti. Chiunque
avesse visto questa donna,  pregato di contattare la
nostra sede di Venezia.
Ed eccola l, la dottoressa Lucia Costanza, una bella donna
in una vecchia camicia, che potava un cespuglio di rose.
Henchard url: Merda! Merda del cazzo! e si lasci cadere
sul letto.
Cosa c', Riccardo? chiese Giovanna, ammutolita per la
sorpresa.
Cristo, era tutta colpa sua. Lui l'aveva vista, era l sulla
fondamenta accanto all'appartamento su Rio della Sensa.
Lui era saltato troppo presto alla conclusione, troppo presto!
Aveva dato per scontato che fosse solo la ragazza di
qualcuno. Avrebbe dovuto vedere subito che una donna
col suo portamento non poteva assolutamente essere una
comune puttana come Giovanna. Piet di Dio, aveva commesso
uno sbaglio madornale. Henchard digrign i denti
e si copr il volto con le mani, cercando di pensare. Torn
con la memoria a quel giorno nell'agenzia con la signorina
Pastora. Lei gli aveva voltato le spalle per parlare al telefono,
se lo ricordava, e lui aveva preso dalla scrivania il
contratto di affitto firmato dall'altro cliente, leggendo il nome
e l'indirizzo.
Cristo, era stato Dr. L. Costanza, cio il marito, dottor Lorenzo
Costanza, o Dr. L. Costanza, la moglie, dottoressa
Lucia Costanza? Cristo, aveva presunto che si trattasse del
marito! Aveva messo sullo stesso piano questa storia con la
sua vita, con il suo prendere in affitto un posto per l'amante,
con la scoperta del tesoro nell'armadio. Aveva presunto
che il disgraziato Costanza l'avesse scoperto. Aveva
presunto che la donna incontrata sulla soglia fosse solo la
sua amante, quando invece era la moglie.
Era Lucia Costanza in persona. Lucia Costanza che aveva
cercato di prendere in affitto l'appartamento perch stava
lasciando il marito, e quindi Lucia Costanza doveva
aver visto quel che c'era nell'armadio. Suo marito, quel povero
bastardo fottuto, era stato ucciso per errore, Cristo!
Malevolmente, Henchard strapp il filo del televisore dal
muro e si disse cupo che ora c'erano due donne che sapevano
del suo tesoro - la maledetta americana Mary Kelly e
la maledetta Lucia Costanza, procuratore di San Marco.
Grazie a Dio, si era mosso presto. Il tesoro era qui e non
l. Potevano sapere che esisteva, ma non sapevano dove,
e non l'avrebbero trovato mai e poi mai. In quest'anonimo
appartamento, uno fra i tanti in questa parte della citt, era perfettamente al sicuro.
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CAPITOLO 39.
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Aveva tanto da raccontare a Homer. Mary sal a fatica le
scale nella casa di Salizada del Pignater, rendendosi dolorosamente
conto che avrebbe dovuto spiegar tutto. Non
solo una parte, ma tutto.
Mary e Homer erano sposati da molto tempo, non sempre
senza qualche difficolt. Ma erano state tante le volte
nelle quali Mary aveva provato una gran tenerezza per il
marito, momenti critici nei quali Homer era stato davvero
magnifico. Oh, ogni tanto poteva essere irritante e impulsivo,
e qualche volta si lasciava andare, distaccandosi dalle
cose terrene, come adesso. Ma c'erano anche stupefacenti
occasioni nelle quali si spremeva le meningi, facendo
appello alla sua folle intuizione trascendentale e allora,
bang!, le cose prendevano a muoversi. Era come un violinista
che prende tutte le note sbagliate ma continua a suonare
fino in fondo, arrivando all'accordo finale con un
trionfante guizzo dell'archetto.
Quando entr in casa, Mary trov Homer che frugava in
cucina cercando qualcosa da mangiare. Lei lo fece sedere su
una sedia e gli diede un bacio, poi prese un filone di pane e
cominci ad affettarlo, agitando pericolosamente il coltello
in aria mentre parlava, tagliando la pagnotta fin quasi a polverizzarla.
Homer, dimmi che cosa sai della sorte degli ebrei
a Venezia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Homer era perplesso. Non molto, temo. Stai per dirmi che fu tragica?
Fu orribile. Ho comprato un libro. Aspetta un attimo.
Mary pos il coltello e tir fuori dalla borsa il volume. Ecco
la storia degli ebrei a Venezia dal 1938 al 1945. Lo fece
cadere in grembo a Homer e torn alla pagnotta. La
deportazione degli ebrei di Venezia cominci a settembre del
1943 Il pane si disintegr sotto il suo coltello. Lei trov
un altro filoncino e lo tagli selvaggiamente a met. Continu
per tutto il 1944. Uomini, donne e bambini, vecchi,
malati. Pi di duecento persone furono avviate ai campi di
sterminio. Ritornarono solo in quattro o cinque.
Dio mio. Homer si alz e tolse il coltello di mano a Mary. Dai, lascia fare a me.
Cominci a tagliare fette irregolari mentre Mary spalancava
la porta del frigo. Prese un piatto con del prosciutto,
lo sbatt sul tavolo, e continu a parlare. Alcuni si nascosero
per anni in angoli bui, come la famiglia di Anna Frank
ad Amsterdam. E in qualche sinagoga ebbero paura che i
Nazisti potessero rubare i rotoli della Torah e i piatti della
Pasqua. Cos li nascosero ai tedeschi per tutta la durata
della guerra. Poi, quando la guerra fu finita, li tirarono fuori dai nascondigli.
Cominci a imbottire i panini, senza guardare Homer. Lui
la fissava, ascoltando tutto serio. Ho visto uno di questi nascondigli.
 stato appena scoperto. Voglio dire, ho visto
quel che c'era dentro. Afferr un vassoio e cominci a farfugliare,
perch stava arrivando la parte brutta della storia.
E gli oggetti erano d'oro, Homer, erano tutti fatti d'oro,
e c'era anche un quadro, e alcune altre cose. E, Homer,
ho dimenticato, dobbiamo chiamare Sam. Sai la foto
che avevo preso, quella con la chiesa che non siamo
riusciti a identificare? La foto con la donna scomparsa, la
donna che lui  tanto ansioso di trovare? Be', non  una
chiesa,  una sinagoga. Oggi sono stata nel Ghetto Vecchio
e l'ho riconosciuta, perch  l. Lucia Costanza era
proprio l davanti alla sinagoga quando feci la foto. Non
ora, naturalmente. Voglio dire, la foto  di qualche settimana
fa. Mary allung la mano verso il telefono a parete.
Devo chiamare Sam.
Homer and dietro di lei, le stacc la mano dal telefono
e con un braccio le circond le spalle, facendola sedere.
Aveva un'espressione grave. Mary, smettila. Ora comincia
a raccontarmi. Calmati e dimmi esattamente come ti  capitato
di vedere quel che hai visto. Suvvia, comincia dall'inizio.
Sapevo da un pezzo che c'era qualcosa che non andava.
Coraggio, mia cara, dimmi tutto.
Lei si sedette, col cuore in tumulto, e cominci.
Pi tardi, nel salottino raccolto, mentre Mary rimaneva in
cucina a fissare miseramente un piatto di panini non toccati,
Homer butt gi alcune parole su un foglio di carta.
Era come una lettera a uno straniero chiamato Homer Kelly
da parte di un altro straniero con lo stesso nome: Fa male, fa male, fa male.
Impost la lettera facendola cadere con grande attenzione
nel camino, dandole fuoco con un fiammifero, restando a testa china a vederla bruciare.
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CAPITOLO 41.
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Homer era intontito dal dolore. Uscendo da casa in Salizada
del Pignater diede uno sguardo alla finestra dell'ultimo
piano e scorse il pallido volto di Mary che guardava gi.
Era troppo distrutto per fare un gesto di saluto con la mano.
Si allontan con passo pesante, salutando con un cenno
del capo gli uomini che fumavano e chiacchieravano
davanti al bar. Portavano tutti gli stivali, e gli torn in mente
che c'era l'allarme per l'acqua alta. Lui non ce li aveva,
gli stivali, ma che diavolo...
La calle era ancora asciutta, ma quando sbuc sulla Riva
l'acqua stava tracimando oltre il bordo. Tutte le gondole
erano state elegantemente coperte con tela blu. Non c'era
traccia di gondolieri. Dall'altro capo della laguna San
Giorgio Maggiore era una forma di sogno quasi spettrale.
Veniva gi una pioggerellina sottile mista a nebbia e lui era
senza ombrello. Ma a Homer non gliene fregava niente
dell'ombrello.
La prima passerella per l'acqua alta cominciava davanti
alla Chiesa di Santa Maria della Piet. Homer attravers
un ponte, sal su una passerella e prosegu in
direzione della Piazzetta, scendendo per attraversare un
altro ponte e poi risalire su un'altra passerella. Era uno
dell'infinita fila di persone che si portava avanti, tenendo
la destra, ognuno cercando di non interferire con
quelli che avanzavano in senso contrario. Le assi avevano
appena spazio per due in fila indiana. La figura massiccia
di Homer costituiva un problema. Era costretto a
procedere di sghembo come i gamberi, pericolosamente
vicino all'orlo.
Il tempo nebbioso, la marea che saliva, i brandelli
frastagliati della bassa nuvolaglia incombente, tutto rispecchiava
l'avvilimento del suo cuore. Ma quando entr nella
Marciana la sua sofferenza fu distratta dalla confusione organizzata.
Qualcuno stava impartendo ordini. Volumi dalla
sala dei libri rari venivano portati su per le scale alla sicurezza
del primo piano. I ragazzi dell'Universit che erano
venuti in biblioteca per studiare e prendere appunti
erano stati reclutati a impilare le sedie sui tavoli e rimuovere
i libri pesanti dai ripiani pi bassi.
Un po' della normale reazione di Homer a una situazione
di emergenza si ebbe quando la dragonessa ufficiale
balz fuori dalla sua tana di vetro e gli url la sua richiesta:
Professore! Aiuto!
S, s. Torno subito, promise Homer. Ritorno immediatamente.
Mentre cominciava a salire, qualcuno gli mise fra
le braccia una pila di enciclopedie. Dando uno sguardo alla
sala di lettura, incontr il busto di pietra del Petrarca che
si stringeva al petto uno dei suoi libri.
L'ufficio del dottor Samuele Bell, curatore dei libri rari,
era diventato il centro di controllo. La signora Pino era al
telefono, ma fece cenno a Homer di entrare pure nell'ufficio
di Sam. Si fece strada fra un gruppo di Vigili Urbani in
uniforme che attendevano ordini. Il suo amico Sam era
quasi invisibile, seduto alla scrivania, chino com'era sulla
pianta dell'edificio.
Alz il capo e disse: Un momento, Homer, e impart un
ordine finale. Non dimenticate! Le prese elettriche, dovete
ispezionarle, se vanno sott'acqua.
S, certo, rispose il sergente responsabile della squadra,
e subito tutti si voltarono dirigendosi verso le scale.
Di cosa parlavi? chiese Homer.
Sam agit le mani. Buchi, connessioni elettriche? Vedi,
Homer. Questi cosi qui. E gli indic il battiscopa dietro la
scrivania.
Ah s, ora capisco, disse Homer. Certo, l'acqua manderebbe
all'aria tutto l'impianto elettrico.
Sam si appoggi allo schienale della seggiola, strofinandosi
gli occhi. Pensavamo di essere pronti, disse a Homer,
e non era cos. Abbiamo un piano articolato su quattro
squadre, ognuna con uno specifico settore di cui occuparsi,
ma con questa emergenza alcuni non riescono ad arrivare
fin qui, cos abbiamo dovuto precettare mano d'opera
all'ultimo minuto.
Homer disse: Guarda, Sam. E infilandosi una mano
nella giacca umida, ne estrasse la foto di Lucia Costanza e
la porse a Sam. L'edificio nello sfondo non  una chiesa,
 una sinagoga.
Sam prese la foto e fischi. Una sinagoga, ma certo! Ecco
perch non l'abbiamo trovata guardando le fotografie
delle chiese. Mio dio, guarda! Sull'architrave ci sono parole
in ebraico. Quale sinagoga ?
 nel Ghetto Vecchio. C' pi di una sinagoga?
Naturalmente, ma non importa. Homer, il Ghetto Vecchio!
Ecco dov'!
Forse che s, forse che no. Non vuol dire che ci abiti.
Per vuol dire che possiamo cercarla l. Homer,  un
buon punto di partenza.
Lo scoraggiamento di Homer torn. Il suo amico Sam era
sul punto di trovare la donna che amava proprio nel momento
in cui Homer stava perdendo la sua. Di colpo si allontan
e torn gi per aiutare a prendere e portar via i libri,
mentre l'acqua saliva nella Piazzetta e sciaguattava
contro le basi delle colonne di San Tdaro e del leone di
San Marco, e lambiva l'ultimo gradino della lunga galleria
porticata della Marciana.
Sam aveva fatto tutto quel che poteva fare. Sbatt la porta
dell'ufficio e disse alla signora Pino che usciva per un paio d'ore.
Ma, dottore, obiett la signora Pino, il suo programma!
Gli mostr la sua copia degli impegni di Sam. C'erano
appuntamenti con il Questore e con un capitano dei Carabinieri.
Annulli tutto, disse Sam in tono allegro, levando in alto
una mano. Tutti gli impegni. Dica loro la verit. Dica che sto male.
Male? Ma dottore, certo non dimenticher l'appuntamento delle tre!
Oh, quello poi. Sam si precipit fuori dall'ufficio della
signora Pino, mentre lei gli gridava dietro Dottor Bell!
chiudendo sconsolata la sua agenda. Sam non si era sentito
tanto agile da una vita. Come un ragazzino che stava marinando la scuola scese le scale di galoppo.
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CAPITOLO 42.
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L'Ospedale Civile non sembrava affatto un ospedale. La famosa
facciata sul Campo non sembrava affatto l'ingresso
di un luogo dove si praticava la moderna medicina.
Una volta era la sede della Scuola Grande di San Marco,
una delle antiche confraternite filantropiche della citt di
Venezia. Ogni cittadino pio e ambizioso era appartenuto a
una confraternita, aiutando a stabilirne le regole, sceglierne
le azioni caritatevoli e conferire splendore alle sue grandi
sale. Ma nel 1797 quell'Anticristo di Napoleone aveva
spazzato via tutto quel che era venerabile e sacro nella
citt, e da allora non c'erano pi state processioni dei dignitosi
componenti la Scuola Grande di San Marco. Non
pi pubblici spettacoli di confratelli che si flagellavano vestiti
in sai monacali, nessun guardian grande in toga rossa
che attraversasse il ponte sul Rio dei Mendicanti in compagnia
di concittadini e nobili nei loro mantelli rossi e neri.
Ora, invece del canto dei coristi della antica Scuola, c'era
solo il mormorio dei turisti nel campo, il battito d'ali dei
piccioni, e le sirene delle ambulanze che sfrecciavano nel
canale con intermittenti luci azzurre.
Nascosto dietro la splendida facciata, il complesso ospedaliero
si estendeva a est e a nord in direzione della laguna.
Moderni ambulatori, sale operatorie e corsie per i ricoverati
erano sparsi nei cinque antichi chiostri. Sul fianco che dava
sul rio c'erano ingressi separati per lo staff e quello di
emergenza per il ricovero dei pazienti. Alcuni arrivavano
con i propri piedi, alcuni erano portati in barelle, alcuni sedevano
impettiti su sedie a rotelle che sembravano carriole.
L'ospedale era il luogo di lavoro del dottor Richard Henchard.
Quel pomeriggio era arrivato in gran furia, con mezz'ora
di ritardo rispetto al suo appuntamento delle tre, frastornato
dalla confusione di aver dovuto trasferire Giovanna nell'appartamento
su Rio della Sensa. Avrebbe trascurato del
tutto l'impegno se l'uomo con il carcinoma al pancreas non
fosse stato per caso il suo paziente pi illustre.
Nonostante la marea crescente e la pioggia, Henchard
era tutto un sudore mentre passava frettoloso davanti ad
ambulatori e posti delle infermiere e toilette e sale d'aspetto
affollate e superava le doppie porte dello studio dove
lui e i suoi colleghi praticavano il loro tagliente mestiere.
I nervi erano tesi fino al punto di rottura. Per proteggere
il suo tesoro aveva compiuto passi sconsiderati, ma le
due donne che sapevano della sua esistenza erano ancora
l fuori, da qualche parte.
Nella sua corsa, fu bloccato proprio dalla sua infermiera.
Oh, dottore, eccola qui. L'abbiamo cercata dappertutto.
Non ha sentito il cercapersone? Il suo paziente la sta aspettando.
Ho preparato le radiografie, e ora dal laboratorio
sono anche arrivate la TAC e l'ecografia.
Henchard fece dietrofront: entr nell'ambulatorio e prosegu
nella saletta delle visite.
Buonasera, disse con voce roca, strappando la busta
delle lastre dalle mani dell'infermiera.
Il suo paziente fece un cortese cenno del capo, senza
mostrare alcun segno di irritazione per la lunga attesa.
L'uomo era un caso disperato. Era sorprendente come
fosse riuscito a reggersi in piedi tanto a lungo, considerata
la gravit del tumore, ma non poteva resistere ancora per
molto. Gli era stata offerta la possibilit di affrontare la
procedura Whipple, un intervento eviscerante senza speranze,
ma aveva saggiamente rifiutato.
Henchard estrasse una radiografia dalla busta e la
piazz sul visore acceso. Sotto il calmo sguardo del paziente
la lesse con attenzione, poi pass all'ecografia e
infine alla TAC.
Percorse rapido con lo sguardo le undici sezioni della
TAC e poi le righe e le macchie dell'eco, poi disse secco:
Si tolga la camicia e si sdrai sul lettino.
Sam ubbid. Non importava quel che il dottore stava
per dirgli. Il verdetto sarebbe stato peggiore della volta
precedente, lo sapeva, ma sorrise al dottor Henchard
mentre metteva da un lato la camicia, che scivol dal lettino
e fin a terra.
Il dottore pos le mani dove prima la massa era stata cos
evidente, e grugn di soddisfazione. Appoggi lo stetoscopio
sul petto di Sam e ascolt. Poi si scost e disse: Si
rimetta la camicia.
Sam si pieg a raccoglierla, preparandosi alla condanna
a morte conclusiva. Ma il dottor Henchard sembrava riluttante
a parlare. Sam si abbotton la camicia e lo guard serenamente,
per fargli capire che andava tutto bene, che
era pronto per la verit.
Non posso crederci, esclam il dottor Henchard.  un
caso rarissimo. Fegato, milza e pancreas sono del tutto
normali, nei polmoni non c' pi traccia di rantoli, dalle lastre
non si evidenzia polmonite. Il tumore  scomparso.
Sam lo fiss a occhi sgranati, mormorando, Non  il momento
di scherzare.
Non  uno scherzo,  la verit. La volta scorsa la massa
mi pareva pi piccola, ma pensavo fosse la mia immaginazione.
E invece no. Il cancro non c' pi. Lo definirei un
miracolo, se non accadesse una volta ogni tanto, una remissione
completa. Automaticamente Henchard allung
la mano e tir su da terra qualcosa che era caduto dal taschino
della camicia del suo paziente, dandovi un'occhiata
mentre glielo porgeva.
Era la foto di una donna. La riconobbe. Gliela ristrapp
di mano, esclamando, Questa chi ? Questo cos'?
Sam era sospeso fra la serenit del condannato di un attimo
prima e il tumultuoso sollievo. Come in sogno si riprese
la foto di Lucia e disse,  un'amica. Tutto a posto.
Sto andando da lei. Ci vado proprio adesso.
L'infermiera diffuse la notizia. Prestissimo in tutti i corridoi
dell'ospedale si sparse un eccitato parlotto. Chi lodava
il medico, chi ringraziava il Signore, c'era chi attribuiva
il miracolo all'intervento di una sacra reliquia appena
scoperta.
Quale sacra reliquia? chiese una caposala, versandosi
una tazza di caff.
Non sai niente? rispose l'infermiera di Henchard,
prendendosi tutto il merito. Non sai del velo della Vergine?
 a Santo Spirito, la mia parrocchia. Io faccio una
supplica al velo della Madonna per tutti i casi pi gravi
del dottor 'Enciard.
In un battibaleno tutti nell'ospedale seppero della guarigione
del dottor Samuele Bell col cancro al pancreas, e del
prezioso velo della Madre di Dio.
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CAPITOLO 42.
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C'era chiasso nella calle, voci di bambini che cantavano,
un forte fracasso ritmato. Ursula corse alla finestra e guard gi.
Un gruppo di bambini trascinava gli stivali, traversando
in processione il campo da un capo all'altro. Battevano
pentole e coperchi cantando: San Martin! San Martin!
Che bello, grid Ursula.  il giorno di San Martino! e corse in cucina.
Ursula, intervenne la signora Wellesley, cosa fai?
Bang, bang! Ursula venne fuori dalla cucina con un
grande sorriso in volto, impugnando due coperchi e
battendoli l'uno contro l'altro. Annunci alla nonna: Vado anch'io.
Nient'affatto! Ursula, te lo proibisco. Non farai nulla di
cos stupido. La signora Wellesley strapp i due coperchi
dalle mani di Ursula. Il culto dei santi  cos ridicolo!  da
criminali incoraggiare i bambini a credere a queste cose.
Per favore. Il visetto di Ursula s'incup e cominci a piangere.
Nemmeno per sogno, E inoltre, c' l'acqua alta dappertutto,
la peggiore che ci sia mai stata. Naturalmente non
puoi andare. La signora Wellesley scort la nipotina nella
sua camera da letto e le mise in braccio una bambola. Non
quella che piaceva a Ursula, la Barbie con l'abito azzurro,
l'abito che le aveva fatto lei con l'aiuto della signora Kelly.
Questa era la bellissima bambola che la signora Wellesley
le aveva comprato a caro prezzo in un negozio a San Polo.
Dov' il tuo cestino da lavoro, Ursula cara? Perch non le fai un abito nuovo?
Dorothea Wellesley ce la stava mettendo tutta, ma, come
al solito, senza successo. Ursula le restitu la bambola e
disse, tutta compita: No, grazie.
Be', io ci rinuncio. La signora Wellesley rote gli occhi
e alz le braccia per lo sconcerto. Poi attravers con passo
deciso la camera di Ursula fino all'armadio e apr le porte.
La piccola aveva un segreto riposto da qualche parte
ma naturalmente non qui fra i palt, i giocattoli e le uniformi
scolastiche. L'abito del compleanno era appeso fra gli
altri come un rimprovero e un'onta, ma tutto il resto era come al solito.
Lei usc, gettando solo un'occhiata interrogativa alla toletta
e al com. L'infantile segreto di Ursula era certo chiuso
a chiave l dentro. Presto o tardi la nonna avrebbe trovato quella chiave.
La nipote l'aveva stancata. La signora Wellesley sbadigli.
Di solito faceva un pisolino pi o meno a quest'ora,
ma oggi la scuola di Ursula era rimasta chiusa per l'acqua
alta. Non ci si poteva assolutamente fidare a lasciare la
bambina da sola senza un paio di occhi vigili che seguissero
ogni suo movimento.
Ma gli occhi di Dorothea continuavano a chiudersi. Era
un tantino brilla per il vino che si era concessa a colazione.
Ascoltami, Ursula, disse con voce assonnata. Chiudo
un attimo gli occhi. Puoi guardare la tele, se vuoi, ma
io chiuder a chiave il portone. Non voglio che tu te ne vada
in giro mentre dormo.
Ursula si guard le scarpe e non disse nulla. Ma anche lei
era abile come la nonna a sgraffignare le chiavi di casa.
Un po' pi avanti quel pomeriggio un'altra processione
di bambini sfil per la calle, facendo sbattere pentole
e coperchi e inneggiando San Martin! San Martin!
In fondo marciava Ursula Bell, cantando col resto una sciocca canzoncina
San Martin xe and in sofita
a trovar la so novissa,
so novissa no ghe gera,
San Martin col culo par tera!
...
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CAPITOLO 43.
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Perde ancora, disse l'ingegnere idraulico del Dipartimento
Civile. Guardate un po'.
Gli esausti operai idraulici potevano vedere molto chiaramente
i rivoletti d'acqua che filtravano ai bordi delle barriere
metalliche sotto al ponte su Rio dei Miracoli. La pioggia
aveva trasformato il fango sul fondo del canale prosciugato
in una sorta di zuppa. La marea stava salendo e
c'era quel cazzo di plenilunio. Tra un paio d'ore l'acqua alta
sarebbe arrivata al massimo. Uno degli operai si pul
con una manica il volto infangato e scosse il capo, schifato.
Casso, le xe do giosse!
No, no,  troppa. Deve essere assolutamente a tenuta
stagna. Dobbiamo aggiungere altre barriere sui due lati.
Quel che ci serve veramente  un miracolo, sugger
uno degli operai, sghignazzando. Che ve par del nuovo
velo della Madonna? L'accendiamo un cero?
In risposta un affaticato ritorno a issare altre barriere arrugginite
e conficcarle nel fondo limaccioso, picchiando
con pesanti mazze da fabbro per far aderire ben insieme le
lamiere ondulate.
L'ingegnere scosse il capo mentre gli operai indietreggiavano.
Senza aprir bocca, indic un rivoletto sottile che
ancora fuoriusciva all'altro capo della barriera. Uno degli
uomini diede un calcio violento all'impenitente barriera.
Ecco fatto!esclam l'ingegnere, e tutti risero.
La pianta del vescovo che segnalava la distribuzione dell'acqua
alta indicava chiaramente che quella parte del sestiere
di Cannaregio sarebbe stata tutta asciutta. Ma le due
coppie, prendendo posto in una gondola al Ponte di Rialto
con i loro solidi ombrelli britannici, si trovarono di fronte
un altro genere di problema.
Uno dei gondolieri era un tenore diplomato al conservatorio
di Verona. Molto caro. Mentre il suo collega spingeva
la snella imbarcazione lungo il Rio Fontego e il Rio dei Miracoli,
lui produceva per loro diletto estasi di vibrato e lirici
singhiozzi. Ma a un tratto s'interruppe nel mezzo d'un trillo,
e al grido di Mamma mia! tir fuori il remo dall'acqua.
Che cosa c'? chiese Louise Alderney, la moglie del deputato.
Qu pasa? esclam il vescovo, sagacemente pronunciando
la frase giusta.
La moglie lo guard sprezzante. Arthur, quello non 
italiano,  spagnolo. Sollev un dolce sguardo verso il
gondoliere. Perfavore, signore, andiamo!
Il gondoliere cerc di spiegare la situazione con gesti
concitati. Poi fece con le labbra un sonoro risucchio, a
esemplificare lo svuotamento del canale.
I quattro lo guardarono perplessi. Il vescovo si alz coraggiosamente
e disse: Me la sbrigo io. Con un balzo temerario
arriv a terra e sal i gradini del piccolo ponte che
scavalcava il canale bloccato.
Sotto di lui quattro uomini in stivaloni inzaccherati lo
guardarono sorpresi, non abituati a sentirsi rivolgere la parola
da rubizzi membri del clero britannico. Il vescovo
and gi pesante con l'ironia. Devo confessare, cominci,
che la vostra mitica citt non sta rispondendo affatto
alle nostre aspettative. Come potr procedere, se posso
chiedere, la nostra gondola?
Il gondoliere aveva seguito il vescovo. Standogli alle
spalle aveva sollevato le sopracciglia fino alla radice dei
capelli e faceva platealmente spallucce. Segu un rapido
scambio con i quattro operai infangati nel canale asciutto.
Di l a poco tutti ridevano a crepapelle.
Oh, bravo, disse Elizabeth Cluff-Luffter, mentre il marito
rimetteva goffamente piede nella gondola.
Urr, si compliment sogghignando Tertius Alderney.
Osanna nell'alto dei cieli! gorgheggi la moglie Louise,
una mezzosoprano niente male.
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CAPITOLO 44.
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Lui la trov. O meglio, si trovarono reciprocamente. L'appartamento
messo a disposizione di Lucia nel Ghetto
Nuovo si apriva sugli alberi al centro del campo e sulla
grande vera di pozzo da cui una volta le donne del ghetto
attingevano l'acqua. Lei se ne stava seduta alla finestra
con il ricamo in grembo, alternando una passata con l'ago
nel tessuto a un attento sguardo a quel che accadeva sotto di lei.
Ricamando si sentiva come una anziana nonna veneziana,
e la sua vigile attenzione era dovuta alla cautela. In casa
non c'era la televisione, ma la gentile fruttivendola che
vendeva lattughe e fragole nelle vicinanze quella mattina
le aveva detto: Che bella faccia! L'ho vista alla TV.
Quindi la vecchietta sapeva che il nome con il quale Lucia
era conosciuta in zona era falso, per aveva il cuore tenero
e disse che non l'avrebbe tradita.
Lei non  ebrea? chiese Lucia.
No, sono cattolica, rispose l'anziana donna, e promise
che avrebbe pregato per lei.
Era una notizia terribile. Se l'avevano vista in televisione,
avrebbero potuto esserci altri nel vicinato a chiamare la
polizia. Lucia stava seduta alla finestra e teneva gli occhi
aperti in caso si avvicinasse qualcuno in uniforme o dall'aspetto
ufficiale. Aveva preparato una borsa ed era pronta
a scappare da una uscita sul retro.
Ma non aveva remore per i bambini. Il giorno dell'acqua
pi alta li vide giocare scalzi nel campo. Facevano gareggiare
barchette di carta che si chiamavano Regina, Maria, Guido
e Franco. Svelta Lucia con un mezzo foglio se ne fece una
per s poi si tolse le scarpe e corse gi a unirsi a loro.
Da questo albero a quello, impose Maria. Allinearono
con attenzione le fragili imbarcazioni. Lucia mise gi la sua
insieme alle loro nell'acqua bassa. Via! ordin Maria, e
con gridolini eccitati i bambini lasciarono andare le barchette,
guardandole procedere dondolando lente. Non 
giusto! strill Maria, vedendo Guido gonfiare le gote e
soffiare, spingendo la sua barca davanti alle altre.
Ora eran tutti l a soffiare e spingere. Lucia rideva, ma
smise di ridere scorgendo la sagoma di uno sconosciuto
alto che attraversava il ponte. Corse subito sciaguattando
verso il porto sicuro del suo portoncino e si precipit
di sopra.
Sam era l che girovagava da mezz'ora fra il Ghetto Vecchio
e il Ghetto Nuovo, timoroso di chiedere a chicchessia notizie
su Lucia Costanza. Dopotutto, era ricercata dalla polizia.
Quando scorse i bambini aveva quasi rinunciato alla ricerca.
Sconsolato, sorrise loro, sorrise alle barchette di carta ricavate
dai fogli gialli strappati alle Pagine Gialle o da quelli rosa della Gazzetta dello Sport. Sorrise ai nomi scribacchiati
sulle barche - Regina, Franco, Guido, Maria, Lucia.
Raccolse la barca chiamata Lucia. Non era gialla o rosa,
ma bianca e sotto la piegatura riusc a leggere parte di
un'intestazione: di San Marco.
Dov' Lucia? chiese immediatamente.
Una delle ragazze scosse il capo e rise. No, non si
chiama Lucia. Quella donna si chiama Sofia.
Ma allora  una donna e non una ragazza?
S, s,  la signora Sofia.
Bene. E dov' la signora Sofia?
Subito glielo indicarono tutti, e Sam alz gli occhi e
scorse una donna a una finestra in alto che lo stava
guardando. Con i capelli scuri sciolti sulle spalle sembrava
pi giovane di quanto lui ricordava ma inconfondibile
era il viso che lo aveva affascinato il giorno in cui
era entrato nel suo ufficio. Estasiato, ma circospetto lui
la chiam, Signora Sofia?
Impulsivamente, senza riflettere, Lucia si sporse dalla finestra
e a sua volta chiam. Dottor Bell?
Stettero l a guardarsi un attimo, come storditi e poi Lucia
rientr, corse gi per le scale e apr il portone.
Lui stava correndo verso di lei, spruzzando acqua con gli
stivaloni. Aveva cominciato a piovere. I bambini corsero
via. Quando lui le si ferm di fronte nel campo non c'era
pi nessuno.
Lei non riusciva a pensare a cosa dire. E nemmeno lui. Alla
fine lui le chiese con voce roca, Sta bene, dottoressa?
Oh s. E lei?
S, benissimo, esclam lui con ardore, dicendolo con
sincerit per la prima volta. S, sto proprio benissimo.
Lucia non pot fare a meno di ridere. C'era qualcosa di
molto divertente nel volto e nella voce di lui. Si ramment
che l'aveva fatta ridere anche prima. Ora disse qualcosa
ma a voce tanto bassa che non sent: Cos'ha detto?
Ho detto, cosa farebbe se qualcuno le prendesse la mano?
Deliziosamente buffo: era la continuazione di quell'attimo
assurdo nel suo ufficio in ottobre, la scena che lei aveva
continuato a ripetere tanto spesso nella memoria.
Lei sorrise e allontan lo sguardo da lui, spostandolo
verso la vera di pozzo dal coperchio di ferro bagnato e
verso gli alberi dai tronchi scuri di pioggia. Be', naturalmente
dipenderebbe dalla persona. Io. Sarei io.
Lucia fu sopraffatta da un'ondata di ilarit e riprese a ridere.
Contagiato, rise anche lui. Allora? Cosa pensa?
Non so. Forse potremmo provare, fare un esperimento.
All'istante lui le afferr una mano e se la port alle labbra,
mormorando: Funziona, l'esperimento?
Lucia non smetteva di ridere. Troppo presto per dire.
Gli esperimenti di solito richiedono pi tempo.
Nella foschia della pioggia attraversarono insieme il
campo allagato, la mano di lei stretta in quella di lui e salirono
il ponte che portava al Ghetto Vecchio.
Poi lui smise di camminare e si rivolse a lei con una domanda
ancora pi folle. E se ti baciassi? Dico, qui, adesso,
sotto gli occhi di questo buon rabbino?
Il rabbino si lev il cappello e sorrise.
Vuoi dire Lucia riusciva a malapena a parlare un altro
esperimento?
S, s, solo un esperimento.
Lei chiuse gli occhi mentre il viso di lui si faceva pi vicino.
Piano, senza abbracciarla, lui le baci lievemente le
labbra, poi si stacc e mormor, Ha funzionato?
Oh, non son tanto sicura. Lucia continu a tenere gli
occhi chiusi e lui prov di nuovo, mettendole le mani sulle
spalle e baciandola sul serio.
Era cos bello, incantevole. Lucia rimase perfettamente
immobile, come un fiore nel prato, mentre le braccia di lui
l'avvolgevano e lui le sussurrava, Non ero certo di saper
ancora baciare una ragazza.
E lei bisbigli di rimando,  come andare in bicicletta,
qualcosa che non si dimentica.
Oh, Dio. Lucia, Lucia.
Aveva preso a piovere a dirotto. Lei gli prese la mano e
lo riport indietro, gi dal ponte, verso casa sua. La porta
era aperta. Lucia attir dentro Sam e sal per prima, lasciandosi
aperta la porta alle spalle. L'acqua che saliva l'apr
ancora un po'. Oscill sui cardini.
N l'una n l'altra di queste due persone mature, molto
colte e importanti si curarono del fatto che, prima, s'erano
parlati per meno di mezz'ora.
Richard Henchard era l fuori, che si riparava dalla pioggia
sotto un albero. Il suo strabiliante paziente, guarito tanto
miracolosamente, lo aveva portato dritto dritto da Lucia
Costanza.
E che faceva adesso quel cazzo di donna? Be', stava per
andare a letto con un celebre studioso, l'eclatante esempio
di remissione d'un carcinoma pancreatico del dottor
Henchard, niente po' po' di meno che Samuele Bell, che
ora aveva davanti a s tutta una vita di piacevoli scopate.
Maledetto quando ha superato quel cancro! Maledetto
che non gli ha preso le palle! Che non gli ha fatto cadere
le orecchie! Adesso lui sta l a bersi qualsiasi stronzata
che a lei venga in mente di dirgli, tra una merda di scopate
e una merda di carezze, e merdosi orgasmi a mitraglia!
Henchard si lament forte. Cristo, non aveva tempo, non aveva tempo!
E il tempo gli si apr. La pioggia veniva gi pi forte
che mai, ma qualcuno usc dalla porta della signora Costanza
e corse via sotto un ombrello. Era il suo paziente Samuele Bell.
Come, gi un litigio fra innamorati? Henchard sogghign,
mettendosi una mano in tasca. Il piccolo revolver era
caldo al tocco, ma non lo tir fuori mentre si avviava verso
il portone. Ora, grazie a Dio, l'avrebbe trovata sola e avrebbe potuto farne quel che voleva.
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CAPITOLO 45.
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Mary aveva saputo che sarebbe stato penosamente sgradevole,
ma non era preparata all'enormit del danno. Il
colpo era stato duro per Homer. Pensando alle disinvolte
storielle millantate dalle sue amiche, lei non ricordava
che qualcuno avesse calcolato i costi. Erano stati tremendi
come questo?
Guard l'orologio. Erano le tre. Non poteva mettersi a
letto e lasciarsi andare a una crisi di pianto. Non c'era
tempo! Doveva uscire di nuovo, riprendere il vaporetto
fino a Cannaregio e ritrovare la strada per arrivare al Rio
della Sensa. Doveva tornarci prima che Richard portasse
via tutto. Se solo fosse riuscita a prendere qualcosa da
quell'armadio, che so, un candelabro a molte braccia o
un piatto per la Pasqua, allora avrebbe potuto portarlo da
qualche parte - alla polizia? ai carabinieri? - che le avrebbero
creduto quando lei avesse denunciato che nella casa
accanto a quella del Tintoretto molte cose non andavano
per il verso giusto.
Sarebbe stato inutile accusare qualcuno di nome Visconti.
Una volta aveva cercato di telefonare al dottor
Richard Visconti all'Ospedale, ma non c'era nessuno
che rispondesse a quel nome. Quando l'aveva portata
in giro per la citt lui stava tradendo la moglie. Mary
non era stupida, l'aveva capito, ma era riuscita a non
darvi importanza.
Cerc furiosamente nei cassetti del com la foto di Visconti.
Quando la trov la fece in mille pezzi ma invece di
buttarli nella pattumiera apr le pagine del libro che aveva
comprato nel Ghetto Nuovo e ve li cacci dentro. Ora i
frammenti della foto del dottor Richard Visconti erano finiti
accanto ai ritratti di uomini e donne deportati nei campi
di sterminio.
SI RICERCA PAOLA SONINO
ARRESTATA IL 28 GENNAIO 1944
CHI AVESSE NOTIZIE DI ANGELO COLOMBO
 PREGATO DI CONTATTARE
LA COMUNIT' ISRAELITICA
Poi si lav il viso segnato dalle lacrime, infil l'ombrellino
pieghevole rosso nella tasca laterale della borsa e si mise
gli stivali perch l'acqua era stata abbastanza disastrosa
la mattina, ma la radio prevedeva acqua altissima alle cinque,
la peggiore mai vista.
Le ci volle un'ora per attraversare la citt. Alle quattro
sguazzava in acque profonde passando oltre la statua d'angolo
del Moro e l'altra accanto alla casa del Tintoretto e lungo
la fondamenta allagata dal Rio della Sensa tracimato, fino
alla porta dov'era entrata la mattina, accecata dal desiderio
- ma era stato veramente quella stessa mattina?
Gir la maniglia della porta, col cuore che le batteva.
Con sua sorpresa, la porta si apr facilmente, ma prima che
potesse entrare, fu chiamata dall'alto. Guard in su. Una
donna la stava fissando dalla finestra dell'appartamento,
Prego, signora, lei chi ?
La domanda era ostile, il viso torvo.
Sono americana, mi chiamo Mary Kelly. Dov' il dottore?
Le ci volle un po' per mitigare i sospetti di Giovanna, ma
alla fine le fu permesso di salire. Giovanna non parlava
inglese, ma la sfacciata bugia raccontata in italiano da
Mary la rabbon. Pensando in fretta, Mary aveva inventato
di essere l'inquilina precedente. Lasciando l'appartamento
quella mattina, lei aveva preso per sbaglio qualcosa
che apparteneva al dottore. Ecco! Mary tir fuori dalla
borsa il quadernetto. Questo appartiene al dottore.
Qual  il suo indirizzo?
Giovanna le fece cenno di avvicinarsi alla finestra e sporse
il roseo braccio paffuto. L'unghia del dito indice era
smaltata d'argento. Calle de la Madonna, vicino al Rio dei
Gesuiti. Guardando in gi al lago d'acqua sotto le sue finestre,
fece un gesto irritato, come a scacciarla via. Maledetta
'st'acqua alta!
Quando Mary torn al piano terra, l'acqua era pi alta
che mai.
Era arrivata troppo tardi. Visconti aveva gi rimosso il
malloppo.
L'armadio ove era stato riposto l'oro, rutilante e misterioso,
era spalancato ma vuoto. Il sacco a pelo su cui avevano
fatto all'amore era stato portato via, rimpiazzato da
piumini e morbidi cuscini appartenenti alla sua amante.
Il tesoro non c'era pi.
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CAPITOLO 46.
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Avrebbe potuto farne quel che voleva.
Ma c'era solo una cosa che Henchard voleva fare a Lucia
Costanza. La pistola che aveva ucciso il marito gli pesava
in tasca. La morte di Lorenzo Costanza era stata un errore,
ma quella di lei era una necessit. Lei era un topo che rosicchiava ai margini del suo tesoro.
Fin dall'inizio, era stato quello il problema, la proliferazione dei predatori. Ora, merda, ce n'erano due, un paio di
pantegane femmine, e tutte e due avevano visto quel che non avrebbero dovuto. Tutte e due sapevano dei piatti d'oro
e dei rotoli d'oro e dei candelieri d'oro, tutte e due avevano visto il quadro. Cristo, il quadro! Il Tiziano, doveva essere
un Tiziano. Un Tiziano che valeva una fortuna se appena lui riusciva a trovare il modo di metterlo sul mercato.
No, c'era solo una cosa da fare con quella puttana, e non poteva farlo qui. Un paio di operai stavano facendo un
sacco di rumore al pianterreno, parlando e litigando e spostando mobili. Se l'avesse fatto qui, sarebbero intervenuti
in un attimo per scoprire che diavolo stesse succedendo.
Henchard sal le scale fin dentro l'appartamento di Lucia
e la costrinse a seguirlo puntandole contro la pistola.
Lei non ebbe il tempo di pensare, il tempo di lasciare un
messaggio, il tempo di prendere l'ombrello o d'infilarsi
gli stivali. Affondandole nella schiena la bocca del revolver,
lui la sospinse davanti a s gi per le scale e fuori sotto
la pioggia. Poi, sguazzando in acque poco o molto
profonde, la tenne stretta per un braccio e la costrinse ad
attraversare tutto Cannaregio a passo risoluto fin sulla soglia
dell'appartamento da cui tanto di recente aveva scacciato Giovanna.
Era stato un lungo percorso. Lucia era una donna alta e
forte, e sulle prime prov a dimenarsi cercando di liberarsi
ma lui non fece che sibilarle all'orecchio stringendo ancora
di pi la presa. Per la pioggia e la marea che saliva
non c'era nessuno nel Campo di Ghetto Nuovo n sul
ponte che usciva dal Ghetto a nord n sulla Fondamenta
della Misericordia o nelle callette zigzaganti oltre la fine
del Rio della Misericordia - nessuno a cui chiedere aiuto,
solo pochi caparbi ombrelli tenuti bassi su teste curve che
non si vedevano. Sul ponte che scavalcava il Rio San Felice
lei url verso un'anziana donna che trascinava su per i
gradini il carrello della spesa e la donna, trasalendo, la guard e disse Signora?
Ma all'istante Lucia fu avvolta in un abbraccio violento
mentre una dura bocca schiacciava la sua e la canna della
pistola le premeva dolorosamente nel fianco - lo stesso modello
molto popolare con il quale Richard Henchard aveva
assassinato suo marito, ma Lucia questo non lo sapeva.
Da allora in poi lei prosegu meccanicamente, con rivoli
d'acqua che le correvano lungo il viso e la gonna appiccicaticcia
che le si incollava alle gambe. Era tormentata dalla
certezza che nulla ormai importasse pi, perch era tristemente
ovvio quel che era accaduto nella realt. Era stato
Sam Bell in persona a tradirla. Lui non l'aveva cercata
perch l'amava, l'aveva cercata perch per qualche folle
motivo voleva consegnarla a questo delinquente di bell'aspetto.
Non si poteva sfuggire alla logica. Perch mai quel
delinquente era comparso subito dopo che Sam l'aveva lasciata
sola, fingendo di andar fuori a comprare una bottiglia per festeggiare?
Quando Sam torn di corsa alla casa di Lucia con lo spumante,
i suoi stivali di gomma sguazzavano nell'acqua che
era tracimata dai canali tutt'intorno. Il portoncino della casa
era ancora socchiuso, sospinto dalla forza dell'acqua.
Oltre la porta dell'appartamento del piano terreno si sentivano
voci di uomini che parlavano ad alta voce, e c'era
un rimestio di mobili. Dovette farsi da parte mentre due
uomini uscivano, sudati, trasportando un divano. Sorrise
loro e corse gioioso su per le scale. La porta di Lucia era
spalancata. Entrando, lui chiam: Lucia!
Nessuna risposta. Lui la chiam di nuovo: Lucia, dove sei?
Di nuovo solo silenzio. Nei cinque minuti seguenti Sam
and di stanza in stanza, non potendo credere che lei fosse
andata via. Ma nessuna Lucia emerse dal bagno, fresca
di doccia. Nessuna Lucia lo aspettava in camera da letto, a braccia aperte.
Nell'appartamento non c'era. Lucia era scomparsa.
Si precipit al piano di sotto e buss forte all'appartamento del pianterreno.
Anche qui solo un silenzio senza risposta. Guardando
fuori nel campo, cerc i due uomini col divano, ma non ve
n'era traccia.
C'era un'unica conclusione da trarre. Sam chiuse gli occhi,
appoggiandosi allo stipite del portone, comprendendo
perfettamente cosa era accaduto. Lui era stato offensivo.
Lucia era tornata in s ed era scappata.
La pioggia era diventata nebbia e poi pioggia ancora.
Sam si tir su fino alle orecchie il bavero della giacca, dicendo
a se stesso che questa nuova concessione di vita per
lui era inutile se non aveva pi nulla per cui valesse la pena
vivere. Ieri nulla aveva avuto importanza. Oggi tutto l'aveva.
Non poteva pi fare il menefreghista perch non era
pi in punto di morte.
Di sopra, impose Henchard a Lucia. Su, avanti. Vai di
sopra.
Lucia sal controvoglia. Avrebbe voluto girarsi e spingerlo gi per le scale, ma aveva paura. Che diavolo voleva
quest'uomo da lei? E, dio santo, chi era? Dopo una disperata
mezz'ora in sua compagnia sapeva di averlo visto in
precedenza, di sfuggita, ma quando e dove?
In cima alle scale Henchard le pass una mano davanti,
infilandola nella serratura, e apr la porta dell'appartamento.
Avanti, disse, Entra.
Lucia avanz adagio nella stanza, evitando in un angolo
un mucchio di oggetti avvolti nella plastica. Una seggiola
dorata era rovesciata su un lato. Al letto mancavano le lenzuola.
Accanto al letto, un armadio spalancato lasciava vedere
un groviglio di ometti vuoti. Il pavimento era coperto
di ciarpame di vario genere, un cestino dei rifiuti rosa,
un asciugamano sporco color lavanda, un paio di collant
rosa, uno specchio col manico rotto, un asciugacapelli, un
lungo pezzo di carta igienica color lavanda, un mazzo di
carte da gioco sparpagliate. Era questa stanza deprimente
l'ultimo posto che lei doveva vedere?
Mettiti l in piedi contro il muro.
Non ci penso nemmeno. Intrappolata e terrorizzata,
Lucia si scagli contro Henchard. Questi vacill all'indietro,
riprese l'equilibrio e fece fuoco. Lei cadde subito a terra,
in un mucchietto disordinato, con il sangue che formava
una pozza sotto di lei, impregnando i collant e macchiando
di rosso acceso il fante di picche.
Henchard, ritto sopra di lei, ansimava forte. Fuori una
pantegana, adesso toccava all'altra.
Cristo, era ben quello il problema. Ce ne era sempre
un altro. Tu inseguivi un paio di parassiti in una stanza,
quelli correvano di qua e di l e si fiondavano negli angoli
e scomparivano sotto i mobili, e quando tu ne catturavi
uno, l'altro sfrecciava via dalla porta. Quella puttana
della professoressa americana, Mary Kelly, dove
diavolo s'era ficcata? Era lei la seconda pantegana, e la
stanza nella quale correva in libert era l'intera citt di
Venezia. Doveva trovarla. Adesso, subito adesso! Perch
non c'era tempo.
Henchard scavalc il corpo di Lucia neanche fosse un
cane morto e and in bagno a scaricare la pressione della
vescica. Dopo si guard allo specchio, si diede una ravviata
ai capelli e usc, chiudendo la porta a chiave con
estrema cura.
In quella, la pantegana mancante fin diritta nelle sue
mani. Quando Henchard apr di scatto il portone di strada,
Mary Kelly si stava dirigendo proprio nella sua direzione
lungo la stretta calle, impugnando un ombrello rosso.
In ascolto al piano di sopra, Lucia sent un colpo secco
contro il muro. Si mise a sedere, sentendosi abbastanza
bene. Il braccio le sanguinava, ma non troppo. Si sentiva
in forma, molto in forma, non provava alcun dolore.
Solo per precauzione allung la mano a prendere i collant
e se li leg intorno al braccio sopra la ferita apertale
dalla pallottola, usando i denti per stringere il nylon rosa in
modo sufficiente a fermare il sangue. Poi si alz vacillando
e guard il mucchio di pacchi malfatti nell'angolo. Sembravano
estranei alla confusione dei vari avanzi sparsi per terra.
Lucia attravers a passi lenti la stanza e s'inginocchi.
Nonostante la debolezza, sleg il nodo di uno dei sacchetti
di plastica ed estrasse un oggetto pesante ravvolto in un
foglio ingiallito di giornale e legato con uno spago.
Il nome del giornale era chiaramente leggibile sotto uno
strato di polvere:
GAZZETTA DI VENEZIA
DOMENICA 5 DICEMBRE 1943
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CAPITOLO 47.
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...
Mary correva.
Henchard correva pi veloce.
Lei si precipit correndo in Campo Madonna, ma lui le
era proprio alle spalle.
Mary sent un brivido lungo la schiena mentre entrava
sguazzando nel campo, ma in Campo Madonna dell'Orto
c'erano due o tre persone - non era certo quello il posto in
cui un uomo armato sarebbe stato cos stupido da sparare.
Sbirciando alle proprie spalle, lo vide esitare e poi svoltar
rapido a un angolo.
Per il momento era scomparso, ma, ovvio, non definitivamente.
Doveva aver progettato di agguantarla una
volta che lei fosse uscita dal campo ed entrata nella calle
che andava verso sud, zigzagando per Cannaregio in
direzione di San Marco, perch lei doveva andare a sud
e l'uomo che lei conosceva col nome di Richard Visconti
lo sapeva di sicuro.
Cos fu una sorta di miracolo la donna alta che usciva dal
negozietto sull'altro lato del campo, con un sacchetto di
plastica pieno di arance in una mano e un giornale premuto
in testa con l'altra. Mary si scontr quasi con lei e per
un attimo tutte e due, trasalendo, si guardarono diritto negli
occhi. Poi, senza dir parola, Mary le pass il suo ombrello
rosso e s'infil nel negozio.
La pioggia ora cadeva pi fitta. Henchard era stufo. Era
stufo di lottare fra pioviggini e piovaschi e acque alte per
liberarsi da una donna pericolosa dopo l'altra. Era stanco
di essere infradiciato fino al midollo, non ne poteva pi
degli scrosci d'acqua che gli inondavano la fronte e gli incollavano
le ciglia fin quasi ad accecarlo.
Non abbastanza per da non fargli vedere l'ombrello
rosso. Quando gli pass accanto, andando verso sud nella
direzione giusta, lui gli and dietro.
Solo quando si ferm per salutare un altro ombrello, solo
quando i due ombrelli si accostarono in una raffica di argute
chiacchiere veneziane, con le due donne che parlavano a voce
molto alta e contemporaneamente, stando a mollo con l'acqua
alle caviglie, solo allora Henchard scopr il suo sbaglio.
A quel punto Mary Kelly era riuscita a girargli intorno.
Per il momento era fuori pericolo. La pioggia era cessata.
Gente in stivali di gomma emergeva nelle strette calli.
Mary si dirigeva verso Piazza San Marco, a sud, sempre a
sud. Solo una volta perse la strada, finendo in una calle
cieca. Ritornando sui suoi passi, scopr un ponte su Rio di
S. Marina e si scaravent nella direzione giusta.
Tuttavia quando si trov di nuovo in una parte della citt
a lei familiare, si rese conto di essere andata troppo a est.
Correggendo la sua rotta, copr di corsa la zona asciutta di
Campo San Zaccaria proseguendo rapida verso Riva degli
Schiavoni.
Ma si ferm di colpo, con il cuore in gola. Henchard era
l. L'aveva trovata di nuovo.
San Martin! San Martin! Bang! Bang! Bang! Ursula
marciava in coda alla fila dei bambini, battendo i suoi coperchi
e cantando San Martin! San Martin! Suo padre
stava per morire! L'aveva sentito al telefono! Lei non l'avrebbe
lasciato morire! San Martin! San Martin!
Suor Maddalena guidava la schiera secondo un itinerario
di calli asciutte. Quando incrociarono un'altra fila di
bambini, Ursula abbandon quella della suora che stava
tornando indietro. Ursula non voleva tornare indietro. A
casa non c'erano che sgridate per lei. La nuova processione
si stava allontanando da casa sua, andava nella direzione
opposta e i loro improvvisati strumenti erano
pi rumorosi, BANG! BANG! Cantavano perfino pi forte,
SAN MARTIN! SAN MARTIN!''
Quando vide la signora Kelly che correva verso di lei,
Ursula vide anche l'uomo che la inseguiva e subito seppe
quel che doveva fare. Si blocc di botto. Le ragazze che le
stavano dietro andarono a sbatterle addosso, ma lei aveva
creato un varco e la signora Kelly vi pass sparata, ansimando
un Grazie, Ursula.
Dopo, ci fu una baraonda. Ursula si spinse in avanti e il
varco divenne un blocco. Henchard vi si scontr in pieno,
e cos tutti finirono sul terreno bagnato, quattro ragazzine
strillanti in uniformi blu e un adulto tutto elegante che imprecava
furibondo.
Era riuscita a seminarlo? Mary si stava dirigendo verso il
sottoportico e la Riva ma fece dietrofront. C'era solo un'altra
via possibile, ed era quella giusta. La bussola che Mary
aveva nella testa le diceva che stava andando a ovest,
quindi non era molto lontana da Piazza San Marco e dalla
Piazzetta e dalla Biblioteca Marciana. E nella Marciana
avrebbe trovato Homer, ed era Homer che lei voleva cos
disperatamente.
Correva veloce, superando un uomo con un cellulare
premuto contro un orecchio, fermandosi poi per l'incontro
gioviale di due vecchi amici.
Bond, Nane, come ti sta? Tuto ben?
Grassie, s, e ti?
Ben, ben.
Manco mal. Te saludo!
Ciao, vecio.
Quando i due si separarono Mary pot superarli fino a
un campo con una chiesetta dove fu di nuovo bloccata.
Perfino nella confusione della fretta lei riconobbe i due
che le impedivano il passaggio. Erano ancora in costume,
gridavano ancora con voce stentorea Concerti!, tenendo
alti i biglietti da vendere. Il ragazzo era ancora vestito in
modo scombinato con una giacca di broccato sporca, i
piedi scalzi immersi in parecchi centimetri d'acqua. La ragazza
portava ancora l'abito a paniere ma l'orlo scompariva
sott'acqua. La guardarono con curiosit e le offrirono,
Concerto, signora?
No, no, grazie! Mary scosse il capo e si spost rapidamente
prendendo un sottoportico, sperando facesse un
detour dall'altra parte. Ma terminava in una piccola corte
senza sbocco, un errore. Non poteva restare l. Trattenendo
il respiro, si nascose dietro un'impalcatura che recava
un cartello comune di Venezia lavori e poi si sporse un po'
a guardare indietro.
Scorse subito Henchard accostarsi ai ragazzi che vendevano
i biglietti e fermarsi. Gesticolando animatamente, stava
facendo domande. Con orrore, lei vide che il ragazzo in
giacca di broccato e la ragazza con l'ampia gonna rispondevano,
agitando le braccia - ma gli stavano indicando la
direzione opposta!
Ritornata nel piccolo campo, Mary lanci ai venditori dei
biglietti uno sguardo riconoscente e s'allontan in direzione
di Piazza San Marco. Si trov subito in acque molto alte.
Non v'era altro da fare se non sguazzarci dentro. I suoi stivali
non erano abbastanza alti. L'acqua entr dall'alto e le
sommerse i piedi. Sembrava di camminare in due secchi
pieni. I calzoni le si erano infradiciati fino alle ginocchia.
La maggior parte della gente in giro aveva dato retta alle
segnalazioni della sirena. Si muoveva sicura di s nell'acqua
impetuosa con i piedi asciutti negli alti stivaloni. Un ragazzo
portava la sua ragazza in spalla. Una signora vestita elegantemente
avanzava a passettini con ai piedi solo le calze,
tenendo su la gonna con una mano e le scarpe con l'altra.
Una famiglia di turisti coreani era stata rifornita dall'albergo
di grandi sacchi di plastica per il pattume, e loro si trascinavano
nell'acqua caparbiamente, tenendo i sacchi su fino ai
fianchi, dirigendosi lenti verso San Marco e i costosi negozi
delle Mercerie. Sembravano depressi. Superandoli con la
sua camminata scomposta a passi pesanti, Mary pens che
si sentissero truffati - era per questo che avevano pagato
tanti milioni di won per fare il viaggio di una vita? la loro
depressione aument quando riprese a piovere.
A Mary mancava il suo ombrello. Sal i gradini di un ponte
grata per essere venuta fuori dall'acqua profonda. Dall'altro
lato si ritrov naturalmente di nuovo nell'acqua, ma
ora poteva scorgere le cupole di San Marco. Guardandosi
alle spalle, non vide segno del suo inseguitore e, sicura, attravers
sciaguattando la Piazzetta dei Leoni fin nella Piazza,
che era diventata un lago.
Ma qui finalmente cominciavano le passerelle e come
tutti gli altri anche lei avrebbe potuto salire su quel piano
di legno e correre in fila indiana verso la Marciana, mentre
un'altra fila avanzava in senso opposto, piegando gli ombrelli
verso l'esterno.
Tutto inutile. Mentre la fitta processione davanti a lei superava
la prima delle cinque entrate della basilica, Mary
guard indietro e intravide fra la selva di ombrelli gli occhi
torvi e dardeggianti di Richard Visconti, l'uomo che l'aveva
inseguita per tutta la citt superando ponti e ponticelli
e un labirinto di calli e campielli con nomi di santi. Ora si
stava muovendo rapido sulla stessa passerella di strette assi,
fissandola oltre le spalle di qualcuno. Lei lo sent incitare,
Andiamo, signore!, perch il timido vecchietto davanti
a lui si era fermato, spinto dagli ombrelli, terrorizzato
dalla colonna che avanzava veloce sfiorandolo e temendo
di finire in acqua.
Nella torre campanaria che dominava la piazza i due giganti
di bronzo mezzo nudi rotearono i martelli battendo
contro la campana. Risuon solennemente cinque volte,
facendo cadere sulla piazza echeggianti vibrazioni che davano
all'acqua brividi verdi. Sotto i due colossi, la lamina
d'oro che ricopriva il leone alato di San Marco scintillava
nella pioggia, mentre l'animale teneva aperto con una
zampa il suo famoso libro per mostrare il dono dell'angelo divino, le parole che erano l'orgoglio di Venezia, la sua
gloria, il suo trionfo. Sotto al leone, sedeva sul trono un altro
simbolo della citt, la Vergine col Bambino.
Nessuno alzava gli occhi verso quei monumentali ricordi
della grandezza di Venezia. L'attenzione di tutti coloro
che erano presenti nella piazza era monopolizzata dal problema
del momento, l'acqua.
Per Richard Henchard il problema non era nuovo. Era
abituato all'acqua alta. Sfortunatamente aveva lasciato gli
stivali a casa sotto l'attaccapanni accanto alla porta - dove
sua moglie li aveva scoperti pi tardi. Cos aveva chiamato
l'ospedale per dirgli di passare a prenderli, ma l'infermiera
le aveva detto, Mi dispiace, signora 'Enciard, il
dottore  stato qui per una visita, ma poi  uscito ancora.
Ha sentito del miracolo? E quando Vittoria aveva chiesto,
con circospezione, No, quale miracolo? l'infermiera le
aveva raccontato tutta la storia sulla guarigione di uno dei
pazienti del marito per l'intercessione del Velo della Vergine.
Henchard adesso aveva bisogno solo di un altro miracolo,
ed era la garanzia che i suoi miliardi di lire erano
al sicuro, quei miliardi su miliardi per i quali aveva gi affrontato
tante difficolt. Con cura straordinaria, aveva
identificato i pericoli, li aveva rimossi uno a uno, mettendo
a tacere per sempre chi poteva interferire con le proprie
rivendicazioni. Ora era rimasta solo una pretendente,
quella donna che stava attraversando in fretta la piazza
davanti a lui, l'ultima delle pantegane, che correva di qua
e di l, cercando di sfuggirgli, ma non gli sarebbe mai pi
sfuggita. Le era vicino adesso, molto vicino. Se soltanto
quel decrepito idiota davanti a lui si muovesse un po' pi
in fretta! Forza, signore!
Ma il vecchio era terrorizzato. Il bastone gli scivol sulle
assi bagnate. Lui rallent e si ferm. Henchard imprec e
salt gi nell'acqua. Gli arrivava oltre le ginocchia, ma lui
fece un balzo in avanti, superando un'altra mezza dozzina
di mentecatti.
Fu un errore di tattica. Mary salt gi dall'altra parte. Ora
tra loro c'era un muro umano in movimento. Lei si lanci
in avanti, trascinando le gambe pesanti, sollevando spruzzi
schiumosi a destra e sinistra, intravedendo qua e l di
sfuggita Visconti fra impermeabili in corsa e macchine fotografiche
ciondolanti.
Di fianco a loro si stagliava la basilica in tutta la gaia frivolezza
di tante colonne e mosaici, di cavalli dorati e angeli
alati, e santi benedicenti e delicate cuspidi puntute. E
al di sopra delle colonne e degli angeli e dei santi e delle
cuspidi si levavano folli cupole fantasiose come una visione
dalle Mille e una notte. Un'altra serie di passerelle era
stata disposta per l'accesso al portale di centro, e all'incrocio
con il flusso di traffico nord-sud si creava una traballante
confusione di turisti e di ombrelli sballottati.
Henchard era rimasto bloccato un'altra volta. Guardandosi
alle spalle, Mary lo vide saltar su in mezzo a un
groviglio di persone e aprirsi la via a forza. Quando os guardare
ancora, fra loro c'era solo una limitata distesa d'acqua,
picchiettata dalla pioggia.
Cercando scampo nella fuga, sollevando le lentissime
gambe da una massa d'acqua profonda oltre sessanta centimetri,
Mary ebbe una struggente visione di casa sua - di
un perfetto giorno d'autunno nella baia di Fairhaven, la
pagaia che affondava silenziosa nell'acqua scura e un
grande airone cenerino fermo immobile sulla riva. Rabbrividendo,
sent di nuovo quella sensazione particolare alla
schiena come se la sua giacca di cotone fradicia di pioggia
fosse stata dipinta come un bersaglio per tiratori scelti. Era
esausta, il cuore le batteva da scoppiare, ma doveva continuare
a provare, a cercar di raggiungere le Procuratie che
si allungavano oltre il campanile.
L sarebbe stata certamente al sicuro, inghiottita dalla
massa agitata di persone che cercavano di sfuggire all'acqua
alta della piazza. Mary continuava a procedere arando
l'acqua, trascinando i piedi nei due pesanti secchi di gomma.
Sul lato sud della piazza le sedie di plastica e i tavolinetti
del Florian erano impilati in delusi mucchi ma al piano
qualcuno suonava il motivo jazz di un musical. Il Florian
stava facendo del suo meglio per rallegrare un po' il
pubblico, nonostante la pioggia e l'acqua alta!
Pi vicina, era molto pi vicina adesso, era quasi arrivata,
era vicinissima. Ma non a sufficienza, perch riusciva a
sentire Visconti che sguazzava a distanza sempre pi ravvicinata
dietro di lei, la stava raggiungendo, l'aveva abbrancata
a un braccio!
Lei si gir per averlo di faccia e lui immediatamente l'afferr
a tutte e due le braccia. No, no, singhiozz Mary
cercando di liberarsi con uno strattone. Si stacc e perse
l'equilibrio, cadendo in avanti, su mani e ginocchia, nell'acqua
fino al petto.
Henchard l'agguant brutalmente alle spalle e cerc di
rimetterla in piedi, ma altre mani la stavano aiutando, tirandola
su con maniere pi urbane.
Sta bene, signora?
Oh, signora, ha bisogno di qualcosa?
Due donne la stavano sostenendo, ripulendole il davanti
della giacca inzuppato, aiutandola a proseguire. Henchard
andava loro dietro sciaguattando, sbattendo quasi
contro la schiena di Mary mentre le due l'aiutavano a salire
i gradini. Che cosa stava raccontando loro? Dio, non c'era
tempo, non c'era tempo.
Era la folla pi fitta che Mary avesse mai visto. Le migliaia
di turisti che di solito si disseminavano nella vasta
piazza, camminando in ogni direzione, comprando cartoline,
dando da mangiare ai piccioni e fotografandosi a vicenda,
erano ora condensati, strizzati gli uni contro gli altri
sotto le Procuratie che si estendevano lungo la piazza e
la Piazzetta. Perfino qui la marea al suo massimo bagnava
loro le gambe, ma loro continuavano a ridere e a parlare
ad alta voce, quasi provassero comunque piacere nella
gravit della crisi.
Per Mary il contatto ravvicinato era quel che ci voleva e
le dispiacque quando le due donne sciolsero l'abbraccio e
dopo averle chiesto cortesi, Sta bene? si eclissarono.
Visconti era ancora l. Proprio dietro di lei, le stava alle
calcagna, incalzandola a spintoni. Lei si volt, sibilandogli,
Sparisci! ma lui continu a fissarla con sguardo vacuo
mentre lei cercava di farsi largo fra gruppi di persone anziane
che seguivano in fila la bandiera alzata della guida
del loro gruppo.
L'entrata della Marciana era molto vicina. Mary scorgeva
gi le due alte, benaccoglienti statue del portale, con
gli alluci nell'acqua. Visconti la prese alle spalle, piantandole
la pistola contro la spina dorsale. Lei non pot liberarsene,
pot solo trascinarselo dietro oltre la porta
nel vestibolo diventato una piscina, e ancora oltre il
guardaroba e la tana della dragonessa. Il gabbiotto di vetro
era vuoto, ma intorno c'era una gran confusione di
gente in movimento.
Tutti la guardarono sorpresi a bocca aperta, e alla fine
Henchard torn in s e cerc di tornare indietro. Ma di
colpo Homer era l a fissarli al di l della porta a vetri della
sala dei libri rari. Mary allung le braccia e invoc il
suo nome.
Homer non era un atleta, lo sapevano tutti, per era alto
quasi due metri e molto pi robusto e massiccio di Richard
Henchard. Lasci cadere sul pavimento bagnato i libri che
stava trasportando - il De origine, situ et magistratibus urbis
venetae di Martin Sanudo e Les histoires de Venise di
Martino da Canal - e, irrompendo violentemente dalla
porta vetrata, atterr Henchard.
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
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...
E poi Henchard riusc a fuggire. Nel folle parapiglia di
mani serrate, di studiosi stupefatti e bibliotecarie inorridite,
nel goffo agitar le braccia degli studenti occupati a
spostar libri dai ripiani bassi a quelli alti nella sala di lettura,
con Mary che urlava a pieni polmoni e Homer che
sferrava pugni in ogni direzione, l'uomo al centro dello
scompiglio spar.
Dov' finito? grid Mary, guardandosi intorno furiosa.
Cristo! imprec Homer. A balzi attravers l'atrio verso
l'uscita, scivolando di traverso nell'acqua davanti al
guardaroba e perdendo quasi l'equilibrio. Irrompendo
con furia sotto le Procuratie venne a collisione con un
truppone di danesi che cercavano riparo dalla pioggia.
Altri componenti del viaggio organizzato che li aveva
portati qui da Copenhagen si riversarono dal motoscafo
dell'albergo.
Homer entr a fatica nella massa di danesi infradiciati e allung
il collo per vedere lungo tutto il Molo. Mary lo raggiunse,
gli prese un braccio e guard anche lei. Non riuscirono
a vedere Henchard bens un'ondata di barcollanti scandinavi
in movimento e sentirli urlare: Hold op! Hold op!
Mary indic, strillando: Eccolo l!
Erano di nuovo in ritardo. Quando, apertisi a forza un
varco, furono arrivati all'imbarcadero, scontrandosi contro
un'altra processione di indignati turisti di Copenhagen, la
lancia noleggiata da Henchard si stava staccando dall'attracco,
prendendo il largo.
In cinque minuti una mezza dozzina di motoscafi veloci
del Nucleo Natanti, la squadra speciale dei Carabinieri,
erano partiti al suo inseguimento, ma le indicazioni ricevute
erano contrastanti. Un centinaio di mani si levarono
indicando a sinistra, a destra, e sempre diritto in laguna,
decine di voci chiamarono il 112 del servizio d'emergenza
urlando Lido, Giudecca, i Giardini.
Mary Kelly fu l'unica voce della ragione. Con Homer che
la teneva abbracciata stretta, in piedi sgocciolante nel Comando
dei Carabinieri di Campo San Zaccaria, segn con
un dito un punto su una pianta, Cercate qui, disse, meditatamente.
Cercate a Rio dei Gesuiti.
I capelli le scendevano intrisi d'acqua sul volto e gli abiti
erano tutti inzuppati, ma la voce era autorevole e quelli
seguirono il suo consiglio.
...
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...
CAPITOLO 49.
...
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...
Lucia sent il passo pesante che s'avvicinava sulle scale. Immediatamente
balz in piedi e arriv barcollando in bagno.
Il braccio aveva cominciato a batterle dolorosamente.
Il chiavistello non pareva molto solido. Mancava anche
una vite. Lucia lo fece scorrere tutto, poi si appoggi contro
la porta per sostenerla. Purtroppo era consapevole che
non le sarebbe stato concesso di coesistere nello stesso
mondo con le cose preziose dell'altra stanza - i rotoli della
Torah, i candelieri a sette braccia, i piatti della Pasqua, il
Raffaello, i manoscritti miniati del Cardinale Bessarione e
l'opera pi famosa mai uscita dalla tipografia di Aldo Manuzio,
Il Sogno di Poliphilo. Scegliere fra tutte quelle cose
e questa donna confusa e senza importanza era impensabile.
Loro sarebbero rimaste, lei sarebbe sparita.
I passi pesanti si fermarono. Una chiave gir rumorosamente
nella serratura.
Coraggio, Lucia. Appoggi un orecchio contro la porta
del bagno e ascolt, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
La sua ridicola momentanea felicit stava per arrivare
alla fine. Era stato troppo bello per essere vero.
A Richard Henchard, per, la vita o la morte di Lucia Costanza
non importavano pi. Non riusc nemmeno a notare
che non era pi per terra. Aveva perduto ogni interesse
per cose ragionevoli e sensate, aveva dimenticato ogni
connessione pratica con causa ed effetto. La mente era
vuota di qualsiasi altra cosa che non fosse l'ingordigia del
possesso - queste cose sono mie.
Non era il primo ad aver perso l'equilibrio mentale per
un sogno di favolose ricchezze, una visione di monete d'oro
scintillanti in ondosi disegni sul fondo del mare, il suono
di una vanga contro il coperchio di un forziere sotterrato.
La differenza tra Henchard e tutti gli altri pazzi che inseguivano
sogni fantastici di inimmaginabili dovizie era
che lui il tesoro l'aveva gi trovato, era in suo possesso,
proprio l in mano sua.
Lucia lo sentiva bestemmiare. Aveva lasciato i suoi trofei
ben impacchettati, e ora erano stati rimossi dagli involti e lasciati
ben in vista. Un altro punto contro la sua prigioniera.
Lei puntell un'altra volta la porta con tutto il suo peso.
Ma non accadde nulla. Non le fu ruggita nessuna accusa,
non ci furono colpi violenti a spaccare i malandati pannelli
della porta del bagno. Ci fu solo un pesante ansimare,
rumore di oggetti trascinati sul pavimento, il tonfo sonoro
di qualcosa che cadeva e per un attimo il disarmonico
tintinno dei campanelli sui rotoli della Torah. Lei sent
grugniti e bestemmie e passi pesanti su e gi per le scale,
rapidamente, pi e pi volte, e poi, infine, per un'ultima
volta, in gi.
Se ne era andato? Lucia trattenne il fiato. Aspett dieci
minuti prima di aprire silenziosamente la porta del bagno
e guardar fuori. Era sola. Entr senza far rumore nella
stanza accanto e guard per terra dove era stato il tesoro.
Era scomparso, tutto scomparso a eccezione di pochi
pezzi di carta ingiallita che svolazzavano sul pavimento.
Voltandosi, lei vide che l'aria proveniva dalle scale. La porta
della sua prigione era spalancata.
...
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CAPITOLO 50.
...
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...
Come una mamma che sistema un bimbo in carrozzina,
sprimacciando il cuscino e rimboccando ben bene la coperta,
Henchard si pieg sugli oggetti nel carretto e li spost in qua e in l.
Prima cerc di mettere il quadro sul fondo. Poi lo mise
in piedi, appoggiandolo su un lato. I piatti d'oro furono
disposti in orizzontale con il libro appoggiato sopra. I rotoli
della Torah erano troppo lunghi per il carretto e fu
costretto a metterli in un angolo e il telone continuava a
scivolare dalle corone ingioiellate poste alle estremit
delle lunghe impugnature. I campanelli tintinnavano in
continuazione.
Aveva smesso di piovere. La marea stava scendendo.
L'acqua alta che gli aveva inzuppato i calzoni durante il disperato
inseguimento della stramaledetta puttana americana
si era ridotta a qualche isolata pozzanghera, ma le
gambe dei pantaloni erano ancora bagnate. Gli aderivano
sgradevolmente agli stinchi mentre cominciava a spingere
rapido il carretto lungo Calle de la Madonna. Per fortuna si
stava facendo buio. Svoltare a destra, poi a sinistra su Calle
Varisco, poi dritto per Campiello Stella.
Finora tutto bene. Erano piccole calli, non ampie come
la Strada Nova. Ma l'ospedale non era ancora in vista, e
presto ci sarebbero state da attraversare zone di grande
passaggio come il Campiello Widman.
Come nascondiglio per i tintinnanti rotoli della Torah, i
piatti d'oro, i meravigliosi testi antichi e il prezioso quadro
di Tiziano, l'ospedale era un disperato ripiego temporaneo,
ma se fosse riuscito a portare il carretto oltre Rio de la
Panada e Rio dei Mendicanti fino all'ingresso dei fornitori
e a un certo capace sgabuzzino, tutto sarebbe stato sistemato
- Henchard ricordava particolarmente quello sgabuzzino
perch una volta era stato messo in difficolt al
suo interno da una piccola aiuto-infermiera.
Nel crepuscolo il Campiello Widman era molto animato,
donne che si dirigevano verso i negozi dalle vetrine sfavillanti
in Strada Nova, un uomo con una scala a pioli in spalla,
ragazzini che giocavano, un paio di americani che s'erano
persi e consultavano una piantina, tenendola sollevata
verso gli ultimi bagliori di luce.
Henchard spinse a gran velocit il carretto attraversando
il piccolo campo. Gli americani lo fissarono con tanto
d'occhi, l'uomo con la scala gir la testa, i ragazzini si diedero
di gomito ridacchiando, le donne si fermarono a
guardare l'uomo azzimato, con calzoni, giacca e gil infradiciati,
che spingeva un carretto con tanta fretta, scatenando
un gran tintinnar di sonagli.
Per Henchard quelle persone non erano che intralci
sulla sua strada. Si ferm a scatti per farli passare, poi
s'affrett, poi rallent ancora per fare una serie di rapide
svolte. Un breve tratto di Rio di Ca' Widman era chiuso
con pesanti barriere di lamiera ondulata tutta arrugginita.
Henchard lanci uno sguardo di pietoso disprezzo ai poveri
diavoli che stavano lavorando nella melma scivolosa
del fondo, spalando il fango nelle carriole, continuando
nell'incessante compito di ripulire le vie d'acqua veneziane
dal limo perch il loro spietato capo, un ingegnere
del Ministero dei Lavori Pubblici, aveva ordinato che tornassero
al lavoro.
Lungo il canale prosciugato la fondamenta era ostruita
da cavalletti di legno. C'era a malapena lo spazio per passare,
e il carretto pencolava pericolosamente da una parte.
Mary e Homer Kelly erano pigiati nella piccola cabina del
motoscafo veloce del Nucleo Natanti insieme a tre carabinieri,
eleganti nelle loro uniformi scure. Il brigadiere capo
era alla guida e port il piccolo scafo sibilando sotto il Ponte
di Rialto nel Rio del Fondaco dei Tedeschi. Il faro abbagliante
illumin la curva nel Rio di San Lio, il motore rallent
e riprese di nuovo velocit, mandando onde di prua
a infrangersi contro la chiesa di Santa Maria dei Miracoli. Il
brigadiere stava facendo una scorciatoia per arrivare a Rio
dei Gesuiti, che il dito di Mary aveva indicato con tanta fermezza
sulla pianta. Qui, aveva detto, cercate qui.
Non giunsero mai al Rio dei Gesuiti. Eccolo, grid
Mary, eccolo l, guardate! L'uomo col carretto.
Henchard vide il faro abbagliante, sent il rombo del motore,
lo sent spegnersi di colpo, vide i carabinieri che balzavano
a terra sulla fondamenta, vide Mary Kelly che puntava
il dito e gridava. Preso dal panico, indietreggi finendo
contro uno dei cavalletti. Si apr un varco di fianco al
canale vuoto.
Lentamente, come al rallentatore, annasp e perse l'equilibrio.
Il carretto con tutti i suoi inestimabili tesori
sband e minacci di rovesciarsi. Il telone scivol gi e un
magnifico volume dei Commentari di Cesare, adorno dello stemma del Cardinale Bessarione e miniato con una
splendida lettera I, per Iulius, vol in aria.
Homer, che a volte non distingueva la destra dalla sinistra,
protese un lungo braccio e lo afferr al volo mentre
cadeva, il brigadiere capo agguant il quadro prima che
toccasse terra e gli altri carabinieri abbrancarono le stanghe
del carretto e lo rimisero dritto, mentre Richard Henchard
cadeva a capofitto nel fondo melmoso del canale.
...
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...
CAPITOLO 51.
...
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...
Quando squill il campanello, la signora Wellesley era
sola in casa. Scese le scale di corsa per aprire il portone,
mentre la preoccupazione per Ursula si stava tramutando
in indignazione, e nella mente le ribollivano parole di
fuoco.
Ma sulla soglia non c'era Ursula bens una donna malmessa,
assolutamente sconosciuta, una zingara scarruffata
e spettinata, con uno straccio legato al braccio. Signora,
disse la donna in buon italiano, sono Lucia Costanza. Per
piacere, posso vedere il signor Bell? Poich la signora
Wellesley rimaneva a bocca aperta, senza rispondere, lei
ripet la frase in inglese.
Se Dorothea Wellesley fosse stata donna di letture,
avrebbe potuto considerare questo incontro come una
scena tratta da Dickens, Il racconto di due citt, lo scontro
feroce fra Madame Defarge e Miss Pross.
Dorothea non era donna di letture, ma riconobbe la
straordinaria apparizione alla porta come quella d'un nemico
pericoloso. La donna pareva una seria minaccia a tutto
quel che Dorothea aveva di pi caro. Decise subito
un'azione protettiva.
Il signor Bell non  in casa, disse con freddezza. Poi,
bloccando l'accesso stando ritta al centro della soglia, aggiunse,
Perch desidera vederlo? Era scortese chiederlo,
ma sdegno e curiosit superarono le convenienze.
Sono una collega, cominci Lucia in italiano, ma poi
esit e riprese in inglese. Strinse lo straccio macchiato di
sangue che le legava il braccio. Sono una collega del
dottor Bell. Sono procuratore di San Marco. O almeno lo
ero, prima di fuggire.
Dorothea fiss Lucia, valutando il bel volto, la ricciuta
massa di capelli bagnati, gli abiti fradici e stazzonati. Sempre
peggio. Questa femmina pericolosamente attraente
stava avanzando una consistente pretesa sul marito della
sua figliola morta. Come le si poteva resistere?
La stimabile Miss Pross aveva usato la violenza fisica per
sopraffare Madame Defarge, ma un'azione brutalmente
muscolare andava oltre la comprensione di Dorothea Wellesley,
nonostante l'appassionata furia delle sue minacce
contro preti e papi e l'arcivescovo di Canterbury.
Sia pur riluttante, si present come la suocera di Samuel
Bell, nonna della sua bambina piccola (in altre parole, una
persona privilegiata che aveva diritto alla presenza in
quella casa, non come certe altre). E infine indietreggi e
chiese a Lucia di entrare.
Per non era una resa. Era pronta alla battaglia. Ci avrebbe
posto tutte le sue forze, avrebbe giocato tutte le sue carte
- cuori, picche, fiori e quadri e perfino, se necessario,
l'asso d'oro.
Lucia sal le scale con difficolt dietro di lei. Era cos stanca
che riusc a fatica ad attraversare il soggiorno. Mezza
svenuta, si accasci su una poltrona.
La signora Wellesley la incener con lo sguardo. Quella
puttana stava mettendo su una scena? Lei ne aveva messe
su talmente tante che riconosceva i sintomi. Truffando, la
zingara aveva vinto il primo round di questa battaglia fra
Titani, ma non avrebbe vinto il secondo.
Ma non ci fu tempo per un'altra mossa. Con sua contrariet
sent Sam che saliva lento le scale con passo pesante. Non voleva
farlo entrare. Apr la porta e lo vide fermo sull'ultimo gradino
con Ursula che stringeva un coperchio in ogni mano.
Monellaccia, scatt Dorothea, dove sei stata? Poi,
asciutta, rivolta a Sam, Hai una visita.
Lui mormor, Oh no, e avanz esitante nell'ingresso.
Scorse subito Lucia nell'altra stanza. Lei si stava alzando
lenta dalla poltrona e lui si precipit verso di lei con un grido
di gioia.
Lucia rise e si lasci abbracciare, ma poi le sfugg un
Ahi!e si stacc, scusandosi.
Buon dio! esclam Sam, accorgendosi dello straccio insanguinato.
Mettendole un braccio intorno alla spalla,
guard la suocera sperando nei suoi consigli per un pronto-soccorso
domestico, ma Dorothea tir su col naso e s'allontan.
Non erano affari suoi.
Cos Sam port Lucia in cucina e le cur la ferita superficiale
al braccio lavandola con acqua calda e poi disinfettandola
e fasciandola con strati di garza. Dobbiamo chiamare
un dottore, mormor baciandola teneramente.
No, no, disse Lucia. Non ancora. E insieme tornarono
in soggiorno dove Ursula sorrise loro, e batt fragorosamente
i coperchi.
Una volta tanto, la signora Wellesley non la sgrid. Era in
stato di shock. Questa era una sconfitta, e lei lo capiva. La
battaglia era finita prima ancora di cominciare. Dorothea si
ritir nel santuario della sua camera da letto. L'asso di cuori
della zingara aveva sconfitto il suo asso d'oro.
Ma Ursula era felice. Il miracolo da lei preparato era avvenuto.
Guardava la bella signora dai capelli ricci e il padre,
che lei aveva salvato. Suo padre non sarebbe morto.
Glielo aveva detto proprio lui.
...
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CAPITOLO 52.
...
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...
Lentamente, a spizzichi e bocconi, Sam e Lucia cominciarono
a ricostruire quanto era loro accaduto.
Sam Bell conosceva e amava Lucia ma nulla sapeva del
tesoro che era stato scoperto dal suo medico curante, il
dottor Richard Henchard, e in seguito visto sia da Lucia sia
da Mary Kelly.
Era anche totalmente all'oscuro della burrascosa storia
dei piatti dei candelabri e dei rotoli d'oro, del quadro e
delle cinquecentine, affastellati e rimossi in modo cos folle
dal dottor Henchard da un posto all'altro e alla fine quasi
scaraventati nel fondo melmoso di un canale in secca.
Sam non sapeva perch Lucia fosse scomparsa dalla casa
nel Ghetto Nuovo. Non sapeva ancora che il dottor
Henchard l'aveva portata via sotto la minaccia della pistola,
tenendola prigioniera e cercando di ucciderla.
E, naturale, n Sam n Lucia sapevano che Mary Kelly
era stata pericolosamente inseguita per mezza citt, fra
piogge e acque alte, da Henchard, poi fuggito e ricatturato
dal Nucleo Natanti.
Fu solo quando Mary e Homer bussarono ed entrarono
barcollando, esaltati, esausti e affamati che tutti i tasselli
andarono al loro posto.
Ma - ovvio - prima tutti dovettero essere presentati a tutti
gli altri. Tutti, cio, tranne Dorothea che aveva gi cominciato
a far le valigie in camera sua, avendo immaginato
di leggere sulla parete le parole del profeta Daniele per
la caduta di Babilonia
MENE, TEKEL, UPHAKSIM
DOROTHEA WELLESLEY, LEVA LE TENDE!
Sam era in uno stato di gioia solenne. Il Problema numero
Uno e il numero Due - quelli che razionalmente gli
avevano proibito di pensare a Lucia Costanza fin dal primo
momento - non c'erano pi: il Problema numero Uno
era la malattia, e il Problema numero Due, il fatto che lei
fosse sposata. E poi il Problema numero Tre, sconvolgente,
la sua scomparsa. Ora eccola l, seduta affettuosa accanto
a lui mentre tutti e due tentavano di tenere un comportamento
abbastanza decoroso, e Homer e Mary cercavano
di non sogghignare troppo apertamente.
Ursula cara, vieni con me, disse Mary, alzandosi e
prendendola per mano. Vediamo quel che troviamo da
mangiare in cucina. E io ho qualcosa di buono di sopra. Ti
piacciono i cetriolini?
Anche Sam si alz e and alla porta della camera da letto
della suocera, senza aprirla, chiedendole, Dorothea,
unisciti a noi. Stiamo festeggiando.
Ma la signora Wellesley, dopo quelle tremende parole
sulla parete della camera, leva le tende, s'era fatta piccola
piccola e non si mosse.
Loro mangiarono e bevvero e parlarono. Ursula si addorment
e Sam la mise a letto. Finalmente, quando Lucia
tir fuori il suo documento, eran tutti pronti ad ascoltare.
Tre paginette in tutto. Erano le tre fragili pagine che lei aveva
trovato svolazzanti sul pavimento della stanza da cui Henchard
aveva portato via tanto freneticamente il suo tesoro.
Le lesse ad alta voce, traducendo l'italiano in inglese, facendo
una pausa ogni tanto per cercare la parola giusta,
poi andando avanti inesorabile. Homer pos il bicchiere e
abbass gli occhi a guardarsi le ginocchia. Mary fissava il
pavimento, tutta seria. Sam osservava cupo i disegni del
tappeto. Era un documento straziante. Lucia leggeva adagio,
con voce chiara e senza espressione.
CODICILLO ALLE MIE ULTIME VOLONT TESTAMENTARIE
In questo giorno, 6 dicembre 1943, lascio ai sottoindicati beneficiari
le seguenti mie propriet:
I. Alla mia Sinagoga, la Scuola Spagnola, i calici rituali e le
pergamene, che ho nascosto in questo luogo per evitare che
cadano nelle mani del tedesco invasore- si tratta di due rotoli della
Torah con corone d'oro alle estremit, una pergamena di Ester
per il Purim, tre piatti d'oro per il Seder, tre calici d'oro per il Seder,
due calici d'argento per la cerimonia del venerd, due
menorah, e tre turiboli d'argento dorato. Naturalmente questi oggetti
dovranno essere restituiti alla congregazione nel cui interesse
vengono nascosti ora.
II. I sottoelencati manoscritti miniati, provenienti dalla raccolta
del Cardinale Bessarione, e l'in folio della tipografia Aldina
devono essere donati alla Biblioteca Marciana. Tutti e tre furono
da me acquistati in pubbliche aste a Roma, e sono:
1. Dalla Biblioteca del Cardinale Bessarione, un Pentateuco
- o Torah - trilingue in greco, latino ed ebraico, ordinato secondo
la nostra tradizione, a partire dal Deuteronomio e finire
con il Genesi. Noto che il buon cardinale proclam la propria
cristianit aggiungendo in cima a ogni pagina le parole "ave
M(ari)a"
2. Ancora dalla Biblioteca del Cardinale Bessarione, un codice
latino, i Commentari di Giulio Cesare.
3. Dalla tipografia di Aldo Manuzio, Venezia, 1499,
l'Hypnerotomachia Poliphili, un in folio con testo a stampa accompagnato
da silografie di obelischi, elefanti e simboli mistici.
III. Un dipinto di Raffaello, Ritratto di Giovane. Poich ho rubato
questo quadro all'Oberkommandant Nazista che lo aveva a
sua volta sottratto alla raccolta del Museo Czartoryski di Cracovia,
non  di mia propriet. Sul retro c' il timbro del museo. Posso
solo suggerire che, se il museo polacco continuer a esistere dopo
che questa brutale guerra sar finita, il quadro sia restituito a
quella collezione. Altrimenti potrebbe forse passare di propriet
alle Gallerie dell'Accademia. Ma non sta a me decidere.
Firme dei testimoni:
Baruch Basevi
Beatrice Basevi
Firma del testatore: Armando Levi, 6 dicembre 1943
Armando Levi! Sam balz in piedi e si chin sulla spalla
di Lucia per guardare.
Homer era perplesso. Chi era Armando Levi?
Chi era Armando Levi? Buon Dio. Ci volle qualche momento
perch Sam si riprendesse. Armando Levi era un
medico molto rispettato che si suicid nel 1943 per sfuggire
alla deportazione nei campi di sterminio nazisti. La voce
era ancora commossa. Poi Sam torn a sedersi. Ho visto
la sua tomba nel cimitero israelitico del Lido.
Lucia disse, C' dell'altro.
Vai avanti, disse Sam.
Devo spiegare come  giunto in mio possesso il ritratto di Raffaello.
Due giorni dopo l'occupazione della citt di Venezia da parte
delle truppe tedesche, fui invitato a una riunione serale nel
quartier generale dell'Oberkommandant Helmut Greetz. Penso
di esser stato chiamato a questo onore per la mia posizione di
presidente della Comunit ebraica.
Accettando l'invito, restai tuttavia in guardia, ma la serata
cominci abbastanza cordialmente. L'Oberkommandant si era
sistemato con tutti i comodi in una casa a Castello, confiscata
da tempo dai fascisti perch il proprietario era ebreo. Mi offr
da bere ma io rifiutai, poi pass a parlare con orgoglio dei dipinti
alle pareti. Quelle opere d'arte, disse, lo avevano accompagnato
durante tutta la guerra.
Fra queste c'era il ritratto di Raffaello. L'Oberkommandant
millantava che gli era toccato quando la collezione del museo
di Cracovia era stata razziata nel 1940. Mi chiese,Non crede
che sia un capolavoro?Risposi di s. Non espressi il mio disgusto
all'idea che questa grande opera italiana fosse il trastullo di
una bestia come Greetz.
Dopo questi amichevoli preliminari, venne al dunque. Mi diede
da scrivere e mi chiese di segnalare l'ubicazione di ogni sinagoga
veneziana e di fare un elenco di tutti i miei correligionari.
L'implicazione era che io potessi anche beneficiare in
qualche modo concreto di questo semplice lavoro di segreteria.
Quando rifiutai, cominciarono le minacce, e subito fu chiaro
per me quanto fossero diventati difficili e terribili i nostri tempi.
Ho perduto ogni speranza che gli ebrei possano essere risparmiati.
Uomini, donne e bambini saranno raccolti da ogni sestiere
della citt, da ogni anfratto, angolo o nascondiglio e trasferiti
in massa nella citt di Fossoli. Da l saranno trasportati a nord,
in Germania e Polonia, internati in campi di concentramento
e messi a morte.
Io ascoltavo, ammutolito dalla disperazione, e volevo chiedere
come fosse possibile tanta inumanit, come potesse parlarne
senza provar ribrezzo. Ma in quel momento squill il telefono
in un'altra parte della casa e con mia sorpresa lui usc dalla
stanza per rispondere. All'istante staccai il quadro dal muro e
mi precipitai in strada.
Naturalmente mi corsero dietro, e ci fu una caccia spietata.
Da buon veneziano, conosco ogni angolo della citt. Mi tolsi il
cappotto per coprire il quadro e venni in questo posto dove ora
ho nascosto gli oggetti rituali della mia sinagoga insieme ai
miei amati libri. Ho depositato qui il Raffaello. Soltanto i miei
amici, il signore e la signora Basevi sanno dove sono.
Sam la interruppe, mormorando, Sei stanca, cara?
Lei scosse il capo. No, non sono stanca. C' solo un'altra
frase.
La fine della mia vita  vicina. Non arriver a vedere il giorno
in cui la mia amata patria sar di nuovo libera e padrona
di se stessa, quando finalmente si porr termine alla follia che
ha creato nel mondo tanta malvagit e mi ha spezzato il cuore.
Armando Levi.
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
.
...
Nel Comando dei carabinieri di Campo San Zaccaria, Richard
Henchard era seduto di fronte al capitano comandante
il servizio investigazioni, il Nucleo Operativo.
Tutt'intorno c'erano altri investigatori, inclusi parecchi della
Questura, e lo guardavano con volti senza espressione.
In un angolo oscuro sedeva Mary Kelly, cupa e tirata.
Il dottor Henchard era accompagnato da un celebre luminare
del foro di Bologna. Il dottore era indignato. Che
cosa avete contro di me? Quelle cose io le ho trovate, non
le ho rubate. D'accordo, ho letto il supposto testamento di
Armando Levi, ma non reclama il Tiziano. Il Tiziano  mio.
L'ho trovato io, nel testamento si ammette che lui l'aveva
comunque rubato.
Il celebre avvocato mormor qualcosa ed Henchard
tacque.
Non  un Tiziano, corresse adagio il capitano.  un
Raffaello. Tutti guardarono il quadro, appeso a una parete
al di sopra di un tavolo sul quale erano posati gli antichi
libri di Armando Levi e tutti i tesori della sinagoga.
Il giovane del ritratto guardava Henchard con un sorrisetto
furbo. L'oro dei piatti e dei calici occhieggiava
lucente.
Queste cose, disse il capitano accennando con la mano
al tavolo, non sono importanti. Si alz e cedette il posto
a un uomo distinto dalle spalle ampie con quattro stelle
dorate sulle spalline dell'uniforme. Il Generale Palma
ha preparato un rapporto. Generale?
Dal suo angolino Mary ascolt il rapporto del generale.
Di tanto in tanto era interrotto dalle taglienti obiezioni del
costosissimo legale del Foro di Bologna, ma le sue rimostranze
venivano ignorate. Con estrema cortesia, il generale
diede lettura di un elenco particolareggiato dalle conclusioni
devastanti.
Punto Primo. L'arma sulle prime ritenuta quella che aveva
ucciso Lorenzo Costanza, la pistola che recava le impronte
digitali della moglie Lucia, non era quella che aveva sparato
il colpo fatale. Il proiettile estratto dal cranio di Costanza
era dello stesso calibro, ma le rigature non coincidevano
con quelle dell'arma in questione che, per la verit, non mostrava
segni di aver sparato affatto.
Coincidevano invece con quelle nella canna della pistola trovata
sulla persona del dottor Henchard nel momento del suo arresto
per mano del Brigadiere Capo Cardoso nel Rio di Ca' Widman
in secca.
Punto Secondo. Le rigature nella canna della pistola di Henchard
coincidevano con quelle sul proiettile estratto da un muro
in una casa di Calle de la Madonna, confermando il racconto
della signora Kelly.
Punto Terzo. Coincidono anche con una pallottola trovata
sul pavimento di una stanza nella stessa casa, confermando la
testimonianza della dottoressa Lucia Costanza.
Punto Quarto. Il sangue sulla pallottola, come pure altri
campioni di sangue prelevati nella stessa stanza, sono della dottoressa
Costanza.
Mary voleva andarsene a casa. Questo bastava. E invece
c'era dell'altro. Il generale e i suoi colleghi erano stati molto
minuziosi.
Punto Quinto. Nel corso delle perquisizioni effettuate nell'edificio
su Rio della Sensa all'interno del quale il dottor
Henchard aveva affittato un appartamento, fu esaminato
anche il vano al piano terreno adibito a deposito. Questo spazio
 solitamente occupato dai carretti usati dagli spazzini
per raccogliere l'immondizia del vicinato. Il Vice Brigadiere
Gozzoli si ricord della recente scomparsa di un giovane impiegato
della Nettezza Urbana. Interrogando altri spazzini,
apprese che il giovane operava in questa parte di Cannaregio
e che ogni mattina per effettuare il suo giro di raccolta partiva
proprio da questo deposito.
Punto Sesto. Fu subito chiaro che la stanza era stata
pulita con molto impegno, usando una sostanza caustica e
un disinfettante di una marca particolare riservata in esclusiva
agli ospedali. Naturalmente nessun intervento di quel genere
poteva eliminare le prove da interstizi e fessure esaminati
dalla nostra squadra di esperti patologi. Sono stati reperiti
sangue, tessuti e frammenti ossei. Noi siamo convinti che
appartengano allo spazzino scomparso.
A questo punto, l'avvocato bolognese di Henchard
esplose dalla sedia in uno scoppio d'ira.
Mary era stanca di volgere l'italiano in inglese mentalmente.
La traduzione simultanea richiedeva grande
concentrazione. Parlavano troppo in fretta. Lei gett la
spugna, e lasci che le frasi del generale, pronunciate
con voce da basso profondo, le si rovesciassero addosso.
Fu come ascoltare una lettura dell'Inferno dantesco.
I dettagli della morte del giovane spazzino furono agghiaccianti.
Finalmente tutto fin. Il capitano si tolse il cappello, alit
sulle fiamme del suo distintivo dorato e lo lustr con la
manica. Il generale Palma raccolse i suoi fogli. Richard
Henchard fu scortato fuori della sala accompagnato dal
suo legale. Con coraggio Mary guard Henchard, ma temeva
di incontrarne lo sguardo. Lui le pass accanto con
andatura superba, gli occhi fissi davanti a s.
Mary si alz per andarsene. Subito Palma si fece avanti
per ringraziarla di aver indirizzato il Nucleo Natanti verso
il posto dove poi Henchard era stato catturato. Le stellette
sulle spalline del generale brillavano, il volto dai grandi
baffi ispirava un riverente timore. Ah, esclam il generale
Palma, l'intuizione delle donne!
L'intuizione delle donne? Mary scosse il capo. No, no,
nulla del genere.  mio marito, quello dell'intuizione, solo
che la sua deriva da - cosa? La Superanima, credo.
La Superanima? Il generale sembrava perplesso. Vuol
dire, da Dio?
Be', no, non esattamente Dio.
Le sorrise di nuovo, col baffo fremente. E lei, cara mia,
da quale fonte attinge la sua ispirazione?
Mah, non so. Direi che io penso.
Pensa? Uno scoppio di risa. Poi con un gesto d'altri
tempi il generale le prese la mano e gliela baci.
Lei non seppe se prenderlo come un complimento o
sentirsi insultata.
Dopo raccont a Homer tutto quel che ricordava. Quando
hanno spiegato come s'era sbarazzato del corpo del giovane
spazzino ho perso il filo. Troppo raccapricciante.
Non dirmi che ha fatto a pezzi il povero ragazzo e poi li
ha disseminati qua e l?
Mary rabbrivid. Temo di s.
Povera cara. Homer le mise un braccio intorno alle
spalle e la tenne stretta, evitando di ricordarle: E questo 
il tipo con cui sei andata a letto?
Lei si stacc. Dovevi sentire le violente obiezioni dell'avvocato
di Henchard.
Non si arrenderanno facilmente, credo. Combatteranno
fino in fondo, cara Mary. Spero che tu non sia chiamata a
testimoniare. Dovremmo tornarcene a casa fra un paio di
settimane.
Oh, Homer, hai ragione. Gli lanci un'occhiata preoccupata.
Caro Homer, spero non ti dispiacer troppo. Dopo
tutto, non  che tu sia proprio un cultore del Rinascimento,
dai! Henry Thoreau e i Trascendentalisti,  quella
la tua sfera di competenza. Dobbiamo tornarcene a Concord,
Massachusetts, al fiume e ai boschi e allo stagno. Mi
spiace, ma dovrai rassegnartici.
E va be'. Homer sorrise con una certa tristezza. 
stato come guardare dalla porta di una stanza in un'altra,
e l'altra stanza era magnifica e piena di fascino, ma poi
tu quella porta la chiudi e torni al calore del tuo focolare.
 tutto a posto. Non ci son problemi. Sono pronto a
tornare a casa.
...
.
...
CAPITOLO 54.
...
.
...
Signora Kelly, disse Ursula sorridendo a Mary, voglio
farle vedere una cosa.
Farmi vedere? chiese Mary, lasciandosi trascinare. Farmi
vedere che cosa?
Ora vedr. Ursula port Mary nella sua camera da letto.
Mary c'era gi stata. Si erano sedute sul letto insieme a cucire
abitini per la bambola con pezzi di velluto e spighetta dorata.
Ma questo non aveva nulla a che vedere con le bambole.
Ursula si avvicin al letto, cerc a tastoni sotto il materasso,
ne trasse una chiavetta e apr la serratura dell'armadietto
posto fra le due finestre che davano sulla calle. Con
un gesto drammatico del braccio spalanc lo sportello e
disse Ecco qua!
Mary era tutt'occhi. Ammutolita. Ursula aveva creato un
altare all'interno dell'armadietto. Aveva coperto i ripiani
con tovagliolini bianchi per mettere in mostra una serie di
statuette di ceramica. Erano minuscole figure di santi, rozzamente
dipinte. Ursula fece i nomi con orgoglio - la Vergine
Maria, Sant'Anna, San Marco, Santa Chiara, Santa Caterina
di Alessandria, Santa Caterina da Siena, San Giuseppe,
San Francesco, San Martino, Santa Teresa d'Avila,
Sant'Antonio Abate.
Ursula, sono molto carine. Sembra una vera chiesa. Dici
le preghiere davanti a loro?
Ursula fece di s con la testa, sorridendo, e poi mormor,
Aspetti, c' qualcos'altro.
Prese di nuovo per mano Mary e la port al piano di sopra,
nella camera del padre. Vede, disse, accostandosi al
letto di Sam, Son proprio qui. Batt sul cuscino e si volse
verso Mary con un sorriso di trionfo.
Non capisco.
La bambina tolse la federa e indic la cucitura laterale
del cuscino.
Mary riconobbe subito i puntacci buttati l malamente
dalla bambina. L'hai fatto tu? domand stupita. Hai fatto
un cuscino per tuo padre?
Ursula scosse il capo. Sorridendo, prese un capo del filo
e tir, scucendo l'imbastitura. Qualcosa cadde in terra. Ursula
lo raccolse e lo mostr a Mary. Era un pezzetto di legno.
Cercando nel cuscino con le dita ne tir fuori un altro.
Ma cosa sono? disse Mary. Poi ci arriv. Oh, Ursula,
non saranno mica ...
S, conferm Ursula, sono pezzi della Santa Croce.
Aspetti. Infil ancora la mano nel cuscino e ne estrasse un
ossicino.  di un santo, disse, sollevando la mano per
mostrarlo a Mary.
Erano le reliquie che mancavano. Mary era sbalordita.
Non era stato Sam a metterle nel posto sbagliato, non le
aveva rubate quella sua suocera blasfema, iconoclasta e
bruciapapi. La ladra non era altri che la sua pia figlioletta.
Ma perch, Ursula cara, chiese Mary con voce flebile,
perch?
L'hanno fatto guarire, rispose Ursula con semplicit. Il
dottore aveva detto che stava per morire. Ma ora sta benissimo.
Erano nel suo cuscino. L'hanno salvato.
Tuo padre era malato? Ma certo, certo che era malato.
Lei avrebbe dovuto capire, avrebbe dovuto saperlo da prima.
Era stata cieca.
Era un segreto, disse Ursula. Ho sentito il dottore al telefono.
Cos tu hai preso le reliquie e gliele hai cucite nel cuscino,
 cos?
Ursula annu tutta orgogliosa. E i santi. Hanno aiutato
anche loro.
I santi? Vuoi dire quelli nell'armadietto?
Ursula recit i loro nomi, riverente. Santa Caterina di
Alessandria, martire sulla ruota, Santa Caterina da Siena
con le stimmate ai piedi, San Francesco che aveva come
sorella la Luna e fratello il Sole.
Ma certo. Mary guard i pugnetti della bambina, che
ancora stringevano i frammenti della Santa Croce e l'ossetto
sacro. Forse la piccola aveva ragione. Forse era proprio
vero che avevano salvato il padre da un grave problema.
Ma era certamente vero che gliene avrebbero risolto un altro.
Ursula, ora tuo padre  guarito. Non ti servono pi.
Perch non le restituisci?
Ursula gliele porse senza nemmeno una parola.
...
.
...
CAPITOLO 55.
...
.
...
Accompagnato da Homer Kelly e scortato da un carabiniere,
Sam riport immediatamente le reliquie a Padre Urbano
in San Marco. Il reliquiario della Scuola di San Giovanni
Battista era integro intatto e magnifico come appariva
nei quadri dei suoi miracoli all'Accademia. Il frammento
della croce si vedeva chiaramente attraverso gli scintillanti
cristalli nuovi.
Padre Urbano era lieto di veder rientrare ogni cosa, sana
e salva, specie il reliquiario.  stato ben dentro al mese
che le avevano concesso. Lo rimando subito alla Scuola.
Ridacchi e tir un sospiro di sollievo. Credo ci sia stato
un buon numero di controversie da quelle parti dopo che
li avevo convinti a farlo uscire.
Sam sorrise. Non spieg quanto quelle controversie fossero
state giustificate.
E questo  il pezzo di sacro legno smarrito? disse Padre
Urbano. Andiamo, rimettiamolo a posto.
Dalla sagrestia attraversarono la basilica in una pioggia
d'oro, sotto la cupola dell'Ascensione, dove Cristo Pantocratore
dominava il cielo e la terra, sotto i quattro fiumi del
Paradiso e sotto i quattro santi alacremente al lavoro ai loro
Vangeli - Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Mentre si spostavano da una parte all'altra del luogo sacro,
Padre Urbano stacc e riattacc tutta una serie di cordoni
di velluto. Nel Tesoro fece entrare Homer e Sam nella
sala a sinistra, dove le ossa dei santi erano conservate
sotto vetro o in reliquiari di ottone. I due rimasero a guardare
mentre lui apriva una vetrinetta, ne estraeva un calice
vuoto e vi faceva cadere l'ultimo pezzetto della Santa
Croce. Eccolo al suo posto! disse Padre Urbano, con un
sorriso che gli andava da un orecchio all'altro. Per dir la
verit, il povero prete aveva trascorso notti insonni, immaginando
la tempesta di infauste conseguenze che avrebbe
imperversato se tutte le reliquie mancanti non fossero state
riconsegnate - conseguenze per il Cardinale Patriarca
stesso, per la basilica di San Marco e naturalmente per l'umile
sacerdote di nome Niccol Urbano.
Homer e Sam espressero la loro sonora gratificazione.
E adesso, disse il prete, guardando serio Sam, mi deve
riferire che cosa ha scoperto. Sono ansioso di sapere
come sono andate le nostre reliquie al suo esame. Crede
che qualcuna sia genuina?
Sam guard tutte le reliquie raccolte nella piccola sala
- il sasso lanciato a Cristo, le spine della sua corona,
i reliquiari a forma di manica contenenti ossa delle braccia
di santi, lo scrigno contenente le ossa delle gambe di
San Pietro.
Mi spiace, Padre, disse Sam. Non lo so. Ho deciso di
non provarci.
Padre Urbano rimase a bocca aperta per la sorpresa.
Vuol dire che non le ha esaminate affatto?
Quasi per niente. Ho smesso. Ci ho rinunciato.
Ci ha rinunciato! Padre Urbano ridacchi. Be', devo
confessare che ne sono lieto.
Lo lasciarono alla porta della sagrestia e uscirono dalla
basilica nella piazza inondata di sole. Le passerelle per
l'acqua alta erano ancora l, ma ora erano diventate panchine
per stanchi turisti del Marocco che si riposavano al
sole e una famiglia di cinesi che mangiava panini presi da
un sacchetto, mentre un paio di modelle drappeggiate in
costose pellicce posavano per un fotografo. Dal campanile
arrivarono i rintocchi di mezzogiorno.
Sam disse, Senti, Homer, c' ancora un'altra cosa. Qualcosa
che vorrei farti vedere. Non  lontano.
S, d'accordo. Di che si tratta?
Vedrai. Sam fece fare a Homer un giro di una decina di
minuti per calli e ponti, e infine si ferm davanti a una
chiesa che a Homer non era familiare.
Perplesso, chiese: Cos' questa?
Entriamo, borbott Sam. Quel che voglio mostrarti 
all'interno.
Spinse un pesante portone esterno e poi una porta interna,
e subito si trovarono dentro una tipica chiesa veneziana
con cappelle laterali, altari con paliotti e soffitti affrescati.
Homer guard in su, verso i santi che si divertivano
sulle loro nuvole dipinte. Era una profusione di corpi rosei
ruzzolanti a braccia tese e gambe nude ciondoloni in
una prospettiva a tre punti. Homer mormor a Sam: A
quei tempi avevano pi braccia e pi gambe.
Sam stratton nervosamente un braccio di Homer. Per
di qua.  qua dietro. Pass davanti a Homer dirigendosi
rapido verso est, dove ai lati dell'altare c'erano due enormi
dipinti. Sam li indic con un cenno del capo e mormor,
Tintoretto.
Molto belli, disse Homer gentile, chiedendosi che cosa
mai angustiasse il suo distinto amico, curatore dei libri rari
della Biblioteca Marciana.
Eccoci arrivati, bisbigli Sam. Si ferm, mettendosi a
braccia conserte.
Anche Homer si ferm. C'erano tre donne inginocchiate
dinanzi a una ringhiera, pregavano a mani giunte. Davanti
a loro c'era un alto piedistallo che sorreggeva una cornice
dorata. Dentro la cornice, protetto da una lastra di vetro,
c'era un quadrato di tessuto azzurro.
Il Velo della Vergine, recit Sam a bassa voce.
Certo, ne ho sentito parlare.
Homer lo guard, ma pi lo guardava pi gli sembrava
familiare. Non aveva gi visto di recente, anzi un giorno
prima, quello stesso tessuto trasparente azzurro chiaro, e
proprio a casa di Sam in Salizada del Pignater?
Sam, cominci, ma l'amico si mise un dito sulle labbra
e lo prese per un braccio. Mentre si giravano per andarsene,
Homer vide che una delle donne che pregavano
si alz, si baci le dita e tocc la cornice intorno al
sacro velo.
Giunti in mezzo al Campo Santo Spirito Sam lasci il
braccio di Homer, lo guard negli occhi e fece la sua confessione.
 un falso.
Un falso? Il Velo della Vergine  un falso?
 opera mia. Ursula stava facendo abiti per la bambola
da uno dei suoi vestiti, cos ne ho ritagliato un pezzo
anch'io. Poi ho raffazzonato una cornice e piazzato tutto
oltre la porta della chiesa con un biglietto anonimo in
cui spiegavo che cos'era e come era sopravvissuto per
duemila anni.
Ispirato, Homer lev una mano: Ah, lo so! La Prima Crociata!
Catturato dagli infedeli! Trasportato via mare! La nave
affond! Il velo fin nelle reti di un pescatore!
Sam ebbe un mesto sorriso. Gi. And proprio cos. E i
poveri preti innocenti ci cascarono. Erano emozionati all'idea
di avere una reliquia tutta per loro. Cos come avevo
sperato. Volevo giocare sulla creduloneria della gente
pronta a bersi ogni cosa, qualsiasi cosa, e poi intendevo
dimostrare che si trattava di un falso.
Ehm, borbott Homer, ma non ho sentito che il tuo
falso sta facendo guarigioni miracolose?
Oh s, e sulle prime ne fui deliziato. Pensai che sarebbe
stato ancora pi devastante quando avessi raccontato la
verit. Credevo che avrei abolito la superstizione con un
colpo solo. Ma ora ... Dio, Homer, non so pi.
Homer mise una mano sul braccio di Sam. Non farlo.
 quel che sto pensando anch'io. Dovrei lasciar perdere.
Anche Lucia la pensa cos.
Ha ragione.
Ma ci vuol dire ... - Sam scosse il capo in sconcertato
imbarazzo - vuol dire che ci crederanno per anni. La gente
potrebbe continuare a prenderlo sul serio per sempre.
Be', e che ci sarebbe di male?
Sam parve confuso. Niente, direi. Proprio niente.
...
.
...
CAPITOLO 56.
...
.
...
La signora Wellesley non riusciva a sopportarlo. La strabordante
felicit di Sam era un affronto alla sua supremazia
morale nella casa in quanto genitrice della defunta consorte.
Era altres un insulto a Henrietta nella sua tomba.
Abbandonando il campo, and a stare da sua sorella a
Milano, dopo aver imballato tutte le sue focose opere pittoriche
e reclamato per s le posate d'argento di famiglia.
Lucia aveva comunque coltelli e forchette in abbondanza.
Sam e Ursula trasferirono le loro cose a casa sua, che si
apriva su un giardinetto a San Polo.
Logico, voi venite con noi, disse Lucia a Mary e Homer
in tono che non ammetteva discussioni.
Assolutamente, concord Sam.
Ma stiamo per tornare a Boston, protest Homer.
E certamente vi saremmo d'impiccio, dichiar Mary.
No, no, insist Lucia. Prendendo Mary in disparte, la
implor. Oh, ti prego, vieni. Ho bisogno che tu m'insegni
come parlare con la figlia di Sam. Io non so niente di
bambini.
Ma neanch'io ho figli. Poi Mary gemette, ripensando
alla sua lunga ed estenuante esperienza come zia di un
giovane, insopportabile genio di nome Bennie, del suo
fratello maggiore John, l'aracnologo, e della loro irresponsabile
sorellina Annie, che li aveva fatti impazzire tutti l'anno
passato. Vero per che ho nipoti maschi e femmine.
E quindi anche Homer e Mary traslocarono, portandosi
dietro i bagagli quasi pronti.
Come sempre, alla fine di un viaggio c'erano troppe cose
da pigiare in valigia, troppe guide e cataloghi di musei
e regali per i nipoti. Poi, all'ultimo minuto comparve Mary
con qualcos'altro, un grosso oggetto misterioso, ben impacchettato
con carta da imballaggio e scotch.
Signore santo, esclam Homer, fissandolo, e quello
cos'?
Oh, nulla, balbett Mary. Non  che ... be',  uno
specchio. Lo pos sul letto e disfece l'imballaggio. Lo
specchio era grande e adorno d'una quantit di arabeschi
dorati, qualcosa di cos diverso dai normali gusti di Mary
come Homer non aveva visto mai.
Lui rimase a fissarlo a bocca aperta. Ma, Mary cara, non
va con nessuna delle cose che abbiamo a casa. Non va col
fiume, con le oche del Canad, con le tife. E come diavolo faremo a portarcelo a casa?  troppo ingombrante.
Lo porter fra le braccia, promise Mary, vicina alle lacrime.
Mi piace, Homer. Sul serio, mi ricorder ogni giorno
Venezia per il resto della mia vita.
Cos lo specchio fu una delle cose semi-impacchettate da
trasportare in vaporetto fino alla casa di Lucia a San Polo.
L, vivendo precariamente quegli ultimi giorni della vacanza
veneziana con gli indumenti gi sistemati nelle valigie,
Mary fu soddisfatta di vedere come Lucia vinceva l'affetto
della piccola Ursula.
Sulle prime temeva che la bimba non si sarebbe mai liberata
dalla disastrosa influenza della nonna Wellesley.
Manifest i suoi dubbi a Homer, Credi che la povera
bimba sia segnata per sempre? Pensi che ce la far a superare
tutto?
Tu dimentichi, disse Homer, che c' il mentore e l'anti-mentore.
Se un anti-mentore dice che qualcosa  sbagliata,
tu sai che  giusta. La signora Wellesley  stata molto
utile, a suo modo.
Capisco, disse Mary. Speriamo in bene. Mi auguro che
Lucia ce la faccia. Non so se riuscir a stabilire il rapporto
giusto con la piccolina.  una studiosa tanto importante,
un'intellettuale.
Mary in seguito fu divertita a scoprire che Lucia era dotata
anche d'un talento diverso da quello per la civica amministrazione.
Era bravissima nell'antica arte femminile di
ricamo e cucito, che aveva appreso dalla nonna. Nessun
uomo ti sposer mai, le aveva detto la nonna, se non ti
fai un corredo da sposa.
Da parecchio a Venezia i corredi da sposa non si usavano
pi, ma sotto la guida della nonna Lucia se ne era laboriosamente
confezionato uno, e non aveva dimenticato
nulla. Cos insegn a Ursula a fare semplici lavori all'uncinetto
con la lana colorata e a ricamare un fiorellino agli angoli
dei fazzoletti. La domenica la portava a messa nella
Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Scherzava con lei
sia in inglese sia in italiano. Le trov un'altra scuola.
Il visetto triste di Ursula si rasseren, divenne roseo. A
scuola trov un'amica e lei e Maria divennero inseparabili.
Le si sentiva ridere oltre la porta della camera di Ursula.
Un giorno Lucia le vide che giocavano con le statuine dei
santi. Le avevano messe in fila per terra a formare un corteo
nuziale, con San Francesco che sposava Santa Chiara.
...
.
...
CAPITOLO 57.
...
.
...
Ovviamente Richard Henchard perdette il suo tesoro.
I manoscritti di Bessarione ora appartenevano alla citt
di Venezia, come il grande cardinale in persona aveva voluto
gi tanti secoli prima. Sam accolse i due volumoni nella
Biblioteca Marciana con solenni cerimonie, insieme al
Sogno di Poliphilo aldino, altra preziosa acquisizione.
Il quadro di Raffaello fu affidato, almeno temporaneamente,
all'Accademia. Ma quando la Sovrintendente scopr
- con suo dispiacere - che il museo di Cracovia quello
dal quale il dipinto era stato rubato dai tedeschi nel 1940
esisteva ancora, dovette restituirlo.
Il curatore del museo polacco era fuori di s dalla gioia.
Telefon alla Sovrintendente, e and in estasi in tre lingue.
 l'ultimo dei tre! L'ultimo dei tre!
La sovrintendente allontan la cornetta dall'orecchio, augurandosi
che l'uomo riuscisse a controllare il gongolante
rapimento. I tre? Quali tre?
I tedeschi presero dalla nostra collezione tre capolavori,
un Leonardo, un Rembrandt e un Raffaello. I primi due
tornarono a noi dopo la guerra, ma il Raffaello non era pi
stato trovato. Ringraziando Iddio finalmente lo riabbiamo!
Il nostro magnifico Raffaello! Dio sia lodato!
E anche noi, pens con irritazione la sovrintendente dell'Accademia.
Dopotutto, avremmo potuto non essere cos
generosi. E tenercelo qui in Italia, dov' il suo posto.
Non sussistevano dubbi per gli oggetti sacri e i rotoli della
Torah, che andavano restituiti subito alla sinagoga di Armando
Levi, la Scuola Spagnola nel Ghetto Vecchio. Il
quotidiano locale, Il Gazzettino, dedic molto spazio a
questa storia.
Guarda, disse Homer, ci sar una cerimonia speciale.
Mostr a Mary la foto di una delle Menorah in prima pagina.
Una cerimonia di celebrazione.
Poterono sentire Lucia mentre da basso salutava Ursula
che andava a scuola. Mary si affacci dalla finestra per
dare un'occhiata a Lucia che restava sulla soglia mentre
la piccola si allontanava trotterellando e sent Sam che
chiamava: Lucia? Anche lui stava per uscire e andare a
prendere il vaporetto che lo avrebbe portato lungo il Canal
Grande fino a San Marco, alla Marciana. Mary vide
Lucia che tornava rapida in casa. Poi ci fu un lungo e tenero
silenzio.
Mary vers il caff dalla caffettiera elettrica. Quand' la
celebrazione? Credi che potremmo andarci?
Ehm ... il sabato ebraico, 23 novembre,  domani.
Homer ripieg il giornale e sorseggi il caff. Certo che
possiamo. Perch no? Per amor del cielo, hai ben motivo
di esserci. Se non fosse stato per te, quel bastardo avrebbe
fatto fondere tutto. Pensa, tutto quell'oro.
Mary prese il giornale. C'era un'altra foto, quella del dottor
Armando Levi, che risaliva a sessantanni prima e un articolo
con un titolo a caratteri cubitali,
ARMANDO LEVI,
EROE EBREO,
VENEZIA 1943
Che vuol dire eroe?chiese Mary, aggrottando le sopracciglia.
Homer la guard, compassionevole. Tradusse in inglese:
Armando Levi, eroe ebreo.
Gi, naturale. Mary lev gli occhi a guardarlo. Homer,
mi  venuto in mente adesso: come mai i due che fecero
da testimoni al testamento non tornarono al nascondiglio
dopo la guerra, recuperando tutto?
Homer stava per bere il caff. Invece pos la tazzina.
Non indovini il perch?
Oh dio, s, che terribile! Mary s'alz di scatto e torn in
camera da letto. Rovistando in una valigia, spargendo il
contenuto di qua e di l, trov il libro che cercava. Quando
lo tir fuori, ne caddero svolazzando i pezzetti della foto
di Richard Henchard. Li raccolse, gettandoli nel cestino
della carta straccia. Dopo port il libro in cucina a Homer,
seduto a far colazione.
C' un elenco, disse, sfogliando le ultimissime pagine.
Questo  il libro che comprai nel Museo Ebraico. Ha l'elenco
di tutti gli ebrei di Venezia che furono deportati.
Homer stette a guardare mentre lei scorreva col dito le pagine.
Poi, il dito si ferm e lei lesse ad alta voce i nomi dei
due testimoni del testamento di Armando Levi. Baruch
Basevi e Beatrice Basevi.
Cos furono portati via, mormor Homer con tristezza,
prima che potessero dirlo a qualcun altro.
Mary richiuse di scatto il libro. Senti, Homer, so che
dobbiamo finire di far le valigie, ma c' qualcos'altro che
dobbiamo fare prima.
Il cimitero ebraico si trovava al Lido. Presero il vaporetto
attraversando la laguna.
Il cancello di ferro del cimitero era chiuso, ma quando
suonarono il campanello apparve subito un guardiano che
li fece entrare. In risposta alla domanda di Homer parve
pensoso. La tomba di Armando Levi? Poi sorrise. S.
Penso sia possibile trovarla. Seguitemi, per favore.
Mary domand cosa avesse detto e Homer glielo disse.
Andiamo.
Era un cimitero bellissimo. Le lapidi erano poste all'ombra
dei cipressi. Mary e Homer percorsero gli stretti sentieri
dietro il custode, fermandosi di tanto in tanto vedendo
lapidi dedicate ad altre vittime dello sterminio tedesco.
Non sono tombe, disse il guardiano, Solo monumenti
commemorativi.
Stavolta capirono tutti e due. Monumenti perch non c'erano
stati corpi da seppellire. Queste persone non erano
pi tornate.
La lapide di Levi ricopriva una tomba. Il guardiano li lasci
che guardavano, a occhi bassi, la lastra di pietra.
A un primo sguardo l'iscrizione sembrava illegibile. Le
lettere erano per met coperte da licheni. Mary s'inginocchi
e le percorse con le dita, decifrando una parola qua e
una l, sul dolore dei figli e delle figlie, la sofferenza della
citt di Venezia. Il senso di una tragedia senza tempo penetr
nella sua mano dall'onnipresente muschio e dalle
macchie gialle dei licheni.
...
.
...
CAPITOLO 58.
...
.
...
Il giorno seguente era sabato, il Sabbath ebraico, il giorno
della cerimonia per il ritorno del tesoro di Armando Levi
nella Scuola Spagnola.
La gente entrava numerosa nella Sinagoga. S, riconosco
il portale, disse Homer.  quello della tua foto.
Il rabbino capo li accolse sulla soglia. Fece un gran sorriso
a Mary. Ah, signora, ci siamo gi incontrati. Mi permetta
di ringraziarla - fece una pausa, avendo finito tutto
quel che aveva preparato in inglese, e terminando in italiano
personalmente, con profonda sincerit. Le afferr
la mano, e scosse anche quella di Homer con veemenza in
su e in gi.
Con modestia lo seguirono oltre la porta, per essere presentati
agli altri componenti della congregazione, tutti sorridenti.
Tra loro c'era un signore molto anziano che ricordava
Armando Levi.
Nel suo italiano zoppicante, Mary cerc di dire che le sarebbe
piaciuto che il dottor Levi fosse vissuto tanto da essere
l presente con loro, ma il vecchio scosse il capo e disse
con la sua flebile voce, No, no, il dottor Levi era gi
molto vecchio nel 1943. Alz le fragili mani. Oggi avrebbe
centoquarant'anni.
Homer s'era molto incurvato per ascoltare. Assent con esagerati
cenni del capo per far vedere che capiva. Buon dio!
Guarda, Homer, mormor Mary, indicandogli il tesoro
di Armando Levi ora in bella mostra, riportato cos trionfalmente
nella sinagoga dalla quale era stato rimosso pi
di mezzo secolo prima. Scintillavano sul tavolo, i piatti posti
in verticale, i calici e le menorah lucenti, le bandierine
d'argento degli incensieri esposte ai quattro venti.
Mary e Homer entrarono in una magnifica sala, presero
posto in uno dei banchi laterali e levarono lo sguardo verso
lo splendore dei candelabri accesi e delle alte vetrate.
Ci fu un fruscio mentre tutti si alzavano, e un mormorio
generale e un tintinno di campanellini. Mary diede una
gomitata a Homer e bisbigli, Eccoli.
Alla prima occhiata, il bagliore dell'oro accecava mentre
la processione dei rabbini procedeva inondata dai raggi
del sole. Poi il bagliore diminu fino a ridursi alla familiare
luminescenza delle alte corone dei rotoli della Torah. Finalmente
anch'essi avevano ritrovato la via di casa.
La cerimonia inizi con canti e salmodie. Nei loro taled,
gli scialli rituali, gli uomini della congregazione erano ritti
lateralmente e s'inchinavano verso l'Arca. Dopo una preghiera
di ringraziamento pronunciata dal rabbino capo, ci
furono discorsi di dignitari per onorare la memoria di Armando
Levi. Poi tutti i componenti della congregazione
voltarono le pagine dei loro libri di preghiere e salmodiarono
in ebraico. Poi ancora canti e salmodie.
Homer era con la mente altrove. Stava cercando di collegare
i due capi logori e sfilacciati di un'unica corda. Armando
Levi era a una estremit, con tutta la sinagoga in
cui erano seduti e l'intera storia degli ebrei a Venezia. All'altra
ciondolavano le reliquie della Santa Croce.
Legati insieme, i due capi formavano un cerchio. Non un
bel cerchio, non una ghirlanda di fiori e frutta. Intrecciati
nella storia della crocifissione di un uomo chiamato Ges
Cristo c'erano duemila anni di persecuzioni antisemite.
Era quello il cerchio. Le reliquie cristiane, quei preziosi
frammenti considerati tanto a lungo miracolosi per le guarigioni,
erano come dita che accusavano. Per duemila anni
gli ebrei erano stati ammassati nei ghetti e cacciati dai
paesi cristiani e tormentati e messi a morte per un orribile
malinteso. Matteo, Marco, Luca e Giovanni, benedite il letto
su cui giaccio e, per favore, condannate gli ebrei, nello
stesso momento.
Homer ricordava le bocche aperte dei cantori nella chiesa
monastica dei Frari, ricordava le parole che erano riecheggiate
dalle pareti e rimbalzate dai soffitti a volta. Lasciate
che sia crocifisso, lasciate che sia crocifisso. Il suo
sangue ricada su di noi, e sui nostri figli.
Quale che fosse la ragione, e Homer sapeva che c'era
una ragione storica per la efferata violenza del processo
davanti a Pilato di cui riferiscono i Vangeli, quegli stessi
Vangeli erano stati come una maledizione riecheggiata nei
secoli che aveva condannato gli ebrei a secoli di sofferenze,
come se Ges non fosse stato egli stesso ebreo ma un
cristiano roseo e prosperoso.
In piedi, Homer! sibil Mary.
Subito, bofonchi Homer, alzandosi come tutti gli altri
che erano gi in piedi. Ma non aveva ancora portato a conclusione
il suo pensiero. Guardando sognante i volti reverenti
all'altro capo della splendida sala, decise che Venezia
racchiudeva in s tutte e due le cose, non solo le centinaia
di splendide chiese cristiane ma anche il suo Ghetto ebraico
creato dal potere della Repubblica cristiana, questa isola-quartiere
che una volta aveva imprigionato i propri abitanti
come bestie. Logicamente era stato questo il motivo
per il quale lo Shylock scespiriano aveva sentito il bisogno
di proclamare la propria umanit - Non ha forse occhi un
ebreo? E se ci pungete, forse che noi non sanguiniamo?
La cerimonia volgeva al termine. Il rabbino srotol di
qualche centimetro uno dei due rotoli della Torah recuperati,
e cominci a leggere a voce alta in ebraico, usando
una manina d'argento per seguire il testo -
BERESHIS BARA ELOHIM ET HASHAMAYIM VE ET HARETZ
Homer sorrise d'orgoglio perch conosceva quelle parole,
era il primo capitolo del Genesi. Il rabbino stava leggendo
la riga da destra a sinistra alla fine del rotolo che in
realt era il principio, perch la Torah andava all'indietro
con il Deuteronomio all'inizio e il Genesi in fondo. Homer
quindi sapeva esattamente quel che volevan dire le parole
ebraiche perch i primi cinque libri della Bibbia erano
patrimonio comune degli ebrei come dei cristiani -
IN PRINCIPIO ELOHIM CRE IL CIELO E LA TERRA.
Erano tutti raggianti. Gli occhi umidi di commozione. Il
rabbino copr il sacro rotolo con un manto di velluto e lo
rec solennemente in processione con gli altri rabbini. I
campanellini alle estremit di tutte le Torah tintinnavano.
Gli uomini protesero i taled verso le Torah coperte di velluto,
poi si portarono agli occhi e alle labbra le estremit annodate.
La cerimonia si concluse con altri canti e salmodie.
Mary e Homer uscirono dalla Scuola Spagnola in un unico
gruppo amichevole. Con loro sorpresa scoprirono che
la celebrazione continuava fuori. I giovani si prendevano
per mano formando un cerchio e danzavano. Il ritmo era
lento e solenne, due passi in avanti e un passo indietro, girando e girando in tondo.
Forse, pens Mary, il calpesto di quei piedi danzanti
scuoteva le palafitte sotto l'intera citt di Venezia, facendo
tremare gli alluci mummificati di Santa Lucia di Siracusa,
increspando il Velo della Vergine, mescolando le sacre ossa
nel Tesoro di San Marco. Ma il suo era un pensiero
sciocco, mentre il ballo era un modo meraviglioso di esternare la venerazione.
Perch non si ballava nella First Parish Church di Concord,
nel Massachusetts, invece di star l a fissarsi le scarpe pregando
in silenzio? E in tutti i mille altri luoghi di culto nei
quali s'era seduta accanto a Homer la domenica mattina?
Avevano ascoltato, concordando o dissentendo, e cantato
salmi, ma mai avevano danzato nella Old West Church a Nashoba,
o nella Church of Commonwealth a Boston, o nel
Quaker Meeting a Nantucket, o nella Memorial Church di
Harvard, o nella University Church di Saint Mary the Virgin
a Oxford, o nel Duomo di Firenze e, logico, pi specialmente
non avevano danzato a Walden che era una sorta di
chiesa, nonostante l'erosione degli argini e le invasioni dei
pendii collinosi, i bagnanti, gli escursionisti e i turisti. Era un altro posto dove si sarebbe potuto risvegliare un filino di devozione.
Ci voleva solo qualche passo di danza.
E cos tornarono a casa.
Il modo pi razionale di raggiungere la terraferma sarebbe
stato quello di prendere il treno. Invece, loro contarono
le lire rimaste e decisero di concedersi il lusso di una
lancia che li port lungo tutto il Canal Grande.
Guarda, Homer, disse Mary, mentre la laguna si allargava
a ventaglio alle loro spalle, con le cupole di San Marco
che spuntavano come torte dietro al campanile. Di' arrivederci
a Santa Maria della Salute!
Homer lanci uno sguardo affettuoso alla basilica dalla
grande cupola mentre il taxi le passava davanti, insinuandosi
con manovra elegante fra due vaporetti - uno che andava
in su e l'altro in gi - e schivando una gondola che
galleggiava come fosse fatta di nulla.
La gondola trasportava il gruppetto di turisti britannici che
erano stati in vacanza a Venezia nello stesso periodo dei Kelly,
e avevano visitato gli stessi luoghi famosi sotto lo stesso
limpido cielo, aperto gli ombrelli per la stessa pioggia, sciaguattando nelle stesse onde dell'acqua alta. Anche loro erano
pronti a tornare a casa (tutti tranne la moglie del vescovo
che non aveva ancora finito di raccogliere colorite osservazioni per il suo romanzo ambientato a Venezia).
Addio, addio, cara vecchia Salute! url Homer, sporgendosi
tantissimo oltre gli spruzzi per gesticolare il suo saluto.
Chi era quel tipo? chiese Elizabeth Cluff-Luffter, sgranando
gli occhi. Sta salutando con la mano.  gente che conosciamo?
Niente affatto, dichiar Tertius Alderney, deputato parlamentare per le Isole della Manica.
Americani, direi, disse arricciando il naso Louise Alderney.
Non li ho mai visti in vita mia, sentenzi il vescovo di Seven Oaks,
Ma si sarebbe detto che la grande basilica della Salute li conoscesse.
Si gir sul suo piedistallo esagonale come se non
volesse perderli di vista. Avidamente loro continuarono a
guardarla fluttuare alle loro spalle, godendosi la sua doppia
natura veneziana - perch la Salute non era solo una meraviglia
architettonica, era un'opera della fantasia, un armonioso
tempio rotondo nato dal mare, con una cupola ricca di
svelte spirali e un'ampia scalea che digradava fino all'acqua
come se Nettuno in persona potesse percorrerla, le lunghe
chiome intrecciate di alghe, la barba un grumo di conchiglie.
...
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FINE.
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POSTFAZIONE.
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Il personaggio noto in questo libro come Armando Levi s'ispira a un medico veneziano realmente esistito, il dottor Giuseppe Jona. Il dottor Jona, presidente della Comunit Israelitica e primario dell'Ospedale Civile era riverito in tutta Venezia come il medico dei poveri, il santo ebreo.
Nel 1943, con l'occupazione della citt da parte dell'esercito tedesco, il dottor Jona si suicid.
Il signor Cesare Vivante, attualmente presidente del Comitato per il Centro Storico Ebraico a Venezia, conosceva bene il dottor Jona e mette il suo suicidio sullo stesso piano di quello di Catone l'Uticense, il filosofo stoico dell'antica Roma. Dopo esser stato sconfitto da Giulio Cesare, Catone prefer suicidarsi piuttosto che sopravvivere alla fine della Repubblica di Roma. Nella Divina Commedia dantesca Catone era il custode del Purgatorio. Nel poema Virgilio supplica Catone di lasciar entrare Dante : Or ti piaccia gradir la sua venuta: libert va cercando, ch' s cara, come sa chi per lei vita rifiuta. Tu l sai, che non ti fu per lei amara. In Utica la morte...
Le parole dell'ultimo paragrafo del testamento di Armando Levi sono le parole scritte realmente dal dottor Jona e citate in un libro che documenta questo periodo, Gli Ebrei a Venezia, 1938-1945, a cura di Renata Segre (Venezia, Cardo, 1995).
La tomba di Levi com' descritta nel capitolo 57  come quella di Giuseppe Jona nel Cimitero Israelitico del Lido. Ma il tesoro nascosto da Armando Levi  puramente fittizio.
Il Ritratto di Giovane di Raffaello Sanzio and perduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1940 fu razziato con molte altre opere d'arte dalla Collezione Czartoryski di Cracovia. Nei due anni seguenti, insieme alla Dama dell'Ermellino di Leonardo e al Paesaggio con il Buon Samaritano di Rembrandt, fece pi volte la spola fra Germania e Polonia. A guerra finita, il Leonardo e il Rembrandt furono restituiti al Museo Czartoryski. Il Raffaello non fu mai recuperato.
La storia della sua scomparsa e la storia di quel che accadde ad altri capolavori durante la Seconda Guerra Mondiale sono brillantemente raccontati in due libri, The Spoils of War (Prede di Guerra), a cura di Elizabeth Simpson (Harry N. Abrams, 1997) e The Rape of Europe (Il Saccheggio d'Europa) di Lynn Nicholas (Knopf, 1994).
Il mio racconto del destino del Raffaello  ovviamente frutto di pura invenzione. Nessun rotolo della Torah e nessun oggetto rituale  stato mai trafugato dalla Scuola Spagnola, n volumi aldini o manoscritti di Bessarione sono stati aggiunti al patrimonio della Biblioteca Marciana.
La Chiesa di Santo Spirito e il Velo della Vergine esistono solo nell'immaginario.
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FINE.